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Viaggio nel sogno lucido


Sogniamo o siam desti?
L’esperienza dei sogni porta a porsi molti interrogativi sulla natura dell’esistenza che stiamo vivendo. Che cos’è il sogno? Si apre su altre dimensioni dell’universo oppure è il cervello che attua la sua regia inventando situazioni virtuali e inesistenti?
La scienza cerca di dare delle spiegazioni fisiologiche alla manifestazione onirica, ma che valore possono avere queste stesse quando vengono riferite a mere funzioni dell’Ippocampo, ai neuroni o ad altre sostanze prodotte dal cervello, senza entrare nel merito dell’esperienza vissuta dal soggetto? Dopotutto ciascun individuo sviluppa la sua coscienza di esistere basandosi su questi elementi cerebrali, ma ciò non vuol dire che l’esistenza esista per merito di questi stessi elementi. Essi non fanno altro che portare la coscienza dell’individuo ad affacciarsi all’esistenza che sussiste al di là di ogni fisiologia possibile.
Per cui, che cosa può essere la natura del sogno? Un effetto dei neuroni o qualcos’altro che esiste a prescindere del loro lavoro?
Si potrebbe obiettare che il sogno avviene di notte durante il sonno e che quindi è il cervello che lo produce. Non quadra, poiché anche di giorno noi percepiamo solo quello che il nostro cervello ci lascia percepire.
E allora? Ci sono due forme di esistenza? Una nella condizione di veglia e una nella condizione di sonno? Il sogno rappresenta una dimensione reale simile a quanto viene vissuto nella condizione di veglia? Quello che rende problematica la domanda è il fatto che sia la dimensione del sonno che quella della veglia sono legate alle funzioni del cervello. Potrebbe essere un sogno anche quanto si vive da svegli. Del resto è sempre il nostro cervello che ci propone quello che viviamo, dalla percezione sensoriale alle emozioni.
L’Ippocampo, la sede del cervello dove si attivano i sogni
E allora non ci resta che sperimentare quello che viene definito come “sogno lucido” per verificare quello che accade durante l’esperienza onirica. Una pratica ben conosciuta e sperimentata dall’antico sciamanesimo druidico dei Nativi europei, che costituiva una parte importante del cosiddetto “viaggio sciamanico” attuato nel mondo inferiore e materiale del “Mondo di Abred”, che rappresentava la prospettiva vissuta nel nostro universo nato dal Big bang. Un’altra esperienza del viaggio sciamanico era costituita invece dalla pratica della meditazione che consentiva di realizzare l’esperienza trascendente al fuori dalla rappresentazione materiale dell’universo.
Il sogno lucido rappresenta oggi una esperienza riconosciuta anche presso la ricerca scientifica moderna che sperimenta allo scopo di studiare meglio i meccanismi ancora sconosciuti del sogno e del cervello.
Gli sciamani vi si dedicavano per conoscere le potenzialità implicite dell’esperienza per una migliore conoscenza dell’universo e dell'”altrove”.
Il sogno lucido può consentire infatti di realizzare un’esperienza che può portare alla relativizzazione dei valori assoluti del condizionamento sensoriale del visibile. Relativizzazione che può liberare la ricerca interiore dai vincoli esperienziali soggettivi e portare all’intuizione dell’esistenza del Mondo Reale posto al di là delle apparenze sensoriali.
La natura del sogno
Il sogno, nella sua accezione ordinaria, può essere definito come una successione incontrollata di immagini, emozioni e sensazioni.
Dall’esperienza popolare e di laboratorio si evince che i sogni sono in grado di manifestare precisi significati che possono avere incidenza predittoria sugli eventi della condizione di veglia. Il loro messaggio alle volte riguarda significati relativi a stati patologici del corpo, oppure alla focalizzazione di situazioni di vita quotidiana.
Altre volte i sogni costituiscono la fonte di varie premonizioni sugli eventi futuri del mondo della veglia. In questo caso si tratta di esperienze premonitrici che possono riguardare la vita specifica del soggetto oppure eventi generici della condizione di veglia: dalla visione di incontri futuri che avverranno tra il soggetto e altre determinate persone, alla premonizione del suo coinvolgimento in future situazioni sociali, altre relative ad esempio a incidenti ferroviari e aerei o alla visione di gravi disastri naturali. Nel campo della premonizione onirica accade anche che il soggetto riceva, da parte di qualche figura apparsa in sogno, i numeri da utilizzare per il gioco del Lotto.
