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Torte in faccia ai divieti

<br />Di Lucia Quaglino
http://www.chicago-blog.it

Chi è che non ricorda una festa di compleanno fatta in classe? Di solito, duravano il tempo di un intervallo, la torta veniva portata da casa e tutti bimbi erano satolli e felici. Di solito, anche le mamme, perché la scelta della torta fatta in casa è economica e sana.

Per le mamme che, poi, sono cuoche particolarmente capaci, questa poteva anche essere un’occasione imprenditoriale, avendo la possibilità di venderle ad amici o qualche gastronomia o, ancora, di usarle per una vendita di beneficienza.

Ora questo non è più possibile, a meno che la torta non sia preparata senza creme, incartata per bene nella plastica, scrivendo tutti gli ingredienti e decidendo una data di scadenza sensata e prudente, oltre che trasformando la cucina in un ambiente a norma come laboratorio di cucina. Se, com’è lecito dubitare, questa scelta fosse considerata troppo onerosa, dal punto di vista tanto economico quanto organizzativo, allora alle feste e alle vendita di beneficenza converrà portare le torte già pronte e confezionate.

Il divieto di vendere le torte è l’ennesima dimostrazione di come questo stato imbrigli anche ogni minima iniziativa imprenditoriale – anche quella finalizzata alla beneficenza –  senza, cosa di non poco conto, avere gli strumenti pratici per fare i controlli necessari: sarebbe decisamente poco pratico e conveniente disporre di personale per controllare ogni torta portata nelle scuole, oppure tutti i banchetti di beneficenza o, ancora, verificare che alla cena dell’amica la torta sia stata acquistata da una pasticceria e non dalla vicina di casa.

Un paradosso, questo, nell’era del cibo biologico, a km zero, del salutismo a tutti i costi e della tassa sui cibi spazzatura.  Da una parte, vorrebbero che questi ultimi costassero di più per ridurne i consumi, dall’altra ostacolano quanti vorrebbero preparare gli alimenti in casa, scelta che servirebbe sia a consumare cibi meno dannosi per la salute, sia a incrementare i redditi in periodo di crisi economica. Prima si fa in modo che i cibi industriali siano considerati alla stregua di vizi da punire e si sceglie uno strumento che indirizzi il consumo verso quelli fatti in casa, poi anche questi ultimi vengono colpiti. Insomma, un paternalismo sempre più diffuso e invadente, ma anche frutto di burocrati parecchio confusi sull’orientamento da seguire, per cui alla fine di alternative per i cittadini ne restano sempre meno, a svantaggio della libertà di scelta e della libera iniziativa personale.

Se con le tasse sul cibo spazzatura lo stato si invitava alla nostra tavola, ora entra direttamente nella cucina di casa. E se non è gradito, non possiamo neanche più prenderlo a torte (fresche) in faccia.

Fonte:http://www.chicago-blog.it/2013/01/31/torte-in-faccia-ai-divieti/

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