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Siria: in un documento alawiti mettono in discussione la permanenza di Assad

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Di Mario Lucio Genghini
Gli alawiti contro il presidente Bashar al Assad? Secondo un documento, pubblicato in esclusiva da Repubblica, Welt e Figaro, la maggioranza della comunità che fino a ieri ha sostenuto il Presidente siriano chiede un cambiamento ai vertici e la formazione di un nuovo Stato laico e democratico.
I promotori dell’iniziativa, rimasti anonimi per motivi di sicurezza, sostengono di rappresentare la maggioranza dei tre milioni di alawiti della Siria: “Ci siamo rivolti prima ai Mashaeikh (ndr. leader religiosi) di livello più basso e la gran parte ci ha sostenuto, rappresentando il 40 per cento della comunità. Quindi siamo passati a quelli di alto rango raccogliendo l’appoggio dei rappresentanti di un altro 25 per cento”.
Il testo del documento tratta aspetti politici e religiosi, e viene presentato come una “Dichiarazione di riforma dell’Identità“. L’obiettivo è quello di superare i contrasti teologici che da secoli oppongono gli alawiti agli islamici sunniti. Questi ultimi sono la maggioranza della popolazione siriana, e sono stati proprio loro a sollevarsi contro il regime di Damasco nel 2011.
Ricordiamo che le divisioni tra alawiti e sunnniti risalgono al tardo medioevo, quando una fatwa ha marchiato di eresia la setta. Ne venne fuori una veemente persecuzione, che ha prodotto l’isolamento della comunità per mezzo millennio sulle montagne, fino al crollo dell’impero ottomano. Da allora gli alawiti si sono lentamente espansi, ispirando nel ‘900 la nascita del partito laico Baath (quello del presidente Assad).
Nel 1971, il generale Hafez al Assad ha imposto la dittatura e ha reso gli alawiti una “minoranza al potere”. Nel 1982 c’è stata una spietata rappresaglia contro i sunniti, con il massacro di migliaia di persone.
Con il documento, una parte degli alawiti cerca ora di entrare nelle trattative di pace in corso a Ginevra, smarcandosi dalla leadership attuale. Gli autori del testo, addirittura, spiegano di essere pronti ad accettare un presidente sunnita, a capo però di uno Stato laico.
Si legge nel testo del documento: “Non siamo contro Assad come persona, siamo contro l’attuale sistema. Non possiamo salvare lo Stato se lui si dimette subito. Ma con lui al potere non ci saranno riforme. Così abbiamo bisogno di un cambiamento per fasi, monitorato dalla comunità internazionale”. E viene aggiunto: “L’idea della Dichiarazione è anche di disegnare una roadmap per la pace. Vogliamo la fine del massacro”.
Non viene risparmiato un attacco a Vladimir Putin, che è sempre stato fedele alleato di Assad: “Ai russi importa solo tutelare i loro interessi, non chi sia la persona al comando in Siria”. Ma i firmatari si rivolgono pure all’Europa e agli Usa: “L’Occidente deve capire che durante un cambiamento di regime, gli interessi di tutti i gruppi etnici e religiosi vanno tenuti in considerazione. Altrimenti il risultato sarà un genocidio”.

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