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Turchia:genocidio è anche la forzata islamizzazione degli armeni

Grande è l’attesa per il discorso che domani il presidente degli Stati Uniti pronuncerà in occasione dell’anniversario del  genocidio degli armeni.  Il suo, segue di qualche giorno quello di papa Francesco lo scorso 12 aprile, col quale ha condannato il genocidio degli armeni, invitando la Turchia a riconoscere il fatto ormai documentati dagli storici, cercando riconciliazione e perdono.
Il potere centrale nella Turchia moderna, di qualsiasi estrazione politica, continua a negare il genocidio. Nonostante ciò, non sono pochi in Turchia quelli che hanno percepito il discorso del papa, non come una sterile condanna, ma come un incitamento rivolto  agli uomini per  sapere chiedere perdono.
Personaggi coraggiosi come Murat Belge,   Kerem Oktem,  Baskin Oran, T. Akcam , Furat Dundar  e altri, molto influenti nei grandi centri urbani, con le loro prese di posizione fanno emergere che la nascita della Turchia moderna è stata impostata  su una  concezione nazional-fascista  dello Stato, imponendo dall’alto il proprio modello storico e rifiutando il diverso.
In questa concezione politica della Turchia moderna rientra anche la forzata islamizzazione delle masse dei sopravissuti al genocidio armeno.
Fautore di tale decisione è stato il Comitato per l’unione e il progresso della Turchia, costituito prevalentemente da militari, che aveva messo le basi della Turchia moderna con l’intenzione di eliminare  qualsiasi elemento non islamico, in quanto la nuova Turchia doveva nascere  sull’omogeneizzazione etnica  della sua popolazione, identificata con il concetto di “turco uguale musulmano” .
Per lo storico turco Fuat Dundar, questa politica di eliminazione dell’elemento non musulmano, è “il codice” della Turchia moderna.
Vi è stata anzitutto la massiccia e programmata deportazione degli armeni dai loro secolari luoghi di esistenza. Tale deportazione – come confermato dai fatti –  ha significato la morte sistematica , il genocidio di almeno un milione di armeni.
Dopo questa politica di massacro è seguita la forzata islamizzazione degli orfani e delle donne  sopravvissuti, come pure il tentativo  disperato degli armeni di evitare la deportazione convertendosi all’islam.
Per quanto riguarda gli orfani l’ordine  tassativo del governo centrale  è stato di inserirli  in varie strutture statali, orfanotrofi  e scuole, soprattutto nell’ Anatolia,  al fine di islamizzarli.
Lo stesso trattamento è stato riservato alle donne armene, tutte islamizzate con un forzato matrimonio secondo la sharia.
Per quanto riguarda la volontà disperata degli armeni di abbracciare l‘islam per evitare la deportazione, gli archivi storici mettono in luce una figura di spicco del Comitato  per l’unione e il progresso della Turchia, Mehmed Talat Pasha. Egli aveva intimato le autorità locali di non  accettare senza previo controllo del poter centrale,  le massicce richieste degli armeni,  per vari motivi di opportunismo politico.
In ogni caso, secondo lo storico Fuat  Dundar, le autorità locali hanno proceduto all’islamizzazione degli armeni al fine di omogenizzarli.
Su questa volontà a del potere centrale in Turchia di voler eliminare ogni elemento non musulmano, c’è anche un interessante articolo dello storico Dr. T. Kyriakidis , basato su fonti conservate negli archivi vaticani. Kyriakidis cita la testimonianza dell’ambasciatore austriaco [console di Samsun-ndr] Ernst von Kwiatovski  che nel 1919, al   frate cappuccino Kyrillos Giovanni Zohrpian, dice che dopo l’eccidio degli armeni sarebbe venuto quello dei greci.
I successivi fatti storici con i vari pogrom contro le minoranze – questa volta in particolare contro i cristiani   greco-ortodossi – confermano quanto gli esperti chiamano una “politica diacronica” delle élite politiche turche, ossia uno stile costante nel tempo, anche oggi.
Forse l’insicurezza sulla mancanza di uno Stato-nazione puro, non permette alle forze politiche turche, cresciute in una concezione autoritaria, di gestire le minoranze e di chiedere perdono. Lo stesso Recep Tayyip Erdogan, attuale presidente turco, benché di diversa estrazione, è figlio di questa mentalità.

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