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Simbologia del Gufo e della Civetta

Prima che l’antropocentrismo inducesse gran parte delle antiche culture umane a raffigurare le divinità in forma antropomorfa, per lungo tempo gli dei furono rappresentati come animali. Tale simbolismo sopravvive ancora oggi in numerose espressioni, tra cui le effigi dei due più noti rapaci notturni: il gufo e la civetta.

Il Gufo nel folklore
In diverse antiche culture quali la ittita, fenicia, egiziana, etiope, sumera (ebraica), romana, araba, indù, mesoamericana, il simbolo del gufo ha sempre rappresentato presagi nefasti, demoni, stregonerie, malattie e morte. Come una sorta di controparte volatile dei gatti neri, tanto che i suoi soprannomi spaziarono da ‘guardiano della notte’ ad ‘angelo della morte’ a ‘famiglio dello stregone.’
Il popolo Sumero chiamava il gufo Ukuku.
Un esempio è dato dai seguenti versetti sumeri:

“Possa l’Ukuku, uccello della depressione, fare il suo nido sul tuo portale!”
“L’uccello che nidifica nelle città distrutte. L’uccello del sonno e del dolore del cuore.”

Dall’antica Siria proviene la Stele Sefire, trattato in aramaico risalente all’VIII secolo, in cui il gufo è considerato emblema di desolazione.

Gli antichi egizi chiamavano il gufo Mulak o Moloch, e nei loro geroglifici lo rappresentarono con un simbolo secondo alcuni precursore della lettera Mi greca, che successivamente sarebbe diventata la M dell’alfabeto moderno.

gufo, lettera m

“(il simbolo del gufo) rappresenta la morte, il freddo, il sole invisibile (ovvero il sole portato nell’aldilà). Di solito era accostato ad un segno a forma di nodo e ad un’aquila; il trisillabo, dal suono sma, era presente nei vocaboli che significavano ‘unito’ e ‘andare insieme.’ Si può desumere che in un simile contesto valeva quale la complementarietà degli opposti, ad esempio il giorno e la notte.”

Teniamo a mente quest’ultimo passaggio. Nella cultura egizia (dalla quale deriva laCabala ebraica) il simbolismo del gufo rappresentava la sintesi, la complementarietà degli opposti.

Nel resto del continente africano il gufo è ancora oggi associato alla magia nera e alla stregoneria. Per il Bantu il gufo è il ‘famiglio dei maghi.’ Gli Swahili credono che il gufo porti malattie ai figli. Gli Zulu descrivono il gufo come uccello degli stregoni, messaggero di maghi e streghe. In Madagascar presenzia le danze sulle tombe dei morti compiuti dalle streghe.

Nell’Induismo la dea del materialismo e della ricchezzaLakshmi, cavalca un gufo di nome vahana.

Una silloge di fiabe indiane del III secolo d.C., il Pañcatantra, paragona il dio della morte, Yama, al gufo; nell’epica del Mahabharata il gufo, simbolo del buio e della notte, è antitetico all’avvoltoio, legato al sole e al giorno, in una disputa mitologia di cui si trovano tracce anche in altre civiltà.”

Nei miti arabi i gufi sono visti come cattivi presagi, proprio come in Italia ed in Ungheria. Il folklore inglese vuole che lo strillo del gufo abbia poteri soprannaturali.

Un vecchio proverbio, tuttora in uso in Messico, dice che: Cuando el tecolote canta, el indio muore (Quando il gufo canta, l’indio muore). Infatti molte culture dell’America centrale come Aztechi, Hopi, Maya, e peruviani vedono ancora oggi il gufo come un simbolo di morte e distruzione, sacro al signore dei morti. Nella cultura maya il gufo – con il nome di Moan – è associato alla morte. Gli Hopi associano i gufi alla stregoneria e altri mali. Mictlantecuhtli – dio azteco della morte – è spesso raffigurato con gufi al seguito.

