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Usa e Pakistan, nervi tesi

Di Michele Paris
I già complicati rapporti tra gli Stati Uniti e il Pakistan hanno subito giovedì una nuova gravissima scossa. L’ufficiale più alto in grado nelle forze armate americane, il capo di Stato Maggiore, ammiraglio Mike Mullen, ha infatti accusato pubblicamente i servizi segreti del paese centro-asiatico di avere avuto un ruolo diretto nei recenti spettacolari attacchi che hanno colpito il contingente NATO in Afghanistan.
Parlando di fronte ai membri della Commissione per le Forze Armate del Senato, Mullen ha sostenuto che l’attentato del 10 settembre scorso contro una base NATO di Kabul, nel quale hanno perso la vita cinque persone e sono stati feriti 77 soldati della coalizione, e l’assalto della settimana scorsa all’ambasciata USA, che ha fatto 16 morti tra civili e poliziotti afgani, sono stati opera della rete terroristica degli Haqqani con il sostegno concreto dell’ISI (Inter-Services Intelligence), la principale agenzia spionistica pakistana.
Senza mezzi termini, Mullen ha affermato che “gli Haqqani agiscono come se fossero una vera e propria sezione dell’ISI”, pur senza specificare che genere di supporto i servizi segreti pakistani avrebbero fornito a questo gruppo di insorti né citare alcuna prova concreta al riguardo.
Esponenti del governo e delle forze armate americane spesso accennano più o meno esplicitamente alla complicità delle autorità pakistane con i gruppi talebani che operano nelle aree tribali al confine con l’Afghanistan, al fine di estendere la propria influenza in quest’ultimo paese. Mai però era stata fatta un’accusa così esplicita da una personalità autorevole come Mullen, ritenuto oltretutto, nell’establishment militare statunitense, tra i più convinti sostenitori della necessità di stabilire rapporti amichevoli con il Pakistan.
Le accuse del Capo di Stato Maggiore americano vanno ad aggiungesi a numerosi altri episodi che negli ultimi mesi hanno già incrinato notevolmente i rapporti tra i due improbabili alleati, a cominciare dal blitz dello scorso mese di maggio contro il rifugio di Osama bin Laden nella cittadina pakistana d Abbottabad.
La nuova disputa, inoltre, accresce le pressioni sul Pakistan per rompere definitivamente i rapporti con i gruppi terroristici che operano sul proprio territorio e, con ogni probabilità, preannuncia un intensificarsi delle incursioni americane con i droni nella province nord-occidentali, le quali causeranno nuove vittime civili e frizioni con Islamabad e alimenteranno l’odio delle popolazioni locali.
La risposta del governo pakistano alle accuse di Mullen è giunta tempestivamente per voce del Ministro del Interni, Rehman Malik, il quale ha negato il coinvolgimento dell’ISI negli attacchi di Kabul. Malik ha anche affermato che il Pakistan non consentirà azioni militari americane entro i propri confini contro la rete degli Haqqani nel Waziristan del Nord.
Di questa ipotesi si è probabilmente parlato martedì scorso a Washington, dove il numero uno dell’ISI, generale Ahmed Shuja Pasha, ha incontrato il direttore della CIA, generale David Petraeus. Il Pakistan è particolarmente sensibile alla questione, soprattutto dopo la palese violazione della propria sovranità verificatasi con l’azione delle forze speciali americane incaricate di assassinare bin Laden.
I ripetuti contrasti tra i due paesi avevano recentemente spinto il Pakistan ad intraprendere alcune misure nei confronti degli USA, tra cui l’allontanamento della maggior parte degli “istruttori militari” presenti sul proprio territorio. Iniziativa a cui Washington ha risposto con la minaccia di tagliare gli oltre 2 miliardi di dollari in aiuti militari stanziati annualmente.
Nonostante gli incerti passi avanti che sembravano aver avuto luogo nelle ultime settimane, le pesanti accuse dell’ammiraglio Mullen contro l’intelligence pakistana rischiano ora di aggravare le relazioni bilaterali tra i due paesi e di aumentare ulteriormente le tensioni in tutta la regione.

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