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Tel Aviv schiera droni sulle zone ricche di gas

Di Giampaolo Cufino 
Il quotidiano Jerusalem Post ha riportato la notizia dello schieramento da parte di Israele di droni col compito di sorvegliare i giacimenti di gas al largo della sua costa settentrionale, temendo attacchi da parte della milizia di Hizbollah dal vicino Libano.<

br />I giacimenti si trovano in una parte del Mediterraneo rivendicata da Israele per l’esplorazione e la produzione di gas, mentre il Libano afferma che i giacimenti si trovano nelle sue acque territoriali.
 “La decisione di schierare droni è stata presa allo scopo di mantenere una presenza di 24 ore sul sito”, riporta il giornale israeliano, aggiungendo che la forza aerea è equipaggiata con gli Heron drone di produzione locale, che sono dotati di speciali strumenti ottici elettronici, progettati per il lavoro marittimo.
Tuttavia le forze armate israeliane non hanno voluto confermare né negare il rapporto del Post. Il giornale afferma che l’aviazione militare ha iniziato la sorveglianza aerea dopo un avvertimento dello scorso mese da parte di Hizbollah, essendo consapevole dell’uso potenziale da parte del Partito di Dio di missili anti-navali.
“Il nemico israeliano non può trivellare un solo metro in queste acque per la ricerca di gas e petrolio se la zona è contestata…nessuna compagnia può effettuare lavori di prospezione in acque la cui sovranità è contesa”, questa la posizione della resistenza sciita.
La reazione di Hizbollah è venuta dopo l’approvazione da parte del governo israeliano di una mappa dei confini marittimi del Paese con il Libano che è stata presentata alle Nazioni Unite, ma questaa è in conflitto con quella proposta dal Libano all’Onu lo scorso anno, e che dà a Israele meno porzione di territorio. In totale la zona contesa è costituita da circa 330 miglia quadrate.
Alle Nazioni Unite è stato chiesto di mediare nella disputa, poiché i due Paesi sono tecnicamente ancora in guerra e non hanno intenzione di negoziare direttamente.
I due più grandi giacimenti noti situati in mare aperto, Tamar e Leviathan, si trovano rispettivamente a circa 50 miglia e 81 miglia al largo della città israeliana settentrionale di Haifa. Le previsioni dicono che il giacimento Tamar possa essere stimato in almeno 8,4 miliardi di metri cubi di gas, mentre Leviathan si pensa che abbia riserve di 16 miliardi di metri cubi di gas.
In giugno una compagnia israeliana ha annunciato la scoperta di due nuovi giacimenti di gas naturale, Sarah e Mira, a circa 45 miglia più a sud, al largo della città di Hadera.
Israele non si farà certo sfuggire l’occasione di diventare indipendente in campo energetico e addirittura un potenziale esportatore di gas naturale, anche perché la mediazione dell’Onu non fa certo presagire un atteggiamento equilibrato ed equidistante. Con la situazione turbolenta che attualmente si registra in Libia e Siria, non ci si preoccuperà certo eccessivamente della posizione libanese e forse sarà l’occasione buona per mettere fuori gioco un altro attore anti israeliano della regione: Hizbollah, capace veramente di intervenire anche con la forza per far rispettare i diritti del proprio Paese. Israele non si farà certamente scrupolo di attaccare per l’ennesima volta il proprio vicino; e quale motivo migliore se non l’accaparramento di importanti fonti energetiche? Già i palestinesi vengono quotidianamente depredati del loro approvvigionamento, in particolare quello idrico. Con i fari puntati sulla Siria e sul probabile futuro intervento armato occidentale, Tel Aviv ha campo libero per i propri atti di pirateria nei confronti dei propri vicini.


Da Rinascita

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