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Siamo schiavi di schemi mentali impressi nella testa. E abbiamo paura di cambiarli

Di Mario Furlan
Crediamo di essere liberi. Ma non lo siamo affatto. Siamo schiavi. Lo so: stai pensando che sei schiavo del lavoro. Del tuo capo. Dell’ufficio. Dell’azienda. Del sistema. Delle banche. Del fisco. Della famiglia. Dei tuoi mille obblighi professionali, sociali e familiari… Ma c’è un’altra schiavitù, ben peggiore e molto più subdola. Una schiavitù di cui non ti rendi conto. E di cui ti esorto a prendere consapevolezza. Ci sono catene che ti tengono prigioniero senza che tu nemmeno te ne accorga. E non puoi diventare la persona che desideri essere, né avere ciò che desideri possedere, se non te ne liberi.


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Si tratta delle catene degli schemi mentali che da anni, forse da sempre, hai impressi nella testa. Sono modelli di comportamento marchiati a fuoco; non sulla tua pelle, ma nel tuo animo. Sei, siamo tutti programmati per comportarci in un certo modo. Per agire in un certo modo. E per reagire in un certo modo. E il momento in cui ce ne accorgiamo è il momento in cui iniziamo a piegare le sbarre della gabbia in cui ci siamo lasciati rinchiudere.
Sei perplesso? Qualche esempio, tratto dalla mia esperienza familiare, ti chiarirà il concetto. E sono certo che conosci famiglie in cui è capitato qualcosa di simile. Mia madre è stata molto dura con me quando ero bambino: mi picchiava quando non prendevo bei voti. O quando non facevo bene il letto. O lasciavo sporco il bagno. O arrivavo a casa in ritardo. Mi amava. Tantissimo. E lo faceva per amore. Ma il suo era un amore che si esprimeva in forme sbagliate. Perché? Perché suo padre, a sua volta, era stato severissimo con lei. La prendeva a cinghiate ogni volta che sbagliava. Anche lui per amore. Convinto che fosse il modo migliore per educare i figli. Perché? Ormai hai capito l’antifona: perché suo padre, il nonno di mia madre e mio bisnonno, era stato un cerbero con lui. In quanto suo padre, a sua volta… e così via, fino a chissà quale generazione.
Alcuni dei nostri comportamenti avevano una loro spiegazione nel momento in cui vennero adottati, ma l’hanno persa nel tempo. Eppure continuiamo a seguirli. Per abitudinePer pigriziaPer paura di cambiarePer rispetto ad antiche tradizioni, e alle autorità che ne impongono l’osservanza. Accade nelle religioni. Nei costumi popolari. Nelle liturgie. E anche nelle famiglie. Subito dopo le nozze, una volta trasferito nella nuova casa, un marito nota che la moglie taglia le due estremità dell’arrosto, la testa e la coda, prima di metterlo in forno a cucinare. Le chiede il perché. Lei gli risponde che lo faceva sua madre. Incuriosito, il marito telefona alla suocera. La quale, a sua volta, dice che lo faceva sua madre. Sempre più perplesso, e desideroso di chiarire un mistero intergenerazionale, il marito chiama la nonna della sposa. E lei: “Da giovane tagliavo la testa e la coda dell’arrosto perché il mio forno di allora era troppo piccolo per contenerlo tutto“.

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