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Ipazia Ipazia di Alessandra Senza categoria storia

Vita di Ipazia



Di Cristiano Ruzzi
Tra il terzo secolo ed il quarto secolo d.C. la città di Alessandria d’Egitto attraversava, come tutte le grandi metropoli dell’antichità, un grande cambiamento culturale: da una parte la città conservava il vecchio spirito pagano che la contraddistingueva, dall’altra nasceva un moderno centro culturale cristiano, con la nascita della scuola cristiana di Alessandria dove si affrontavano i filosofi moderni come Origene e Clemente.


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Ed è proprio in questo periodo che nasce Ipazia, attorno al 370 d.C. da Teone, famoso matematico e scienziato. Fin da subito la giovane ragazza seguì le orme paterne, diventando una famosa esperta di studi matematici ed astronomici, curando alla stesura, assieme al padre, di moltissime opere e trattati e superando ben presto le stesse conoscenze scientifiche del padre.
Tuttavia tale passione lasciò spazio alla filosofia e, per approfondire tale conoscenza del sapere, Ipazia affrontò una serie di viaggi che la porteranno in Grecia e poi a Roma. Ed è proprio in quest’ultimo viaggio che la filosofa cominciò a frequentare i circoli neoplatonici, di cui diventa uno dei punti di riferimento più importanti attraverso lo studio della filosofia platonica ed Aristotelica.

Ipazia

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Ben presto la sua fama ed il successo la precedono: al ritorno ad Alessandria Ipazia riceve una cattedra di filosofia nella scuola della città, nelle cui lezioni concentra le conoscenze ricevute nei suoi viaggi a Roma, definendo Aristotele e Platone indispensabili per la teologia cristiana. Tra i suoi discepoli ci saranno personaggi illustri come il vescovo di Cirene, SInesio, ed il prefetto romano di Alessandria, Orazio.
Anche se il periodo era abbastanza delicato, per l’epoca, Ipazia riusciva a gestire al meglio tale situazione, nell’intento di far coesistere cristiani e pagani in modo equo, pacifico e rispettoso, nonostante la logica, religiosa cristiana e filosofica greca, fossero molto distanti.
Tuttavia il periodo fecondo, in cui essa ricevette il suo apice, dura poco: la capitale, nel 390 d.C. cade in una profonda crisi politica, poiché l’imperatore Teodosio decide di mettere al bando visioni eretiche come il Nestorianesimo e il Monofisismo e decretando la fine dei culti pagani, attraverso la distruzione dei templi, dell’iconografia e dei luoghi sacri della religione dell’antica Roma. Tale decisione ha infatti provocato una duplice reazione nella città d’Egitto: da una parte i pagani vivono un periodo oscuro, dall’altro il fanatismo cristiano cresce di giorno in giorno. Tale contrasto alla fine sfocia con l’assalto cristiano, sollecitato dal vescovo Teofilo, al Serapeo, luogo di cultura e lettura di Alessandria. Ciononostante ad Ipazia viene permesso di continuare ad insegnare e a studiare, poiché il platonismo e l’aristotelismo erano già di per se molto inglobati nella teologia cristiana.
Nel 415 scoppiò, però, una seconda crisi che investì in pieno la città: Cirillo, nuovo vescovo di Roma e nipote di Teofilo, ruppe per motivi religiosi con Orazio. Tale rottura, seppur iniziata banalmente a causa di una discussione se Dio avesse natura divina o sia divina che umana, in realtà era molto più personale, in quanto Cirillo voleva espandere la propria fama a discapito dell’Impero d’Oriente. Alla fine la disputa si concluse con l’assalto di un centinaio di monaci sostenitori di Cirillo alla domus di Orazio nel quale quest’ultimo venne colpito da un mattone e rischiò di essere lapidato. Il monaco che aveva tirato la pietra, Amonio, venne catturato, morendo per torture prima del processo.
Tale decesso permise di strumentalizzare la situazione a favore di Cirillo, il quale contattò l’Imperatore dicendo che il monaco era morto poiché Orazio voleva costringerlo a rinnegare il Cristo.
In un breve lasso di tempo Ipazia venne tacciata di essere la mandante morale dell’uccisione del monaco, in quanto Orazio era suo discepolo e, pertanto, i suoi insegnamenti avevano deviato il prefetto romano. Inoltre molti cristiani usarono questa motivazione per riversare l’odio e l’invidia che provavano verso la filosofa, in quanto dotata di immense doti filosofiche, di un linguaggio colto ed eloquente, e perché si trattava di una donna, caso raro nell’antichità.
La casa di Ipazia venne assaltata da una folla di cristiani. La donna, catturata, venne spogliata di ogni sua veste e trascinata per le strade della città fino alla chiesa. Qui il capo della folla, Pietro, ne decretò l’uccisione come vittima propiziatoria. La filosofa venne colpita e tagliata più volte con conchiglie e cocci affiliati fin quando il suo corpo non venne fatto a pezzi. I resti successivamente vennero bruciati quasi a compiere una sorta di rito sacrificale contro il paganesimo di cui essa ne era sostenitore.
Tuttavia la sua morte rimase viva nelle memorie popolari egiziane per secoli, fino a che nell’epoca moderna, precisamente nell’Illuminismo, la sua figura venne ripresa come difensore della ragione contro il misticismo religioso.

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