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Vincono le lobby, tornano gli aiuti europei al tabacco

Di Francesco de Augustinis

Il parlamento europeo ha votato oggi in favore della reintroduzione degli aiuti comunitari in favore dei coltivatori di tabacco. Una decisione in controtendenza con la politica europea degli ultimi anni, che ha sollevato aspre critiche dai tanti gruppi europei per la tutela della salute, mentre ha riscosso grande approvazione da aziende, sindacati e politici che ruotano attorno al mondo dell’agricoltura in Europa e in Italia. Una vicenda che per molti ha dimostrato ancora una volta il potere delle lobby nei palazzi di Bruxelles e Strasburgo.

«Le proposte della commissione agricoltura votate dal parlamento europeo permettono nuovamente ai singoli Stati nazionali di poter favorire gli aiuti accoppiati anche per il tabacco», spiega Ivan Nardone, responsabile del settore tabacco per la Confederazione italiana agricoltori (Cia), commentando la decisione ampiamente attesa dalla filiera italiana. «Di fatto viene cancellata la lista che prevedeva l’esclusione del tabacco tra le coltivazioni per cui i singoli stati potevano decidere di erogare i fondi», ha detto. «Adesso su base nazionale discuteremo su come riuscire a dedicare più fondi a questo settore, che fa largo uso di manodopera».

Gli aiuti accoppiati in sostanza sono contributi erogati alle aziende per ettaro coltivato. Per anni il comparto del tabacco ha potuto prosperare grazie al sostegno di questi fondi, particolarmente alti in Italia, principale produttore europeo dopo la Grecia e decimo al mondo, dietro a colossi come la Cina, gli Stati Uniti, il Brasile e l’India.

Gli aiuti comunitari erano stati esclusi dall’Europa nel 2011 con l’introduzione della nuova Pac (la Politica agricola comunitaria), quando il tabacco era finito in una lista di prodotti non meritevoli di aiuti. Di fatto gli emendamenti approvati oggi in sede comunitaria fanno decadere gli effetti della lista, stravolgendo la politica di Bruxelles su questo tema e segnando una grande vittoria per l’agricoltura italiana e – secondo un’opinione piuttosto condivisa – per le lobby europee del settore.

«Il buon lavoro della politica, a livello nazionale e comunitario, ha consentito di invertire un assetto in principio fortemente penalizzante per il settore», ha detto il ministro dell’Agricoltuira italiano Mario Catania. «Nel corso dei negoziati e nell’ambito del percorso parlamentare, abbiamo ottenuto dei risultati fondamentali», ha detto.

Di diverso avviso l’associazione no profit European Public Health & Agriculture Consortium (Ephac), che a caldo ha commentato duramente l’approvazione del parlamento europeo. «Non c’è spazio per il tabacco nella prossima Pac europea 2014-2020», ha scritto la Ong in una nota. «Con questa mossa, il parlamento europeo vuole regalare i soldi dei contribuenti europei a delle coltivazioni tossiche che provocano ogni anno quasi 700mila morti solo in Europa. Il voto di oggi aiuta poco a raddrizzare il ruolo cruciale che dovrebbe avere l’Ue nel settore agricolo e nella tutela della salute pubblica».

Gli emendamenti votati oggi a Strasburgo aumentano anche dal 5 al 15 per cento il massimale degli aiuti, mettendo dunque nelle mani dei singoli stati la possibilità di far lievitare notevolmente gli aiuti. La nuova normativa, approvata dal parlamento, dovrà adesso passare al vaglio della Commissione europea e del Consiglio europeo, dove incontrerà la contrapposizione di diversi Paesi, ma se giungesse in porto la sua applicazione potrebbe significare in Italia una disponibilità finanziaria per i produttori fino a quattro volte superiore. La novità potrebbe essere vitale per il comparto, che senza gli aiuti ha vissuto negli ultimi anni un periodo di profonda contrazione.

La decisione odierna rappresenta una clamorosa marcia indietro nella politica Ue sul tabacco. «La ragione di questo cambio di rotta è che i parlamentari europei vengono eletti. E le lobby del tabacco in Europa sono molto forti. Non possono non farci i conti», ha commentato senza mezzi termini un esponente delle associazioni di categoria coinvolta nelle trattative, che ha chiesto di mantenere l’anonimato.

L’unico dato di fatto è che il radicale cambio di rotta sul tabacco deciso dal parlamento europeo ha visto in commissione prima e in parlamento poi una larga convergenza tra i maggiori gruppi politici, che ha fatto insorgere molti movimenti anti-tabagismo. Secondo Florence Berteletti-Kemp, direttrice dell’organizzazione Smoke Free Partnership – anch’essa con sede a Bruxelles – la lobby del tabacco sarebbe tra le più forti in sede europea, con «una spesa di oltre 5 milioni di euro l’anno e almeno un centinaio di lobbisti impiegati a tempo pieno a Bruxelles».

La proposta di reintroduzione di aiuti al tabacco nasce dalla Commissione agricoltura e sviluppo rurale del parlamento europeo, presieduta dal parlamentare italiano Paolo De Castro. Non è un segreto la vicinanza di De Castro – già ministro dell’Agricoltura in Italia – agli agricoltori del tabacco italiano, che puntualmente accolgono il politico come un importante punto di riferimento in occasione dei vari incontri e convegni di filiera.

Il mondo del tabacco sta vivendo un periodo particolarmente delicato, con diverse partite aperte anche in sede comunitaria, dove gli equilibri e i giochi di pressione saranno fondamentali per decretarne il futuro. Insieme al boom delle sigarette elettroniche, i produttori di tabacco devono fronteggiare in questi mesi lo spauracchio della Direttiva tabacco, che vorrebbe in particolare l’introduzione del famigerato “pacchetto generico” per tutte le sigarette. In Italia, un’alzata di scudi ha visto finora la direttiva incassare il mese scorso un doppio parere negativo sia alla Camera dei deputati che al Senato, motivato con la considerazione che il pacchetto generico favorirebbe la contraffazione. Ma la partita è ancora aperta e tutta da giocare, in particolare nelle sedi europee.

I produttori italiani guardano a Bruxelles anche sul fronte degli aiuti comunitari per l’agricoltura “verde”, che potrebbero essere una nuova miniera d’oro da cui attingere. Alcune regioni come l’Umbria già da anni elargiscono grandi quote dei fondi comunitari del Piano di sviluppo rurale al tabacco, coltivazione che fa larghissimo uso di pesticidi, grazie a dei “disciplinari” piuttosto morbidi che stabiliscono le condizioni per accedere ai fondi.

A livello nazionale è lo stesso ministro Catania a difendere l’uso dei fondi comunitari per l’agricoltura verde proprio per il comparto del tabacco. «Sono convinto», ha detto Catania in un comunicato ministeriale, «che a dover diventare un elemento fondamentale per gli equilibri economici del settore debbano essere i Programmi di sviluppo rurale, per i quali sono previsti 20 miliardi di euro, tra risorse comunitarie e nazionali, nel prossimo periodo di programmazione. La sfida è quella di ottenere più agilità e facilità per sviluppare misure specifiche per il settore».

Fonte:http://www.linkiesta.it/lobby-tabacco-parlamento-europeo#ixzz2NRDXhGmf

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