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Ugo Spirito, il filosofo fascista e comunista teorico dell’economia corporativa



Di Sergio Romano

Ugo Spirito fu uno dei migliori allievi di Giovanni Gentile, ma si allontanò in parte dal suo insegnamento per creare una nuova scuola filosofica che definì «problematicismo». Ma la ragione della sua notorietà, al di fuori del mondo strettamente accademico, tuttavia fu la sua appassionata adesione allo Stato corporativo, divenuto, dopo la grande crisi del 1929, il più ambizioso progetto di Mussolini. Spirito ne dette una interpretazione radicale. 


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Al Convegno di studi sindacali e corporativi, che si tenne a Ferrara nel maggio del 1932, esortò il governo ad approfittare della crisi del capitalismo per andare al di là delle proprie intenzioni originarie e puntare verso la creazione della «corporazione proprietaria»: un sistema economico in cui la proprietà della impresa sarebbe stata trasferita alla particolare corporazione in cui la sua attività era stata classificata. Era evidente che un tale programma sarebbe stato possibile soltanto grazie al capovolgimento della filosofia economica del Paese e a un massiccio esproprio di industrie private. Il fascismo conservatore reagì polemicamente, Spirito fu accusato di comunismo, la polemica sulla stampa durò per parecchio tempo e coinvolse anche Gentile, mentre Mussolini, secondo il suo stile in questi casi, lasciava fare per intervenire, se necessario, al momento opportuno. Terminata la guerra, in circostanze nazionali e internazionali alquanto diverse, Spirito continuò a seguire con grande attenzione la evoluzioni dei regimi comunisti. Fece viaggi in Unione Sovietica e in Cina, confrontò i due sistemi e sembrò particolarmente interessato da ciò che accadeva allora nella Repubblica popolare cinese. Non è sorprendente quindi che, negli anni Trenta, Spirito conoscesse le posizioni progressiste dei fratelli Strasser, Gregor e Otto. Gregor aveva fatto buoni studi, era stato farmacista e, dopo la guerra, aveva creato un gruppo paramilitare che gli aveva permesso di prendere contatto con Hitler. Verso la metà degli anni Venti, dopo la sua adesione al partito nazional-socialista, predicava un vangelo economico in cui lo Stato sarebbe stato proprietario del 51% delle principali industrie e del 49% delle attività commerciali. Era convinto che il successo politico del nazional-socialismo dipendesse dal rapporto che il partito avrebbe saputo creare con la classe operaia. Ma Hitler non intendeva legare le proprie fortune a una scelta limitata. Quando si accorse del diffuso malumore degli agricoltori, ne divenne il protettore. Quando constatò il malessere economico della piccola borghesia, si atteggiò a difensore dei suoi interessi. E non esitò infine a concludere un accordo con alcuni grandi industriali. Fu questa, per Gregor, la goccia che fece traboccare il vaso. Nel 1932, dopo uno scontro sulla strategia politica del partito, Strasser si dimise da tutti i suoi incarichi. Otto se ne era già andato due anni prima. Per evitare che le dimissioni di Gregor provocassero una frattura del partito, Hitler non esitò a a trattarlo come un infame traditore. In un libro sulla Nascita del Terzo Reich (Mondadori, 2003), uno storico inglese, Richard J. Evans, scrive che la campagna di Hitler contro Strasser ricorda quella di Stalin contro Trotsky.

FONTE:http://www.corriere.it/lettere-al-corriere/15_luglio_11/-UGO-SPIRITO-FASCISTA-COMUNISTA-TEORICO-DELL-ECONOMIA-CORPORATIVA_9d40d502-2791-11e5-ab65-6757d01b480d.shtml

TITOLO ARTICOLO ORIGINALE:”UGO SPIRITO, FASCISTA COMUNISTA TEORICO DELL’ECONOMIA CORPORATIVA”

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