I tracciati relativi all’attività del cervello nella fase del sogno REM e N-REM
La fenomenologia del sogno, sebbene non sia stata ancora ben capita, è stata oggetto di molte speculazioni sia di natura scientifica sia di dissertazione filosofica. Presso molti popoli antichi ha rivestito anche il ruolo di pratica religiosa e profetica.
Oggi, la ricerca scientifica dedicata specificatamente all’esperienza onirica viene riconosciuta come “onirologia”. L’attività onirica sembra essere stata identificata nell'”Ippocampo”, una sorta di forcella che partendo dal “talamo” cerebrale si inoltra nei due lobi temporali del cervello. L’Ippocampo, posizionabile nel sistema limbico, svolge un ruolo importante nella memoria a lungo termine e nella percezione dello spazio. Una parte arcaica del cervello a cui appartiene il “tronco encefalico” che si è sviluppata all’inizio della configurazione cerebrale attuale, dove viene identificata anche la sede dell’Inconscio, la memoria archetipale dell’individuo e, secondo l’antico druidismo, la porta che si apre su altre dimensioni.
Il sonno è considerato dallo sciamanesimo druidico come una necessità imprescindibile dell’individuo per il quale la sua privazione può condurre alla pazzia e alla morte. Il bisogno di sonno nelle 24 ore è variabile da individuo ad individuo, ma solitamente si mantiene sulle 7-8 ore per una persona adulta.
Una caratteristica del sonno è determinata dall’improvvisa attività REM (Rapid eye movement) a cui si attribuisce la manifestazione dell’attività onirica dell’individuo. Per tale motivo la scienza suddivide il sonno in due fasi: la N-REM e la REM. La scienza strumentale rileva che nel corso del sonno N-REM si osserva la diminuzione della pressione arteriosa e del battito cardiaco. L’EEG registra onde più lente e sincronizzate di quelle della veglia. Nel sonno N-REM tutti i processi metabolici si riducono. Cala la temperatura corporea e diminuisce il consumo di ossigeno. Avviene la secrezione della melatonina.
Nella fase REM o “sonno paradossale” l’EEG registra onde rapide e disordinate come nella veglia. La pressione arteriosa aumenta. L’ECG registra l’irregolarità del ritmo cardiaco. Il respiro diviene irregolare. Si paralizzano completamente i muscoli motori del corpo, evento che tuttavia non si verifica nel periodo fetale. Sotto le palpebre abbassate si notano rapidi movimenti oculari isolati o a gruppi (i bursts). È la fase del sogno, così come viene inteso e rilevato il fenomeno da parte della scienza ortodossa.
Lo sciamano rappresentato in una incisione ottocentesca mentre cerca di sperimentare la conoscenza di dimensioni parallele a quelle del vissuto ordinario
La fase REM rappresenta una fase di pre-risveglio. La coscienza sembra attivarsi sul piano dello stato di veglia anche se rimane ancora agganciata alla produzione onirica. È il momento in cui si può avere l’impressione di essere svegli ma di non potersi muovere come se si fosse paralizzati a causa di un mancato sincronismo di ripristino tra le “cellule pontine” e il risveglio del soggetto.
In una notte si alternano dai quattro ai cinque cicli di sonno comprendenti la fase N-REM e la fase REM. Ci si sveglia fino a 3-4 volte per notte senza tuttavia conservarne ordinariamente il ricordo al mattino, al momento del risveglio. In una notte si alternano ogni 90 minuti di sonno N-REM da 4 a sei episodi di fase REM.
Secondo l’antico sciamanesimo druidico la coscienza non si annulla mai e la condizione di sonno è caratterizzata da una precisa sequenza di “stanze” che l’individuo attraversa seguendo un “percorso onirico” che parte dal bordo della condizione di veglia per scendere sino ai più profondi archetipi della mente, dove cervello e astrazione archetipale si incontrano e si fondono. Per poi risalire nuovamente alla prima stanza in un processo altalenante di circa quattro-cinque cicli per notte.