Proprio come gli antichi egizi anche le culture indigene pellerossa reputano il simbolismo del Gufo in senso ambivalente:

“Nella tradizione dei nativi americani (pellerossa) il gufo era uno degli animali totemici, di grande importanza e dalle doti sia negative che positive.
I guerrieri Lakota erano detti guerrieri dei gufi, poiché si pitturavano cerchi neri attorno agli occhi per indicare la loro preferenza per i combattimenti notturni e per ottenere la vista acuta di questo uccello. Le tribù Navajo e Pueblo veneravano il gufo e lo temevano, tanto che non entravano in una casa in cui fosse custodita una parte di gufo, per una forma di rispetto. (…)
La sua associazione con il buio rispecchiava la meditazione sulla morte e il silenzio del mistero. Il totem del gufo rappresenta, sciamanicamente, la profondità della realtà psichica, la guida per ritrovare la luce della saggezza ed era impiegato anche nella ruota della medicina. La sua familiarità con le tenebre fa scaturire la capacità di vedere nel buio: da qui l’associazione del gufo con la saggezza e con la veggenza.
Secondo molte altre tribù ha l’incarico anche di proteggere gli uomini durante le cerimonie e di tenere lontane le entità malvagie. Inoltre, esso indica la via per il regno dei morti a coloro che hanno lasciato questo mondo. Per la sua ambivalenza simbolica, il gufo ha anche evocato l’emblema del traditore che prepara nell’ombra i suoi progetti.” (Fonte)

Al di fuori delle culture mesopotamiche e del mediterraneo che stiamo per esaminare, i soli popoli che non abbinarono il gufo ad un concetto maligno e lugubre furono i nativi americani, i normanni (vichinghi/svedesi) ed i tartari/mongoli.
I tartari Calmuc veneravano il sacro Gufo Bianco fin dai tempi di Gengis Khan. Il mito mongolo narra che durante uno scontro perdente Gengis Khan si rifugiò in un cespuglio, e che i nemici furono tratti in inganno quando un gufo si posò sul cespuglio, in quanto convinti che nessun uccello si sarebbe fidato di appollaiarsi su un cespuglio in cui fosse rintanato un uomo.

La Civetta nel Folklore
Discorso diverso per quanto riguarda la civetta, che nell’antico Egitto simboleggiava l’anima che abbandona il corpo, ed era divinizzata con il nome di Ba.

“Gli antichi egizi rappresentavano una parte dell’anima – chiamata Ba – sotto forma di uccello con la testa umana. Nel Libro dei Morti lo stesso principio è rappresentato da una civetta.”
B. Sax – The Mythical Zoo (pag. 189)

Gli ittiti chiamavano la civetta hupupiau (Puhvel 1991 3,130-31).
Gli Ittiti furono la prima cultura a raffigurare una divinità avente alcuni tratti caratteristici della civetta, tra cui i grandi occhi.

athi manufatto
La divinità simboleggiata dall’hupupiau fu battezzata con il nome proprio Athi (Atti, Khati o Hethei). Alcune delle prime effigi di questa entità sono state rinvenute nella capitale ittita di Karkemiš (foto in alto). Nella lista geografica di Thutmose III sono menzionati diversi nomi di città ubicate nei pressi di Karkemiš: Ata-kal, At-Banti, Aitua, Atu-ba, Athi-ni, Ata-ma e Atta-ma (“il luogo di Atti”). Molte fonti, inoltre concordano nel ritenere che il nome della città ellenica di Atene, derivi proprio dal nome ittita della divinità simboleggiata dalla civetta.

atti manufatto
Come abbiamo visto, gran parte delle culture identificarono e tuttora identificano il gufo e il suo simbolismo con la magia, la sventura, la morte, l’aldilà. Tutto ciò per via della sua natura di bestia notturna, del suo aspetto inquietante, e del suo verso lugubre.
Il Gufo dalla Mesopotamia al Mediterraneo
Alcune culture mesopotamiche e del mediterraneo – invece – associarono il simbolismo del gufo alla luna crescentela fertilità e l’abbondanza. Ciò per via per via dei suoi ciuffi di piume simili a corna o ad uno spicchio di luna crescente.

Gli uomini primitivi manifestavano un grande trasporto emotivo verso le bestie cornute.”

 “La fase della luna crescente è un momento di rigenerazione: il corpo accumula energia. (…) Tutto cresce, prolifica; i succhi risalgono, predomina la crescita in superficie. Le piante che crescono in superficie vanno piantate o seminate in luna crescente.”

luna crescente

La divinità greca Pan era legata al culto della natura. Pan significa letteralmente tutto, unico, da cui il moderno termine panteismo, cioè culto del tutto, della Natura, del Cosmo.

