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Vaticano, addio al segreto bancario

La conferma è arrivata dal direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi: “Sono effettivamente in corso interlocuzioni per collaborare con l’Italia ad andare verso il traguardo di una più ampia e completa trasparenza e dello scambio di informazioni ai fini fiscali”.
RENZI E “I SOLDI DA RECUPERARE DAL VATICANO”
Era stato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a tirare in ballo la Roma d’oltretevere in un passaggio del numero dell’Espresso in edicola: Non c’è solo la Svizzera. Io spero di recuperare un po’ di denari dal Vaticano. Stiamo discutendo. Quello che abbiamo fatto con la Svizzera, con Montecarlo o con il Liechtenstein vogliamo farlo anche con il Vaticano. Ci sono molti italiani coinvolti e credo che la Santa Sede sia interessata a fare un repulisti”.
LE PAROLE DI VON FREYBERG
Già lo scorso 25 febbraio il Corriere della Sera puntava l’attenzione sulla possibile trattativa tra Palazzo Chigi e Vaticano: “Si tratta di un passaggio che in Italia viene ritenuto importante”, osservava il quotidiano di via Solferino, anche perché “già nel luglio 2014 il presidente dello Ior,Ernst von Freyberg aveva annunciato che i clienti dello Ior nel prossimo futuro dovranno tutti dimostrare di pagare le tasse nei Paesi d’origine, a cominciare dall’Italia. Lo Ior, insomma, non funzionerà più da paradiso fiscale”.
IL PERCORSO AVVIATO DA BENEDETTO XVI
Proprio oggi, sul Messaggero Franca Giansoldati scrive che “i tempi in cui la Santa Sede rifiutava di rispondere alle rogatorie e dare informazioni sembrano allontanarsi”. Si tratta di un “percorso di trasparenza che sicuramente avrebbe tanto voluto portare avanti Benedetto XVI (è a lui che si deve l’istituzione dell’Aif) all’interno di una banca descritta come il porto delle nebbie dai magistrati che avevano a che fare con le rogatorie, sta andando a buon fine”.
LA MOVIMENTAZIONE FINANZIARIA VERSO PAESI TERZI
Nel dettaglio, si legge sempre nel quotidiano romano, “il confronto in atto riguarda non tanto la posizione di singoli privati, titolari di conti correnti, quanto la movimentazione finanziaria verso Paesi terzi, condotta dalle Case generalizie degli ordini religiosi, realtà complesse che per la gestione del loro denaro ed il ruolo svolto da un punto di vista economico si configurano come una sorta di holding”.
“SITUAZIONE NORMALIZZATA”
La situazione, oggi, rileva Giansoldati, “può dirsi normalizzata”, visto che “possono essere titolari di conti correnti solo persone con determinate caratteristiche (dipendenti, ecclesiastici, enti religiosi)”. Tutto questo è stato possibile grazie “al lavoro della società di revisione Promontory, incaricata di passare a setaccio tutti i conti correnti presso lo Ior”, che “ha portato alla chiusura di un migliaio di posizioni (su un totale di diciottomila correntisti”.
IL VATICANO NON E’ “IN NESSUNA BLACK LIST”
Rispetto alle parole di Renzi, è Avvenire a frenare: “Non è proprio la stessa cosa”, scrive il quotidiano dei vescovi italiani a proposito dell’equiparazione la Santa Sede, Montecarlo e Liechtenstein che sembra fare il premier: “Il Vaticano non è in alcuna black list italiana né i contatti bilaterali riguardano specificamente il tema del segreto bancario. Nulla a che vedere, dunque, con un accordo in applicazione della legge sulla volontari disclosure (procedimento di ‘pacificazione fiscale’ tra il contribuente e l’amministrazione, a iniziativa del contribuente stesso) approvata a dicembre scorso”.

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