Ogni stanza è caratterizzata da una propria specificità e lo stato di coscienza viene a trovarsi in distinte esperienze per ciascuna di esse.
1. La prima Stanza, interpretabile anche come “fase onirica”, riguarda la produzione onirica detta del “sogno immaginativo”. In questa fase di sonno, che risulta essere un più o meno una forma di assopimento o di dormiveglia, il cervello si disconnette, sul “ponte”, dal corpo. La fase è considerata un momento di transizione dalla condizione di veglia a quella del sonno tanto che gli eventi che si manifestano all’esterno possono interferire condizionando il sogno. Ad esempio una goccia d’acqua che cade da un rubinetto mal chiuso può dare occasione di sognare una violenta tempesta o un tamburo battuto ritmicamente.
Il “viaggio sciamanico” rivolto all’esplorazione del sogno lucido
In questa fase opera l’azione dell’ipnosi che porta a suggestionare il soggetto. Da qui partono segnali che possono raggiungere il Profondo o Inconscio e produrre ad esempio una anestesia su base ipnotica.
In questa fase si manifestano le cosiddette “immagini oniriche” costituite da spontanee e varie rappresentazioni che possono riguardare i più disparati soggetti, come paesaggi o situazioni di ambiente urbano. Appaiono improvvise, mostrandosi solitamente di colore grigio-marroncino, ma talvolta anche a forti colori e con la loro netta messa a fuoco.
Si ritiene che questa fase, nella risalita del “percorso onirico” l’individuo entri per pochi istanti nello stato di veglia per poi riaddormentarsi ripetendo il ciclo di “caduta” e “risalita” corrisponda a quello che viene definito dalla scienza come “fase REM”.
Già allora, i ricercatori dell’antico druidismo osservavano i movimenti dei globi oculari del dormiente in rapida sequenza di posizione al di sotto delle palpebre, che oggi i ricercatori onironauti identificano come la manifestazione della probabile e unica forma di sogno.
2. La seconda Stanza riguarda la produzione onirica detta del “sogno personale” che ha per oggetto situazioni vissute dal soggetto. Situazioni non risolte della giornata vissuta nella veglia o ripetibili per autogratificazione. Qui può capitare di rivisitare ricordi dell’infanzia modificandoli o semplicemente rivivendoli operando delle guarigioni di natura psicologica.
In questa Stanza l’individuo è soggetto all’azione della produzione cerebrale, anche se può accadere che gli risulti di essere consapevole di sognare. Questa fase del sogno è caratterizzata dalla mutabilità delle caratteristiche del sogno che può variare lo scenario come si trattasse di un palcoscenico rotante che mostra all’improvviso ambientazioni diverse.
3. La terza Stanza riguarda l’esperienza onirica a fronte di porte che si aprono su dimensioni non convenzionali dello spazio-tempo. Qui si può entrare in contatto con un altro dormiente condividendo eventualmente lo stesso sogno. Si possono raccogliere percezioni divinatorie su eventi che accadranno l’indomani nel mondo della veglia. Si possono incontrare persone defunte. Si possono incontrare persone che vengono dal futuro. Abitanti di altri mondi dell’universo. Ovviamente la realtà di questi personaggi deve essere sempre verificata, poiché molto spesso sono creazioni del proprio inconscio che cerca interlocutori.
Nel corso dei sogni si raggiungono paesaggi dal significato profondamente emozionale
L’individuo, in questa fase del sogno, se ha realizzato la pienezza del sogno lucido, può operare alla modifica delle situazioni, creare oggetti, manipolare l’ambiente a suo piacere, creare avatar senza vita con cui dialogare o giocare. Addirittura si possono concertare incontri preordinati tra più dormienti.
Qui in questa stanza si possono trovare “cunicoli” che trasportano verso dimensioni di esistenza assolutamente diverse, pur essendo sempre parte del cronotopo, dove possono incontrare creature senzienti in grado di dialogare in maniera razionale. Le credenze druidiche, e di altri popoli naturali, affermano che uno di questi cunicoli può portare alle “grandi praterie del cielo”, in pratica all’Aldilà, al regno dei morti da cui difficilmente potrà tornare indietro. A meno che non si superi quest’ultima apparenza della mente e si entri nel bianco “Mondo di Gwenved” da cui, nella veste di “Ardra”, si potrà poi fare brevi ritorni per aiutare la vita sulla Terra e nello spazio.
