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Ucraina:si sgretola la tregua di Minsk, bombardamenti a due passi dagli osservatori Osce

Ucraina cannone
Di Guido Keller
Per quanto se ne parli poco, si sta sgretolando la tregua in Ucraina stabilita a metà febbraio dal “Quartetto di Normandia” (Francia, Germania, Russia, Ucraina) e dal “Gruppo di contatto” (Osce, Ucraina, Russia, separatisti): dopo settimane di morti per i colpi di mortaio fra le file di militari di Kiev e e quelle dei miliziani separatisti del Donbass, oggi i colpi di artiglieria sono caduti quasi sui piedi degli osservatori dell’Osce, cioè a soli 300 metri da una delle loro postazioni presso il villaggio di Shyrokyne.
Fonti dell’Osce hanno infatti comunicato che “ci sono state almeno 69 cannonate, sono stati esplosi almeno 191 colpi di mortaio da 82 millimetri e 153 da 120 millimetri”, mentre “nelle ultime 12 ore ci sono stati ripetuti scontri a fuoco con armi leggere, mitragliatrici, razzi e granate”.
Il villaggio di Shyrokyne è ritenuto strategico in quanto prossimo alla città portuale di Mariupol, quest’ultima essenziale ai ribelli per garantire la continuità territoriale fra l’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk e la Crimea, annessa alla Russia ormai più di un anno fa e data come persa da parte della comunità internazionale.
Ieri i separatisti hanno denunciato che i lealisti hanno colpito nelle ultime ore “59 volte nelle città di Donetsk (aeroporto compreso), poi a Shyrokyne, Novomarivka, Sakhanka, Lozove, Spartak, Zhabichevo e Horlivka”.
Solo quattro giorni fa il presidente ucraino Petro Poroshenko, incontrando a Parigi il collega francese Francois Hollande, ha deciso di alzare la posta e, forte del voto parlamentare che lo autorizza, ha dichiarato l’intenzione di indire un referendum per l’adesione di Kiev alla Nato.
Ha inoltre aggiunto che “L’Europa non può essere intera senza Ucraina”, cosa che rappresenta per Kiev “una priorità”, per quanto “siamo coscienti che dobbiamo riformarci dall’interno per essere conformi agli standard” europei.
In febbraio, a ridosso degli accordi del “Minsk 2” sulla tregua nel Donbass, era stato il presidente Francese Francois Hollande ad affermare che “La Francia non è favorevole all’ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza Atlantica”, un gesto voluto proprio per stemperare la crisi.
I punti dell’accordo di “Minsk 2″:

1. Il cessate il fuoco immediato e totale nelle regioni di Donetsk e Lugansk dal 15 febbraio;
2. Il ritiro di tutte le armi pesanti in modo da creare una zona cuscinetto di almeno 50 chilometri per l’artiglieria con un calibro di 100 millimetri o oltre, 70 chilometri per i lanciarazzi multipli, 140 chilometri per sistemi di lancio multipli Tornado e altri. Per le truppe ucraine la zona comincia dalla linea del fronte, mentre secondo i ribelli inizia dalla linea del fronte al 19 settembre scorso, data dell’ultima intesa a Minsk. Tuttavia i separatisti si sono spinti in territorio gvernativo nel frattempo. Il ritiro delle armi pesanti deve cominciare entro 48 oltre dall’avvio della tregua, perciò entro il 17 febbraio, e non durare più di 14 giorni.
3. Il controllo da parte dell’Osce della tregua e il ritiro delle armi pesanti dal primo giorno: l’Osce potrà usare droni e satelliti.
4. Dal 16 febbraio dovrà avere inizio un dialogo sull’organizzazione di elezioni locali a Lugansk e Donetsk oltre che sul futuro “regime” nelle aree separatiste, sulla base della legge ucraina che concede loro temporanea autonomia. Entro 30 giorni il Parlamento ucraino dovrà varare un decreto che definisca i confini geografici della zona autonoma, sula base dell’intesa di settembre. Le regioni separatiste hanno il diritto di decidere il linguaggio da usare.
5. L’amnistia per coloro che hanno partecipato al conflitto a Donetsk a Lugansk, che avranno garantità l’immunità penale.
6. Il rilascio e scambio di tutti gli ostaggi e i prigionieri detenuti illecitamente, sulla base “tutti in cambio di tutti”, a partire da cinque giorni dopo il ritiro delle armi pesanti.
7. La garanzia di accesso e distribuzione degli aiuti umanitari.
8. L’obbligo per le parti di restaurare i legami sociali ed economici, compresi il pagamento di pensioni e tasse. L’Ucraina ristabilirà un sistema bancario nelle aree del conflitto, con la possibilità di un meccanismo internazionale per facilitare i trasferimenti di denaro.
9. L’Ucraina controllerà i confini territoriali in tuta l’area del conflitto. Il processo dovrebbe iniziare il giorno dopo le elezioni locali e va completato entro fine 2015, a condizione che siano state attuate le riforme costituzionali previste al punto 11.
10. Il ritiro di tutti i gruppi armati stranieri, equipaggiamenti militari e mercenari dall’Ucraina, sotto la vigilanza dell’Osce. I gruppi illegali andranno disarmati.
11. L’introduzione di una nuova Costituzione ucraina, concordata con i rappresentanti di Donetsk e Lugansk, dovrà entrare in vigore entro fine 2015 con una previsione di decentramento. Legislazione sulla status speciale delle regioni ribelli entro fine 2015.
12. Elezioni locali nelle regioni separatiste, monitorate dall’Osce.
13. L’intensificazione dell’attività del gruppo di contatto trilaterale (Russia, Ucraina e separatisti) con la creazione di gruppi di lavoro per attuare il piano di pace.

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