“È un dio potente e selvaggio, esteriormente è raffigurato con gambe e corna caprine, zampe irsute e zoccoli, il busto umano ed il volto barbuto. Divinità non olimpica dalle forti connotazioni sessuali – anche Pan come Dionisio e Priapo era rappresentato con un grande fallo. (…) Come dio legato alla terra ed alla fertilità dei campi è legato alla Luna, ed alle forze della grande Madre. Questo dio pagano sarebbe stato ripreso in seguito dalla Chiesa Cristiana per utilizzare la sua immagine nella iconografia di Satana.”

Tra gli antichi fenici la principale divinità era Astarte, dea della fertilità e della natura, cioè la Dea Madre di cui sopra, i quali simboli erano la luna crescente e – conseguentemente – le corna e gli animali cornuti (bue e gufo). In relazione al simbolismo delle corna e della luna crescente, Astarte era spesso raffigurata con indosso una corona cornuta. Altri nomi della stessa divinità, in culture diverse, furono: Astaroth, Iside, Inanna, Ishtar, Columbia (secondo alcune fonti, tra cui il pastore e ricercatore Alexander Hislop), Afrodite / Venere (secondo altre fonti) per citarne alcuni.

Tali rappresentazioni diedero successivamente origine alla dea pagana anglosassone e teutonica della natura, della fertilità e della primavera, nota come Eostre, Ostara e oggiGaia.

astarte, ishtarastarte, ishtar

Il culto della Dea proseguì per molti secoli nelle civiltà fenicie, elleniche, egizie anche dopo che nell’VIII secolo a.C. il profeta Mosè ridiscese dal Sinai con il Decalogo in cui l’unico Dio condannava l’adorazione dei falsi idoli, sancendo l’alba del monoteismo. Sebbene da quel giorno ebbe inizio il lento ma inesorabile processo di erosione culturale del politeismo nel corso del quale il culto della Dea scivolò nella clandestinità.Non è escluso che sia stata l’opera di demonizzazione del paganesimo attuata dalle autorità religiose monoteistiche, ed in particolare la demonizzazione del culto della Dea, che diede origine al prototipo della divinità pagana da aborrire per via della sua bruttezza, cattiveria e crudeltà delle sue pretese fatte di brutali sacrifici umani: Moloch (o Baal, da cui Belzebù) divinità cananea marchiata come simbolo di sventura anche attraverso la denominazione mutuata dai misteri egizi, con cui la si abbinò al gufo, l’uccello del malaugurio.

La cultura ebraica aveva anticipato qualcosa di simile nell’Esodo biblico sotto forma delvitello d’oro. Moloch avrebbe impersonato il paganesimo inviso all’unico Dio; la divinità ‘blasfema’ assetata di tremendi sacrifici e raffigurata talvolta come un toro, talvolta come un gufo, talvolta come una commistione dei due animali, con le corna del toro e le ali del gufo (foto in basso). In definitiva questa divinità fu creata attingendo sia dalla cultura egizia che dall’iconografica ellenica e fenicia, data la rassomiglianza con le icone di Astarte e Pan. Moloch fu il precursore di Cronos e – almeno dal punto di vista iconografico – dell’effigie del Bafometto.

moloch-baal

La storiografia ci dice che le accuse di brutalità mosse contro i culti pagani non fossero campate in aria:

“Nelle culture antiche si parlava di sacrificio umano quando ad una divinità venivano immolati degli uomini per propiziarsene i favori.
I popoli che più lo praticarono furono gli Aztechi, i Maya, ma anche i popoli della penisola arabica preislamica. Si hanno poi notizie di tali pratiche presso Cartagine e nelle colonie fenicie della Sicilia (dove si venerava il dio Baal poi sostituito con Crono) e a Roma (fino all’epoca repubblicana). In genere la pratica era diffusa presso la maggior parte dei popoli antichi conosciuti.”

