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Sul populismo

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Di Salvatore Santoru

“Populismo” è uno dei termini più inflazionati usati nel linguaggio politico, specialmente negli ultimi tempi.
In Italia e in Europa, si è fatto un grande parlare di esso per descrivere l’avanzata del Movimento 5 Stelle e la crescita dei movimenti euroscettici in generale.
A “populismo” viene quasi sempre associato il termine “demagogia”, per certi versi impropriamente visto che il “demagogismo” è una caratteristica di tutte le forze politiche (populiste o meno) e si può ben considerare come una norma all’interno del sistema democratico moderno, il quale fonda la sua legittimazione proprio sul volere teorico del demos o popolo.

Oggi come nel passato “populismo” è stato usato per designare diversi movimenti e personalità politiche spesso trasvesali e differenti, ma accomunati dalle stesse motivazioni: atteggiamento di rottura con lo status quo politico e partitico, lotta alla corruzione e proposte di rinnovamento sociale e nazionale.
Storicamente, si potrebbero far risalire le prime forme di populismo moderno alla Rivoluzione Francese, e tra i diversi personaggi dela storia recente che potrebbero rientare in questa categoria, con tutte le ovvie e spesso grandi differenze, si possono citare Emiliano Zapata, Sandro Pertini, John Fitzgerald Kennedy, Mahathma Gandhi,Eva e Juan Domingo Peron, Nelson Mandela, Muammar Gheddafi e anche Adolf Hitler,Benito Mussolini e così via.

La caratteristica fondamentale e comune a tutti i movimenti populisti, è il rifarsi socialmente perlopiù alla media e piccola borghesia e al proletariato in opposizione alle oligarchie dominanti e/o ai poteri forti, oggi tutto ciò che può essere identificato con il grande capitale internazionale.
Il populismo è stato ed è indubbiamente una carrateristica di gran parte dei movimenti di liberazione nazionale e/o anticoloniali, e dei movimenti o partiti ispirati da una visione che si potrebbe definire in modo molto generico “nazional-popolare”, sia di sinistra che di destra.

Indubbiamente, il populismo può portare sia effetti positivi che negativi, e non va sicuramente demonizzato come la maggior parte dei media e gli esponenti delle classi politiche e economiche dominanti fanno.

Esso ha sia la potenzialità di diventare terreno di coltura per la diffusione di forme dittatoriali, sia per la costruzione di una società migliore e maggiormente democratica.

E su quest’ultimo punto, si può ben dire che l’utilizzo costruttivo della giusta indignazione popolare può portare a un reale cambiamento sociale, al raggiungimento o alla consolidazione della sovranità popolare e democratica e così via.

Quindi, un populismo costruttivo e non troppo dipendente dal demagogismo, può essere considerato per molti versi un fatto tutto sommato positivo e da valorizzare nel miglior modo possibile.

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