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Siria, Cnn: “Iniziati raid dei caccia da guerra russi contro Isis”. Usa: “Area non in mano a jihadisti”

Un'immagine dall'alto della base russa in Siria

La Russia ha dato il via alla campagna anti-Isis in Siria. I caccia russi hanno effettuato il primo bombardamento aereo sulla zona di Homs. “L’area non è sotto il controllo dello Stato Islamico”, hanno riferito ai media americani alti funzionari Usa i quali precisano di essere stati informati da Mosca un’ora prima degli attacchi. 


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La risposta russa arriva per bocca di Vladimir Putin: “L’unico modo per combattere i terroristi in Siria era di agire preventivamente“, ha detto il presidente russo parlando a un incontro del governo. “Se i terroristi hanno successo in Siria andranno in Russia e Mosca non aspetterà che questo succeda”, ha detto Putin. Il quale ora sia aspetta che Bashar al Assad avvii un colloquio con l’opposizione siriana: il regime deve assumere una “posizione attiva e flessibile” e deve essere pronto “per i compromessi nel nome del suo Paese e del suo popolo”, ha detto ancora il leader del Cremlino, aggiungendo che servono “le riforme politiche e il dialogo tra tutte le forze sane del Paese”.
Le voci che si levano I bombardamenti aerei russi in Siria hanno colpito l’Esercito siriano libero (che si oppone alle forze fedeli al regime di Assad) nella provincia nordoccidentale di Hama, e non terroristi dello Stato islamico. Lo ha dichiarato il comandante dell’Esl, il maggiore Jamil al-Saleh, aggiungendo che nei raid sono rimasti feriti otto combattenti. “Nella campagna settentrionale della provincia di Hama l’Isis non è presente ed è sotto il controllo dell’Esercito siriano libero”, ha detto a Reuters al-Saleh, che disertò dalle forze regolari siriane nel 2012. Un gruppo di ribelli siriani sostenuto dagli Usa ha accusato, inoltre, Mosca di aver compiuto raid aerei sulle sue posizioni nella città di Latamna, nella provincia di Hama, in Siria. Il gruppo, noto come Tajamu Alezzah, non ha precisato quali obiettivi siano stati colpiti.
Mosca ha confermato che suoi aerei hanno compiuto i primi raid aerei in Siria, ma pilotati da militari siriani. A riferirlo è statoYuri Yakubov, un responsabile del ministero della Difesa russo citato dall’agenzia di stampa Interfax. Secondo il funzionario, i bombardamenti hanno colpito obiettivi del gruppo terrorista Stato islamico. “Questi attacchi sono stati fatti d’accordo con le forze siriane e con l’aiuto del centro di coordinamento antiterrorista diBaghdad“, ha detto Yabukov, riferendosi al centro di scambio di informazioni allestito recentemente nella capitale irachena da Russia, Siria, Iran e Iraq per la condivisione di dati relativi all’Isis. “Nel corso dell’operazione aerea in Siria, i velivoli delle forze aeree e spaziali russe colpiscono attrezzature militari, centri di comunicazione, mezzi di trasporto, magazzini di armi, munizioni, carburanti e lubrificanti appartenenti ai terroristi dell’Isis”, riferisce il ministero della Difesa russo.
Il coinvolgimento di Mosca in Siria è per gli Stati Uniti una “opportunità“, ha detto il segretario di Stato John Kerry in un’intervista alla Cnn. Secondo il capo della diplomazia di Washington, la presenza dei militari russi in Siria può portare Mosca a trovarsi in una situazione “complicata“, con possibili ripercussioni sulla sua posizione circa la Siria e il presidente Assad.
In mattinata i Parlamento russo, riferisce Russia Today, aveva approvato l’uso delle truppe in Siria come richiesto dal presidente Vladimir Putin. La richiesta si riferiva all’uso delle forze armate in Siria per combattere il terrorismo su richiesta del presidente siriano Assad. L’ultima volta che Putin ha chiesto al Senato russo il permesso di inviare truppe all’estero è stato nelmarzo 2014 poco prima dell’annessione della Crimea. Durante la seduta odierna del Senato – riporta l’agenzia Tass – la richiesta è stata presentata ai parlamentari dal capo dell’amministrazione presidenziale Serghiei Ivanov, dal vice ministro degli EsteriMikhail Bogdanov e dal vice ministro della Difesa Nikolai Pankov.
La Russia sarà “l’unico Paese” a intervenire militarmente in Siria contro l’Isis “nel rispetto del diritto internazionale“, ha affermato ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, perché la decisione di avviare i raid arriva in seguito alla richiesta di “assistenza militare” ricevuta dal presidente siriano Assad. Circostanza confermata anche da Damasco: l’ufficio stampa della presidenza siriana ha confermato che Assad ha avanzato la richiesta in una lettera inviata a Putin. In base al diritto internazionale, tali operazioni sono possibili solo sulla base di una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu o su richiesta delle autorità legittime di un Paese interessato.
“I droni russi – ha riferito in mattinata la Cnn – hanno iniziato a individuare possibili obiettivi”. Di fatto, “quattro cacciabombardieri sono arrivati alla base di Latakia, dove ci sono oltre 600 soldati“. Russia e Stati Uniti sono tuttora allineati su posizioni contrapposte circa la crisi siriana: Putinsostiene AssadObama auspica invece una transizione politica. Ma secondo l’esperto militare Ivan Konovalov, “se ci sarà una coalizione unitaria – ha detto alla Reuters – o alla fine due coalizioni, una americana e una russa, dovranno coordinare le loro azioni”.
Da giorni piloti siriani su aerei militari russi stavano effettuando delle incursioni aeree contro degli obiettivi identificati dell’Isis. I raid, come ha detto il generale russo Iuri Iakubov, sono stati coordinati con il centro informativo a Baghdad a cui partecipano Russia, Siria, Iraq e Iran. E “le informazioni sulle incursioni aeree – ha precisato – sono state trasmesse anche ai rappresentanti americani nella capitale irachena”.
Secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria, almeno 27 civili, tra i quali 6 bambini della stessa famiglia, sono stati uccisi in raid dell’aviazione governativa siriana proprio nella provincia di Homs.  I bombardamenti hanno preso di mira le cittadine di Al Rasatan e Talbisah e il villaggio di Al Zafaranah. Il bilancio sembra destinato ad aggravarsi perché alcuni civili sono rimasti gravemente feriti e altri sono ancora dispersi sotto le macerie. Il nuovo massacro è avvenuto dopo che ieri altri 37 civili, di cui 11 bambini, erano stati uccisi da un bombardamento aereo del regime su un mercato coperto della città di Al Mayadin, nella provincia orientale di Deyr az Zor, in una regione controllata dallo Stato islamico.
Il ministro ha quindi invitato i partner internazionali a sostenere gli oppositori del regime e ha descritto l’Iran, alleato diAssad, come una “forza occupante”, che fomenta “il terrorismo e l’estremismo” in Siria e in tutta la regione. E ricordando che “non c’è futuro per Assad in Siria” e che “l’opzione della transizione militare è quella preferibile”, Adel al-Jubeir è stato categorico: il presidente siriano lasci il potere o la comunità internazionale ricorrerà all’”opzione militare” per mettere fine al suo regime.

FOTO:http://www.today.it

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