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Storia dell’Anarchia


Di Nunzio Miccoli
Anarchia significa in greco senza superiore, padre dell’anarchia è considerato l’inglese William Godwin, (1756-1836), figlio di un pastore protestante, era ateo e affermava che il governo era un male e un’usurpazione, diceva che, in attesa di poterlo abolire, andava ridotto al minimo. Affermava che i governi proteggevano la proprietà privata, i ricchi e creavano le disuguaglianze sociali, portando alle ribellioni; perciò bisognava sostituire i governi centrali con amministrazioni locali, sosteneva che in una società libera ed egualitaria si poteva ridurre l’orario di lavoro. All’inizio Godwin appoggiò la rivoluzione francese (1789), poi fu deluso dai suoi eccessi; d’altra parte, per il Direttorio francese, sotto Napoleone, gli anarchici erano considerati criminali contro tutte le leggi e i governi, capaci di tutti gli eccessi e di tutti i delitti.


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Il libertario o anarchico tedesco Max Stirner (1806-1856) era individualista ed esaltava l’egoismo, era nemico dello stato, non voleva chiedere allo stato né diritti, né autorizzazioni; affermava che, senza il governo, gli egoismi individuali si potevano conciliare; era insofferente ai freni, affermava che un giorno tutti gli individui ribelli alle costrizioni dello stato si sarebbero lanciati nella lotta di liberazione.
In Francia Giuseppe Proudhon (1809-1865), propose l’abolizione della proprietà e della moneta, proponeva un anarchismo a sfondo sociale e affermava che la proprietà era un furto; al posto  dell’individualismo egoista di Stirner, sosteneva l’individualismo sociale, affermava che la proprietà era incompatibile con la giustizia e creava profonde disuguaglianze; affermava che al singolo doveva essere lasciato solo ciò che produceva, gli utensili di lavoro e la casa.