Purtroppo – a detta di una nutrita schiera di occultisti contemporanei – la tragica usanza di compiere sacrifici umani non fu mai estirpata. Secondo tali inquietanti versioni almeno una parte degli omicidi e stragi riportati giornalmente da mass media con sensazionalismo e dovizia di particolari sarebbero in realtà omicidi rituali celebrati per fini magici e sacrificali. Per approfondire il tema basta leggere qualcosa di Michael A. HoffmanFranceschettiLamendola, e molti altri facilmente individuabili con Google.

Successivamente intorno al culto di Moloch si svilupparono dei culti reali, in larga parte clandestini, alcuni dei quali fondati su tale presunta, antica dualità esistente tra l’unico Dio e il Diavolo (satanismo teistico, Tempio di Set), altri esplicitamente votati a tramandare la verità celata dietro la repressione, cioè l’antico culto panteistico della materia e della Dea (Wikka, neopaganesimo, culto di Gaia).

Atena e la Civetta
E’ invece piuttosto incerta e contraddittoria la versione secondo cui vi sarebbe attinenza tra le divinità appena citate e la divinità greco-romana Atena (Minerva), abbinata non al gufo ma alla civetta (foto in basso). Come accennato, è molto probabile che il nome della città di Atene sia derivato proprio dalla dea ittita Athi (presso i troiani: Ate), il cui animale sacro era la civetta. Inoltre sappiamo che i principi associati a Minerva fossero ben distinti da quelli associati ad Astarte. Mentre Astarte era la dea della natura, del rinnovamento, della fertilità, Minerva era la dea dell’intelletto, della strategia militare e delle arti utili. E’ presumibile invece che il culto di Astarte in epoca classica si rinnovò con la dea Cerere (Demetra), e con Afrodite / Venere.

Quanto al gufo, soprattutto tra i latini era un animale tutt’altro che amato o venerato. Ad esempio nella Metamorfosi, il poeta Ovidio narra che il demone Ascalaphus fu trasformato da Cerere in gufo, e condannato a prevedere il male in quanto colpevole di aver mangiato un melograno nonostante il divieto di Zeus. Il poeta Plinio definì il gufo un uccello: funebris et maxime abominatus, (triste e massimamente aborrito). Virgilio nell’Eneide narra che il grido di morte di un gufo echeggiò sul tempio, di notte, preannunciando la morte di Didone. E il già citato Ovidio descrisse il gufo come portatore di cattivi presagi, e asserì che i bambini osservati da tale animale fossero destinati a subire un triste destino.

minerva civettaatena, civetta

Come sappiamo, il gufo e la civetta sono animali distinti. Benché entrambe si muovano nell’oscurità, la civetta è più piccola in dimensioni (quasi la metà del gufo) e non possiede le ‘corna’ (ciuffi piumati) del gufo. Inoltre il verso del gufo ha un suono lugubre e profondo, mentre quello della civetta è simile al suono emesso da qualsiasi comune rapace. Insomma è improbabile che dal punto di vista simbolico i due animali possano essere confusi.

gufo e civetta

Si può presumere che nell’iconografia ellenica e romana, sia Atena che Minerva siano state abbinate al simbolismo della civetta piuttosto che a quello del gufo, in quanto benché dotata anch’essa della capacità di vedere nel buio (identificata con la saggezza, ovvero il dono di vedere ciò che è invisibile ai profani) – sulla civetta non gravava il simbolismo naturalistico né la connotazione di animale sinistro, oscuro, molto radicata in epoca romana.

Al contrario, secondo i filosofi e letterati classici gli occhi e il becco della civetta seguono la linea della lettera φ (fi), simbolo alfabetico greco della filosofia (e in seguito della sezione aurea). Lettera che quindi accomuna armonia, bellezza e amore per la conoscenza e per la ricerca in senso lato.”

In epoca medievale il simbolismo negativo del gufo assunse connotati politici quando sotto il dominio papale rappresentò il popolo ebraico reo di avere rifiutato Gesù Cristo. Il bestiario Physiologus Latinus sottolinea: “Il gufo rappresenta il popolo ebraico che respinse il nostro Signore e Salvatore quando giunse per salvarli.”
Nei luoghi e periodi in cui l’antisemitismo era più forte, gli ebrei furono accusati di rapire bambini cristiani per bruciarli vivi in rituali legati alla venerazione della demoniaca divinità chiamata Moloch. Come visto, Moloch era l’antico nome egizio del gufo, successivamente associato alla crudeltà del paganesimo. In particolare i sacrifici in funzione di Moloch erano compiuti mediante il fuoco, e sono anche detti olocausti.

