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Sud quattro secoli più giù: Monti ha aumentato il divario

Il sud sprofonda. I dati del Rapporto Svimez parlano di una disoccupazione al 25 per cento, di un milione di emigrati al Nord, di 400 anni per colmare il divario tra le due Italie. De-industrializzazione, disoccupazione, calo dei consumi, emigrazione. Il disastro di una terra sempre più povera

Di Giorgio Salvetti
http://www.ilmanifesto.it
La crisi e le politiche del governo Monti non fanno che approfondire il divario tra nord e sud. Il rapporto Svimez presentato ieri dall’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno è impietoso e fotografa un paese sempre più spezzato in due. Se l’Italia fatica ad andare avanti, il sud va indietro in maniera impressionante. Tutti gli indicatori segnalano che il meridione si sta avvitando in una spirale spaventosa: calano il Pil e la ricchezza pro capite, chiudono le imprese e aumenta la disoccupazione, specialmente dei giovani e delle donne, e di conseguenza cresce l’emigrazione.<br />Decrescita infelice
Nel decennio 2000-2010 il Pil pro capite nel sud è salito di un solo punto percentuale rispetto a quello del settentrione (dal 56,1% al 57,7%). Con questo ritmo ci vorrebbero 400 anni per colmare il divario. Significa che al sud la ricchezza prodotta è la metà di quella del nord: 17.645 euro pro capite contro 30.262. La regione più ricca è la Val d’Aosta con 32.288 euro, il doppio della ricchezza pro capite prodotta da un cittadino della Campania, la regione più povera, con 16.603 euro. E le cose stanno peggiorando: il Pil del sud nel 2012 calerà ancora del 3,5% contro un calo del 2,2% nel centro-nord. Significa che il Pil del sud farà un salto indietro di 15 anni tornando al livello del 1997. E continuerà a calare anche nel 2013 (-0,2%) mentre il settentrione dovrebbe registrare un modesto +0,3%.
Nel 2012 i consumi scendono del 3,8% (-2,4% al nord), e gli investimenti diminuiscono del 13,5% (contro il -5,7 del nord). Un trend che non accenna a invertire rotta. I consumi al sud, infatti, non crescono da 4 anni, il loro livello è diminuito di 3 miliardi di euro dal 2000. Secondo i dati dello Svimez le manovre del governo Monti hanno depresso ulteriormente il meridione, il Pil tra il 2010 e il 2011 è sceso di 2,1 punti mentre al nord è calato dello 0,8%. Un crollo dovuto per il 75% alla perdita di investimenti
De-industrializzazione
Dal 2007 al 2011 si sono persi 147 mila posti di lavoro (-15,5%). Un calo tre volte superiore a quello del nord (-5,5%). In crisi soprattutto il settore delle costruzioni (-6,2% di occupati e -15,5% di investimenti). Ma anche l’industria ha perso 32 mila addetti. Si torna alla campagna: crescono infatti di quasi 11 mila unità gli impiegati in agricoltura che invece al nord sono scesi di oltre 27 mila unità.
Disoccupazione
Nel 2011 più di un abitante su 4 del Mezzogiorno è disoccupato, il tasso di disoccupazione reale arriva al 25,6% contro il 10% del centro nord. Un aumento vertiginoso visto che nel 2010 il tasso di disoccupazione era 13% contro il 6,3% del nord. Gli irregolari sono un milione 200 mila ma, al contrario che al nord, qui non sono solo secondi lavori o stranieri, ma sono per lo più residenti. In agricoltura un lavoratore su 4 è irregolare, il 22% nelle costruzioni e il 14% nell’industria.
Condizione femminile
Due donne su tre è senza lavoro. Le donne con un contratto part time sono il 27,3%, tre punti in meno rispetto al centro-nord (29,9%), ma il 67,2% ha questo tipo di contratto non per esigenze personali ma solo perché non riesce a trovare un lavoro a tempo pieno.
Poveri giovani
Il tasso di occupazione nella fascia tra 25-34 anni al sud è appena il 47,6%, ovvero meno di un giovane su due ha un lavoro, mentre al centro nord è al 75% (3 su 4). Le giovani donne impiegate sono addirittura la metà dei maschi (24%), ovvero una su 4.
Emigrazione
Tutto questo obbliga di nuovo i meridionali a cercare fortuna altrove. Dal 2000 al 2010, un milione e 350 mila persone hanno lasciato il sud e solo nel 2011 i pendolari di lungo raggio sono aumentati del 4,3% (pari a 140 mila emigranti, dei quali 39 mila laureati).
La classifica delle città con maggiore tasso di emigrazione vede in testa Napoli (-115 mila emigrati), seguita da Palermo (-20 mila), Bari (-16 mila) e Catania (-11 mila). In maggioranza si parte per Roma (+ 73 mila immigrati dal sud), Milano (+57 mila), Bologna (+24 mila), Parma (+154 mila), Modena (+15.700), Reggio Emilia (+13 mila) e Bergamo (+11 mila). Un emigrato su quattro cerca fortuna in Lombardia. 57,7
QUESTIONE DI PIL
Il prodotto interno lordo
del meridione è pari al 57,7% rispetto alla ricchezza prodotta
al nord. In 10 anni la differenza è diminuita di un solo punto

Fonte:http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/8572/

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