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SIRIA: COME SE NE ESCE?

Solidarietà con la lotta dei siriani per la dignità e la libertà

Di Salameh Kaileh, Tariq Ali,Ilan Pappe, Etienne Balibar e altri  

Qui sotto l’ultimo appello internazionale di intellettuali democratici e antimperialisti per porre fine al macello siriano.

Noi sottoscritti, siamo solidali con i milioni di siriani che lottano per la dignità e la libertà sin dal marzo 2011. Noi chiediamo ai popoli di tutto il mondo di fare pressione sul regime siriano affinché ponga fine all’oppressione e alla guerra contro il popolo siriano. Chiediamo che Bashar al-Assad se ne vada subito, senza scuse, in modo che la Siria possa iniziare una pronta ripresa verso un futuro democratico.

Dal marzo 2011, il regime di Assad ha progressivamente intensificato la sua violenza contro il popolo siriano, con lancio di missili Scud, utilizzando armi proibite dalla Convenzione di Ginevra, come le bombe a grappolo e le munizioni incendiarie, e con bombardamenti aerei. Il regime ha arrestato e torturato decine di migliaia di persone e ha commesso massacri indicibili. Ha rifiutato soluzioni politiche che non prevedessero Assad al potere, ha spaccato la società attraverso atti strategici di violenza gettando i semi della discordia. Il regime, fin dai primi giorni della rivolta, ha anche cercato di internazionalizzare la crisi inserendola entro battaglie geopolitiche con il solo scopo di rafforzare il regime.

Rimanendo fedele alle logiche di un regime autoritario, Assad non potrebbe mai accettare le legittime richieste del popolo siriano di libertà e dignità. Quindi, non c’è speranza per una Siria libera, unificata e indipendente fino a quando il suo regime rimarrà al potere.

Si tratta di una rivolta che ha avuto inizio dai bambini di Deraa, dai sit-in e dalle manifestazioni dei giovani delle città, dei contadini delle aree rurali, dei diseredati e degli emarginati della Siria.

Sono loro che si sono mobilitati, in modo non violento, attraverso proteste, canzoni e slogan, prima della brutale repressione del regime. Da allora, il regime ha spinto verso la militarizzazione del movimento non-violento siriano. Solo in conseguenza a ciò i giovani hanno impugnato le armi per autodifesa. Ciò ha consentito ad alcuni gruppi che combattono il regime, di esasperare il clima di polarizzazione, di negazione dell’Altro politicamente, socialmente e culturalmente. Questi atti sono in se stessi contro la rivoluzione per la libertà e la dignità.

Certo, la rivoluzione per la libertà e la dignità resta salda. È per questo motivo che, noi sottoscritti, facciamo appello alla società civile internazionale, e non ai governi inefficaci e manipolatori, per difendere le conquiste dei rivoluzionari siriani, e diffondere la nostra visione: libertà dall’autoritarismo e sostegno alla rivoluzione dei siriani, come parte integrante delle lotte per la libertà e la dignità nella regione e in tutto il mondo.

La lotta in Siria è un’estensione della lotta per la libertà regionale e in tutto il mondo. Essa non può essere separata dalle lotte dei bahreiniti, degli egiziani, dei tunisini, dei libici, degli yemeniti e degli altri popoli che si sono ribellati contro l’oppressione e l’autoritarismo e contro coloro che cercano di usurpare o distruggere le rivolte e deviarle per i loro propri fini. Essa è collegata alla lotta dei palestinesi per la libertà, la dignità e l’uguaglianza. La rivoluzione in Siria è parte fondamentale delle rivoluzioni nordafricane, essa è anche un’estensione della rivolta zapatista in Messico, del movimento dei senza-terra in Brasile, della rivolta europea e nordamericana contro lo sfruttamento neoliberista, e un’eco dei movimenti per la libertà in Iran, in Russia e Cina. Questa è anche una rivoluzione in cui le donne hanno svolto un ruolo centrale.

La rivoluzione siriana ha affrontato un mondo a testa in giù, quello in cui Stati che erano presumibilmente amici degli arabi come la Russia, la Cina, e l’Iran, si sono fermati a sostegno del massacro di persone, mentre gli stati che non hanno mai supportato la democrazia o l’indipendenza, in particolare gli Stati Uniti e i loro alleati del Golfo, sono intervenuti a sostegno dei rivoluzionari.

