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TURCHIA, SOSPETTI CHE UNA RAGAZZA FRANCESE DI ORIGINE ITALO-TUNISINA VOLESSE UNIRSI ALL’ISIS, FERMATA E RIMPATRIATA

Donne armate dello Stato Islamico
DI ALESSANDRA BOGA
genitori, una donna piacentina ed un uomo di origini tunisine che risultano residenti in Francia, non erano con lei. Sono rimasti a Parigi, ma sono stati avvisati che la figlia scomparsa da casa, sta bene. Ufficialmente, all’adolescente non è stata ancora contestata alcuna accusa e non ci sono prove che abbia avuto contatti con i terroristi, ma sospetti che volesse arruolarsi nello Stato islamico


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Dopo essere stata fermata, la ragazza è stata affidata al servizio immigrazione locale per essere espulsa e rimpatriata. Si trovava in un appartamento ad Adana – città di confine da cui spesso parte chi vuole raggiungere la Siria – insieme ad altri ragazzi di diversa nazionalità tra cui altri 5 occidentali, 4 francesi ed un tedesco. Il padrone della casa è stato arrestato, anche con l’accusa di aver affittato dei locali ad altri aspiranti jihadisti dell’Isis.

L’operazione di polizia che ha portato al ritrovamento della ragazza

Gli agenti sono entrati domenica nell’edificio, situato nel quartiere di Mithatpasa, adAdana, in cui hanno trovato la giovane italo-tunisina. La città di Adana, 2 milioni di abitanti e quinta città turca per popolazione, è da tempo nel mirino della polizia turca, perché da lì partono spesso o coloro che vogliono arruolarsi nello Stato Islamico, o in altri gruppi di ribelli contro Bashar al Assad, oppure vogliono unirsi ai curdi che lottano contro l’Isis. La Turchia è da molti considerata ambigua, perché da una parte sostiene di voler combattere i jihadisti, dall’altra contrasta gli “storici” nemici curdi che combattono contro i jihadisti stessi, supporta la cosiddetta “Primavera araba” e vuole la fine del regime siriano. Inoltre, le forze dell’ordine sono state attivate dopo l’attentato che sabato scorso ad Ankara ha provocato più di 100 morti durante una marcia per chiedere la cessazione delle ostilità proprio contro i curdi. Un attentato di cui molti accusano il governo e il presidente Recep Tayyip Erdogan, ma del quale fonti governative  attribuiscono la responsabilità all’Isis.

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