4. La quarta Stanza riguarda l’esperienza onirica detta del “sogno archetipale” che si apre sull’Inconscio come se questo fosse un vero e proprio “black hole”. Esiste una esperienza possibile a farsi sull’orizzonte degli eventi, costituita dapprima da ambienti simbolici come lo specchio d’acqua a sfondo sessuale di Freud, poi di colori fantasmagorici che comprendono anche colori mai visti dallo spettro visivo ordinario. Ma poi se si supera l’orizzonte degli eventi di questo black hole ecco che si precipita inesorabilmente dentro alla buia singolarità dell’Inconscio, dove si ritrovano gli elementi della memoria collettiva della vita del pianeta e il bagliore vibrazionale dell’entanglement che unisce in un sol corpo tutto l’universo.
Una esperienza da evitare. Presso gli antichi sciamani non risulta il ricordo di qualcuno che abbia superato questo orizzonte degli eventi e che sia ritornato a raccontare la sua esperienza poiché era ritenuto che si disgregasse e tornasse alle potenzialità dell’Annwin, la dimensione del caos.
La meditazione nel simbolismo del “viaggio sciamanico” attraverso la sequenza delle quattro stanze del sogno, notturno e diurno, vissuto dall’individuo nell’illusione manifestata dall’universo. Rappresenta contemporaneamente l’albero cosmico dell’Yggdrasil e le quattro tappe che l’iniziato deve compiere lungo il suo tronco per giungere alla realtà dello Shan, nel bianco Mondo di Gwenved
Era loro convinzione che la naturale fisiologia ordinaria del cervello possedesse canali in grado di attingere e di restituire dati da questo pozzo infinito e terribile.
Secondo l’antico sciamanesimo druidico, arrivato a questa ultima stanza l’Io consapevole iniziava la risalita verso la prima stanza per ricominciare la successiva discesa per un ciclo di almeno quattro-cinque volte per la durata complessiva della condizione di sonno.
Prima però l’individuo si affaccerà nuovamente per pochi istanti nella condizione di veglia per cogliere percezioni di allarme o di richiamo per poi calarsi nuovamente nel sonno. Probabilmente questo evento potrebbe essere fatto risalire ad una memoria arcaica quando l’individuo per motivi di sopravvivenza non poteva permettersi dormire per sette-otto ore o più abbandonandosi alla mercè di pericoli ambientali, belve e nemici, che potevano avvicinarsi e attentare alla sua incolumità.
Il sogno lucido
Non è difficile realizzare l’esperienza del “sogno lucido”. Esso si basa essenzialmente sulla capacità dell’ottenimento e del mantenimento dello stato di consapevolezza dell’individuo che deve riuscire a portare anche dentro al sogno stesso.
Lo stato di consapevolezza non è una caratteristica dello stato di veglia, ma, secondo l’antico druidismo, è presente anche nella condizione di sonno.
Per lo sciamanesimo druidico non esiste uno stato di veglia che possa distinguersi da quello onirico vissuto nel sogno. Entrambe le due condizioni sono prodotte dal cervello e si può concepire un “sogno diurno” e un “sogno notturno”.
Il sogno diurno è prodotto dal cervello per mettere in relazione gli individui e tutte le altre forme viventi sul piano cosiddetto “primario” costituito dalla materia. Quest’ultima intesa come limite percettivo dell’individuo dell’energia del Big bang che gli si presenta come materia, dentro al quale si sviluppa ogni esperienza possibile della condizione di veglia.
L’interazione con la dimensione del piano “primario” consente di fare esperienza con le altre forme di vita, di attuare una cooperazione di specie e di poter accedere alle risorse ambientali. Tutto per sostenere l’unità vivente.
