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Traffico di feti umani, scandalo in USA per Planned Parenthood

Di Francesca Maccioni

I tessuti dei bambini abortiti in vendita. L’ultimo orrore legato all’aborto è mostrato da un video  registrato lo scorso 25 luglio, e diffuso in molti siti online di informazione. A rivelarlo in totale serenità davanti ad un’insalata e un bicchiere di vino è la direttrice di servizi medici del Planned Parenthood, Deborah Nucatola, durante un incontro con due investigatori del Center for Medical Progress, nelle vesti di due potenziali compratori. La notizia è il risultato di tre anni di indagini.


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Deborah Nucatola è una leader nazionale del PP, più precisamente direttrice dei servizi dal 2009 con il compito di sovrintendere le procedure mediche. Lavora per la federazione da oltre dieci anni e pratica aborti fino alla ventiquattresima settimana nella sede di Los Angeles.
La dottoressa spiega le procedure di aborto parziale e le tariffe stabilite per le parti del corpo alle quali il cliente è interessato (da 30 a 100 dollari a seconda del campione), ed espone le tendenze di mercato: “Ultimamente molta gente vuole cuori intatti […] ed estremità inferiori”. Deborah Nucatola ammette che gli abortisti del PP non vogliono assolutamente che questa pratica venga descritta come vendita di parti del corpo, “vogliono farlo in modo tale che [la procedura] non venga percepita come ‘la clinica vende tessuti o lucra su queste operazioni’”.
Come viene spiegato dalla donna, tra una forchettata di insalata e un sorso di vino, viene prima di tutto effettuata una consultazione per decidere quali parti del corpo vengono richieste e da quali neonati verranno prelevate. I responsabili si assicurano sempre di non distruggere gli organi durante l’aborto. Nel corso dello smembramento del bambino, si decide “quale parte distruggere, quella superiore o quella inferiore, e si valuta se si riesce a lasciare tutto intatto”.
Oltre alle valutazioni morali bisogna far fronte alla legge federale. Il traffico di esseri umani è un atto punibile con una sentenza di carcerazione fino a 10 anni e una sanzione di 500.000 dollari. Inoltre la donna ha ammesso che per lasciare le parti del corpo del feto intatte è necessario condurre un’operazione chiamata “aborto parziale”, illegale dal 2003 e punibile dal governo federale con due anni di prigione e una sanzione di 250.000 dollari.
La notizia ha fortemente scosso la popolazione, in particolare il mondo pro-vita, soprattutto perché il Planned Parenthood viene regolarmente sostenuto dal governo americano, grazie al ripristino dei finanziamenti da parte del Presidente Obama.
I leader dei movimenti pro-vita hanno chiesto immediatamente un’inchiesta congressuale. “Il video mostra la realtà scioccante delle pratiche orribili e disumane condotte dal Planned Parenthood. […] Ormai anche i corpi dei bambini abortiti sono diventati merce di scambio” ha affermato Charmaine Yoest, presidente e direttore generale di Americans United for Life.
La risposta del colosso abortista non si è fatta attendere. Il vicepresidente delle comunicazioni Eric Ferraro ha risposto così alle accuse: “In diverse sedi aiutiamo i pazienti che vogliono donare tessuti a favore della ricerca scientifica e lo facciamo […] con il pieno consenso dei pazienti stessi e secondo i più alti standard etici e legali”. Ha anche spiegato che le tariffe di cui parla Deborah Nucatola non sono altro che rimborsi spese per il trasporto dei tessuti.
Tuttavia, nel video non si parla mai di rimborso, ma solo di costi. Inoltre non si può negare il fatto che il prelievo dei tessuti avvenga tramite una procedura espressamente vietata dalla legge.
Il caso sta facendo il giro del mondo, in particolare attraverso Twitter, dove i movimenti pro-vita invitano a diffondere la notizia attraverso l’hashtag #PPSellsBabyParts.
Si attendono aggiornamenti su un’eventuale inchiesta congressuale. Trattandosi di una potente federazione ampiamente sostenuta dall’amministrazione americana, questo caso potrebbe rivelarsi una vera e propria svolta nel dibattito sull’aborto. Ovviamente se lo scandalo non verrà insabbiato.

FONTE:http://www.matchman-news.com/bambini-abortiti-planned-parenthood-ne-mette-i-tessuti-in-vendita/

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