Lo hanno fatto in modo cinico, per i propri interessi di parte. Infatti, il loro intervento ha cercato di schiacciare e snaturare la rivolta, vendendo illusioni e ingannevoli bugie.

Dato che le potenze regionali e mondiali hanno lasciato il popolo siriano solo, vi chiediamo di prestare il vostro sostegno a quei siriani ancora in lotta per la giustizia, la dignità e la libertà, quelli che hanno resistito agli assordanti suoni della battaglia, così come hanno respinto le illusioni vendute dai nemici della libertà.

Come intellettuali, accademici, attivisti, artisti, cittadini interessati, e movimenti sociali ci troviamo in solidarietà con il popolo siriano a sottolineare la dimensione rivoluzionaria della loro lotta e a prevenire le battaglie geopolitiche e le guerre per procura in corso nel loro paese.

Vi chiediamo di dare il vostro sostegno a tutti i siriani, chiedendo una transizione pacifica del potere, che consenta a tutti i siriani di avere voce e decidere del proprio destino. Respingiamo anche tutti i tentativi di qualsiasi gruppo, di monopolizzare il potere, e di imporre la propria agenda o un’identità unica o omogenea sul popolo siriano.

Vi chiediamo di sostenere questo popolo e quelle organizzazioni che ancora sostengono gli ideali di una Siria libera e democratica.

I Primi Firmatari:

Frederic Jameson (Duke University)

Tariq Ali (scrittore, giornalista e regista anglo-pakistano)

Ilan Pappe (University of Exeter)

Etienne Balibar (Columbia University)

Nigel Gibson (Emerson College)

Norman Finkelstein (ricercatore e scrittore americano)

John Holloway (Benemérita Universidad Autónoma de Puebla)

Vijay Prashad (Trinity College)

Salameh Kaileh (intellettuale siro-palestinese)

Bill Ayers (University of Illinois a Chicago)

Bernardine Dohrn (Northwestern University)

Rashid Khalidi (Columbia University)

Lieven de Cuater (filosofo belga)

Moh’d Ali Attasi (scrittore siriano)

Jihane Sfeir (l’Université Libre de Bruxelles)

Jean-Pierre Filiu (Institut d’Etudes Politiques de Paris)

Farouk Mardam Bey (intellettuale siriano)

Faraj Bayrakdar (poeta siriano)

Ziad Majed (American University of Amel Paris)

Kamal Bandara (intellettuale tunisino)

Francois Burgat (Cnrs-Iremam)

* Traduzione a cura del Campo Antimperialista

Fonte:http://sollevazione.blogspot.it/2013/04/siria-come-se-ne-esce-di-etienne.html

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4 comments

Anonimo Aprile 14, 2013 at 10:06 am

Banda di schifosissimi ipocriti anglosassoni

Anonimo Aprile 14, 2013 at 10:06 am

Banda di schifosissimi ipocriti anglosassoni

Anonimo Aprile 19, 2013 at 11:54 am

? Questi dicono di volere la fine della guerra civile siriana in modo pacifico senza nessuna interferenza imperialista.A mio parere un'ottima soluzione.Devono essere i siriani a decidere il futuro del proprio paese,non i paesi che hanno fomentato la guerra civile,come l'Arabia Saudita,il Quatar e la NATO armando i gruppi armati islamisti da una parte e dall'altra Iran,Russia e Cina armando le truppe di Assad.L'unica soluzione possibile passa per l'autodeterminazione del popolo siriano,in modo pacifico e non violento,se possibile,senza nessuna ingerenza straniera.

Anonimo Aprile 19, 2013 at 11:54 am

? Questi dicono di volere la fine della guerra civile siriana in modo pacifico senza nessuna interferenza imperialista.A mio parere un'ottima soluzione.Devono essere i siriani a decidere il futuro del proprio paese,non i paesi che hanno fomentato la guerra civile,come l'Arabia Saudita,il Quatar e la NATO armando i gruppi armati islamisti da una parte e dall'altra Iran,Russia e Cina armando le truppe di Assad.L'unica soluzione possibile passa per l'autodeterminazione del popolo siriano,in modo pacifico e non violento,se possibile,senza nessuna ingerenza straniera.

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