La cosmologia dell’universo rappresentata dall’albero cosmico dell’Yggdrasil, che ha radici negli archetipi della materia terrestre e si innalza verso il cielo del trascendente. Il tronco rappresenta il visibile quotidiano e segna il cammino dell’iniziato attraverso le cinque tappe che conducono al Mondo reale di Gwenved liberandosi dal vincolo della materia
Il sogno notturno, secondo la cultura druidica, è anch’esso prodotto dal cervello, ma allo scopo di permettere un riassetto della memoria e delle emozioni dell’individuo. Ma anche per consentirgli di esplorare altre dimensioni che non sono raggiungibili nella condizione di veglia in quanto essa è funzionale all’interazione con le cose del mondo primario e non oltre.
In effetti, per citare un esempio, nelle esperienze di trance divinatoria o “medianica” occorre entrare nella specifica condizione di sonno per poter aprire le giuste porte di comunicazione con l’Inconscio.
Non di meno, la meditazione, se condotta con i valori dettati dal piano primario dell’esistenza, che si trova al di fuori del contesto e dal senso di una trascendenza, porterà sempre e solo all’ottenimento di un benessere di natura psicofisica legata al corpo e alla mente che sono elementi materiali. Per ottenere con la meditazione esperienze mistiche reali, che vanno oltre i limiti imposti dalla “bottiglia” in cui vive l’individuo costituita dalla produzione vibratoria del Big bang che riconosciamo ordinariamente come universo, occorre trascendere la manifestazione del sogno notturno e quello diurno e quindi uscire dai limiti posti dalle funzioni fisiologiche e astratte del cervello. Ovvero superare la dimensione della mente.
Ma questa è un’altra questione da affrontare in un altro momento.
Si diceva che la consapevolezza è un evento essenziale che può consentire l’attuazione del sogno lucido.
Occorre valutare che il cervello possiede un’attività di “censura” basata sulla salvaguardia della sopravvivenza dell’individuo. Essa si manifesta sul piano primario preservando l’individuo dalle azioni deleterie derivanti dall’utilizzo delle risorse che lo portano ad interagire con gli altri e con la materia. Lo preserva dalle morali del “mondo degli altri” basato sulla materia e dai pericoli che possono derivare da un cattivo utilizzo della materia come il fuoco, la gravità e l’alimentazione venefica.
Ma esiste anche una censura onirica preposta a tutelare l’attività funzionale del sogno diurno e notturno dell’individuo nella materia.
Nella condizione di sonno la censura onirica tende a far dimenticare l’attività di veglia per poter far sì che l’azione di riparazione emotiva e di riassetto fisiologico del cervello possa effettuarsi senza intralci. Questa stessa censura onirica, al risveglio del soggetto, tende a cancellare i ricordi per consentire la conduzione dello stato di veglia senza disturbi valutativi.
L’antico flauto pentatonico dello sciamanesimo druidico dei Nativi europei. I cinque fori rappresentano i cinque Nai-tah o tappe esperienziali da vivere lungo il tronco dell’Yggdrasil. Flauto usato nell’esecuzione della Nah-sinnar, la particolare musica sciamanica che porta anche alla realizzazione del sogno lucido
Non solo. Se i ricordi possono essere legati ad episodi onirici traumatici, essa provvede a trasformarli in eventi piacevoli e comunque diversi dall’origine, oppure a renderli di natura simbolica. Questi ricordi falsati sono comunque sempre possibili da interpretare, ma solo con strumenti di cognizione di causa come l’interpretazione psicoanalitica, popolare o utilizzando il metodo della cosiddetta “catena associativa”.
Accade che la consapevolezza di star sognando si manifesti spontaneamente durante il sogno, ma solo sviluppando lo stato di consapevolezza continuativo, che inibisce l’azione della censura onirica, e con una precisa prassi operativa si può realizzare il “sogno lucido” ovvero sognare gestendo l’evento per i propri bisogni.
In tal modo si può esplorare il mondo onirico allo scopo di puro divertimento personale oppure per attuare una attenta esplorazione del mondo onirico creando oggetti, avatar, ecc.
Il sogno lucido può essere considerato fonte di divertimento e di curiosità per esperienze a tutto campo e può parallelamente costituire un mezzo per capire meglio i processi cerebrali e le zone deputate alla realizzazione dei sogni. Ma in ogni caso rappresenta una eccezionale occasione per sviluppare una esperienza profondamente mistica.

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