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Tra gli immigrati nel mondo 30 milioni diventano schiavi



Di Antonio Maria Costa 

http://www.lastampa.it/


Dalle miniere in Congo ai vestiti cuciti dai bambini in Asia: gli oggetti della nostra vita quotidiana passano dalle loro mani


Milioni di sofferenti cercano rifugio in Europa fuggendo da guerre, persecuzioni, povertà. Tra essi ci sono rifugiati (siriani e afghani in cerca di asilo) e migranti (africani e asiatici in cerca di lavoro). Una terza coorte, più dolorante, è meno nota: gli schiavi. Abuso e sfruttamento per guadagno altrui non sono orrori del passato: secondo l’Onu al mondo ci sono oggi 19 milioni di rifugiati (politici), e 30 milioni di schiavi – uno su dieci dei 300 milioni di migranti (in cerca di lavoro), per un giro d’affari annuo di 150-200 miliardi di dollari.
In Europa e America prevale la schiavitù sessuale: l’Ue, che fornisce i dati migliori, ha identificato schiave provenienti da un centinaio di Paesi. In Africa e America Latina l’asservimento prevale nell’agricoltura (60%) e nei servizi domestici. In Asia il fenomeno è diffuso nelle manifatture (oltre il 50%) e nella pesca (25%).
Nei Paesi poveri il legame sesso/crimine è stretto. Lo sfruttamento delle donne avviene specialmente in località remote, dove gli uomini sfacchinano in miniere, foreste, piantagioni e allevamenti. La Cina è il maggiore Paese di origine delle vittime sfruttate da aziende (in Africa) che provvedono conforto femminile ai dipendenti.
Negli ultimi anni, conflitti (lungo le frontiere russe e nel mondo arabo) e crisi (globalizzazione, disoccupazione) hanno causato esodi diversi. Chi fugge da guerre e miseria (rifugiati e migranti) lo fa deliberatamente, assistito da intermediari. Gli schiavi invece sono trafficati contro volontà: al cuore della loro tragedia c’è lo sfruttamento, non la dislocazione. A differenza del passato, quando gli schiavisti erano stranieri (arabi, inglesi, belgi e olandesi), oggi gli aguzzini sono della stessa nazionalità delle vittime (70%). Altra novità è il ruolo crescente delle donne nello sfruttamento: non appena le circostanze lo permettono, le vittime diventano matrone, ansiose di recuperare quanto appropriato da altri.
Circonvenzione (in Europa e Usa), indebitamento (Asia), povertà (Africa), discriminazione (Africa, Asia) perpetuano un crimine che la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo avrebbe dovuto stroncare. Le tecniche di arruolamento variano. Agenzie di reclutamento fraudolente ingaggiano le vittime in Europa. Affaristi legati al Jakuza (Giappone) e al Tria (Cina) dominano in Asia. Parentela e affinità etnica asserviscono le vittime in Africa, dove riti vudù (in Nigeria e Costa d’Avorio) le soggiogano psicologicamente. A volte prevale la cupidigia individuale: quando un genitore vende, o affitta, un famigliare (tipico nei Balcani, in Romania, India e Africa occidentale). In Afghanistan le famiglie indebitate nel commercio dell’oppio, cedono un figlio (che poi finisce tra i talebani). A volte la dipendenza è generazionale: una persona è schiavizzata per servire il debito contratto da antenati (comune in Asia). Lo sfruttamento termina non per risoluzione contrattuale, ma per le condizioni della vittima: la prostituta invecchiata è merce di scarto; il bambino soldato diventa adulto e diserta; il lavoratore in servitù è fisicamente incapacitato; il domestico evade.
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FONTE:http://www.lastampa.it/2016/04/18/esteri/un-migrante-su-dieci-diventa-schiavo-nel-mare-di-milioni-sfruttati-YkqIPhXYr7jBbPC7Z1c7IO/pagina.html

VISTO ANCHE SU http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=53813

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