Anarchia

Proudhon non voleva il comunismo ma voleva abolire il governo, voleva un’organizzazione economica non basata sulle leggi ma sui contratti privati. Non voleva regole, ordini e divieti imposti dall’alto; sotto Luigi Filippo fu denunciato e la giuria non lo condannò con la motivazione che non lo capiva. Il romanziere russo Leone Tolstoi (1828-1910) divenne discepolo di Proudhon.
Tolstoi affermava che lo stato era il prodotto di una cospirazione, voleva una società senza stato e senza legge. La produzione andava fatta a mezzo di cooperative e la distribuzione dei beni andava fatta secondo i bisogni; per instaurare l’anarchia, suggeriva di non servire più lo stato e di non pagare più le tasse, il suo movimento fu tollerato dagli zar e distrutto dai bolscevichi.
L’anarchismo ricorse anche alla violenza e al terrorismo contro i potenti, nel 1864 l’aristocratico russo Michele Bakunin (1814-1876) giunse in Italia e gli si accostarono gli italiani Pisacane, Cafiero, Malatesta, e Costa; Carlo Pisacane aveva introdotto in Italia le idee di Proudhon e fu anche patriota risorgimentale; Bakunin voleva il riscatto dalla miseria, nel 1848 era a Parigi, fu deportato in Siberia. In Italia Bakunin fondò l’Associazione fratellanza internazionale e scrisse il catechismo rivoluzionario con cui dichiarava guerra allo stato e alla religione.
Bakunin, Carlo Cafiero, Andrea Costa ed Enrico Malatesta diressero l’insurrezione anarchica di Bologna del 1874, che doveva avere come fine l’emancipazione del genere umano; purtroppo si radunarono solo duecento persone che furono disperse dalla polizia o arrestate. Costa e Malatesta furono arrestati, Bakunin e Cafiero si rifugiarono in Svizzera; nel 1876 Bakunin morì e Costa passò al socialismo.
Nel 1877 Cafiero e Malatesta tentarono un’insurrezione presso Benevento, ma non furono seguiti dai contadini, nel 1883 Cafiero impazzì, Malatesta andò in America e poi tornò in Italia, fondando, il primo quotidiano anarchico, Umanità Nova, la cui sede milanese fu devastata dai fascisti. Un altro anarchico fu l’aristocratico russo Pietro Kropotkin, esule in Svizzera e Francia, ammirato da Ernesto Renan e Victor Hugo.
Kropotkin, imprigionato in Francia e poi liberato, alla vigilia della prima guerra mondiale, si schierò con Francia e Inghilterra, deludendo gli anarchici; nel 1917, allo scoppio della rivoluzione russa, tornò a Pietrogrado, dove Kerensky lo accolse bene, non fu così con il governo bolscevico che seguì, perché Lenin perseguitava gli anarchici. Kropotkin era campione d’individualismo, alla sua morte, avvenuta nel 1921, le bandiere nere anarchiche portavano la scritta: “Dove c’è l’autorità non c’è la libertà”.
In Francia Sebastiano Faure, ex seminarista gesuita, era libertario, così Francesco Ferrer in Spagna, che era antimilitarista e antireligioso e voleva l’istruzione per operai e contadini; nel 1909 Ferrer partecipò a un’insurrezione a Barcellona, assieme a socialisti e sindacalisti, durante la quale furono distrutte chiese e conventi; la rivolta fu repressa e Ferrer fu fucilato. La FAI o Federazione anarchica spagnola, nata nel 1927, nel 1936 si distinse nella guerra civile spagnola e distrusse edifici religiosi, nel 1938 aveva 150.000 aderenti; fu ferocemente contrastata dai comunisti del commissario politico stalinista Palmiro Togliatti; nel 1939, con la vittoria del franchismo, gli ultimi anarchici spagnoli ripararono in Francia.
In America era anarchico Beniamino Tucker, seguace di Proudhon, però, in generale, nel paese gli anarchici non erano ben visti; nel 1903 fu proibito l’ingresso degli anarchici nel paese, nel 1927 finirono sulla sedia elettrica gli anarchici italiani Sacco e Vanzetti, accusati di assassinio e probabilmente innocenti. Gli immigrati avevano introdotto in America il terrorismo anarchico, nel 1901 il presidente McKinley fu ucciso da un terrorista anarchico polacco, nel 1933 Roosevelt sfuggì a un attentato da parte dell’anarchico italiano Giusepe Zangara.
Nel 1892 in Francia l’anarchico Ravachol fece attentati intimidatori contro giudici e testimoni, nel 1891 l’anarchico Leautier ferì in un attentato a Parigi il ministro di Serbia, nel 1893 un anarchico antiborghese gettò una bomba nella camera dei deputati; nel 1894 un anarchico lanciò una bomba contro un caffè frequentato da senatori francesi, lo stresso anno l’italiano Caserio pugnalò a morte il presidente francese Sadi-Carnot.
Nel 1895 subì un attentato Alfonso Rothschild, nel 1897 subì un attentato il presidente della repubblica francese Faure, nel 1905 gli anarchici spagnoli lanciarono una bomba contro la carrozza di re Alfonso XIII di Spagna in visita a Parigi; nel 1919 l’anarchico Cottin sparò al presidente Clemenceau, ferendolo, nel 1923 un’anarchica ferì il segretario del capo dei monarchici francesi, Leone Daudet.
In Italia Umberto I subì attentati nel 1878, nel 1897 e nel 1900 per mano di Gaetano Bresci e questa volta ne morì, nel 1899 subì un attentato Crispi, Vittorio Emanuele III subì un attentato nel 1912 e uno nel 1928. A Barcellona ci furono scoppi di bombe nel 1893 e nel 1896; nel 1897 fu ucciso a rivoltellate dall’italiano Michele Angiolillo il presidente del consiglio spagnolo Canovas del Castillo. Nel 1906 un anarchico spagnolo gettò una bomba contro Alfonso XIII, nel 1912 fu ucciso il primo ministro spagnolo Canelejas, nel 1921 fu ucciso il presidente del consiglio spagnolo Eduardo Dato, nel 1923 fu ucciso l’arcivescovo di Saragozza, Soldevila.
In Russia il terrorismo voleva eliminare il regime zarista, vi parteciparono anarchici, socialisti e nihilisti, cioè l’ala più estrema degli anarchici; generalmente gli anarchici erano intellettuali o nobili; nel 1905 un attentato fece a pezzi il granduca Sergio, zio di Nicola II; Alessandro II subì diversi attentati e fu assassinato nel 1881, anche se era stato un autocrate illuminato. In Germania nel 1883 subì un attentato Guglielmo I, la sua famiglia e Bismarck. Nel 1898 l’Italiano Luigi Luccheni pugnalò a morte a Ginevra l’imperatrice d’Austria, moglie di Francesco Giuseppe.
Oggi pare che gli anarchici non siano più terroristi, ma lo sono partiti religiosi e politici e, in epoche precise, gli stessi stati,  spesso colpiscono anche i civili inermi. L’ateismo, anche se riservato a un’élite intellettuale e coraggiosa, anche se celato ed esorcizzato dallo stato, è vecchio quanto la religione; anche l’anarchia, come idea, è vecchia quanto lo stato, dalla notte dei tempi, è albergata nella mente di molti  uomini dotati.
Anche tra i personaggi irreggimentati dominano idee libertarie, come il “laissez faire” del liberismo, l’autodeterminazione, il localismo, il decentramento, la sovranità popolare, l’autogoverno e l’individualismo; nel XX secolo in Italia il sacerdote Don Milani era uno dei membri dell’opposizione nascosta entro la chiesa, che aveva sempre sostenuto l’obbedienza e il principio d’autorità; Don Milani, in controtendenza, affermava che l’obbedienza non è una virtù.
  
Fonte:
“Storia illustrata” Agosto 1967 n.117

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