“Il cristianesimo ha perseverato nell’associazione tra gufo e spiriti malvagi, fino a ridurlo ad uno dei simboli di Satana. Su una vetrata della cattedrale di Saint-Etienne, a Bourges, il demonio si palesa ad Adamo ed Eva in forma di gufo dalla testa umana, appollaiato sull’Albero della conoscenza.” (link)

La Massoneria, la Civetta, il Gufo
Un post sugli Illuminati che pubblicammo tempo fa affermava che Minerva sia una delle divinità incluse nel pantheon della dottrina massonica ‘illuminista.’ Nell’originaria gerarchia degli Illuminati, composta di soli tre gradi, il secondo grado era definito Grado Minervale.

Il termine derivava da Minerva, antica dea romana della saggezza, il commercio, la guerra, l’artigianato, la magia, e la musica. Minerva è spesso raffigurata in compagnia della sua creatura sacra, la civetta, che simboleggia la saggezza per via della sua capacità di vedere nel buio. Le raffigurazioni di Minerva sono frequenti in luoghi e stemmi importanti, come la Biblioteca del Congresso e il Gran Sigillo della California.”

Senza dubbio questo aspetto del simbolismo massonico illuminato sarà veritiero e rilevante. Tuttavia l’iconografia ‘illuminata’ sembra riferirsi prevalentemente ai gufi, e quasi mai alle civette. Ad esempio, osserviamo gli animali incisi sui sigilli originali degli illuminati:

sigilli minervali

Quelli raffigurati non sono gli animali sacri di Minerva, simboli di saggezza, emblemi della filosofia e dell’anima (Ba) secondo i misteri egizi e la cabala ebraica. Sono gufi, effigi di Moloch, animali di Astarte (Ishtar), Dea della natura e della materia.

Il Gufo ed i Vigilanti
E ancora, sappiamo che la mitologia massonica associ il gufo (non la civetta) ai Guardiani, Veglianti o Vigilanti, visitatori ‘alieni’ da cui all’alba dei tempi avrebbero avuto inizio la civiltà umana e la dottrina massonica. Il seguente brano è tratto dal libroMysteries and Secrets of the Masons: The Story Behind the Masonic Order, di Lionel e Patricia Fanthorpe (2006):

“Un altro aspetto del simbolismo del gufo in massoneria è legato alle strane teorie sulle antiche radici della massoneria, l’idea che segreti esseri volanti giunti da mondi lontani avrebbero fondato la massoneria dopo un’evocazione avvenuta in un’epoca remota.” (pag. 34)

Il Gufo nel Simbolismo Moderno
Nell’angolo superiore della banconota da un dollaro americano, come noto molto ricca di simbolismo occulto, troviamo effigiato un microscopico gufo. Non una civetta. ma un gufo. Secondo diverse fonti si tratterebbe di un riferimento massonico alla saggezza minervale, tuttavia è indubbio che l’immagine sulla banconota ritragga un gufo e non una civetta; benché appena accennate, le piccole corna sono inequivocabili.

Stesso discorso per quanto riguarda il simbolismo riscontrabile nella veduta aerea della Casa Bianca. Gufo, non civetta.


Il simbolismo del gufo – come si è visto – è variamente interpretabile. Riassumendo:

– In primo luogo la sintesi della dualità. Come detto, nella cultura egizia (dalla quale deriva la Cabala ebraica) il simbolismo del gufo rappresentava la sintesi, la complementarietà degli opposti.

– In secondo luogo i connotati fisici collegati alla luna crescente, alle corna, alla fertilità quindi alla dea Astarte e al culto della Natura, del Cosmo, della materia.

– In terzo luogo in funzione del mito massonico dei Vigilanti.

– In quarto luogo come espressione della divinità che fu scelta quale principale avversaria dell’unico Dio ‘autoritario e repressivo’; emblema dei culti pagani soffocati dal monoteismo; culti in linea di massima votati all’adorazione di un vasto pantheon, poi sintetizzato nella figura di Moloch.

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