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Secondo l’autorevole quotidiano statunitense Washington Post, sulla Siria aveva ragione Putin



Di Salvatore Santoru

Il giornalista Ishaan Tharoor, in un recente articolo pubblicato sul Washington Post e tradotto in italiano dal sito web il Post, ha affermato che sulla Siria Putin aveva ragione.<

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Nell’articolo, Tharoor fa riferimento alla lettera che il presidente russo aveva scritto sul New York Times, in cui sconsigliò agli States di intervenire nel paese.



In tale lettera, Putin affermava che :

” Un attacco [in Siria] aumenterebbe gli episodi di violenza e provocherebbe una nuova ondata di atti terroristici. Potrebbe danneggiare gli sforzi comuni intrapresi per risolvere il problema del nucleare iraniano e la questione israelo-palestinese, e destabilizzare ancora di più il Medio Oriente e il Nord Africa. Potrebbe sbilanciare l’intero sistema dei contrappesi internazionali. 



Sempre nella stessa lettera, Putin scrisse che « in Siria non c’è una battaglia in favore della democrazia, ma un conflitto armato fra il governo e l’opposizione in un paese multireligioso», e denunciando l’avanzata dei gruppi fondamentalisti islamici e terroristi tra le fila dei ribelli :

I militanti che combattono laggiù che arrivano dai paesi arabi, dall’Occidente e persino dalla Russia, sono un fatto che ci preoccupa molto. Chi ci dice che non torneranno nei nostri paesi forti delle cose che hanno imparato in Siria?



Tharoor ricorda che al giorno d’oggi questa preoccupazione è ufficialmente condivisa dai governi europei e da quello statunitense, mentre si può ben affermare che ai tempi era pressochè inesistente.

Nell’articolo viene ricordato anche che già nel novembre del 2011 il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov criticò le maggiori potenze mondiali – Stati Uniti compresi – perché non stavano contribuendo a fare pressione sull’ opposizione siriana invitandola a discutere con Assad”.



Inoltre, il giornalista cita un incontro avvenuto alle Hawaii fra i ministri degli Esteri dei paesi dell’Asia-Pacific Economic Cooperation, in cui lo stesso Lavrov disse: « sentiamo la responsabilità di fare tutto il possibile affinché in Siria inizi un dialogo interno » .



L’articolo di Tharoor si conclude ricordando che l’appello dei russi al dialogo poteva benissimo essere un bluff, ma col senno di poi, costituiva effettivamente un’opportunità di una precoce rappacificazione, che oggi appare molto lontana, ma il governo statunitense in tal periodo non voleva compromessi e credeva che un cambio di regime in Siria sarebbe stato un «inevitabile» dato di fatto.



Facendo alcune considerazioni sulla tematica trattata nell’articolo, si può sostenere che l’atteggiamento russo nei confronti della Siria sia stato indubbiamente prudente e responsabile, al contrario dell’irresponsabile e sfrontata presa di posizione di USA e alleati, intenzionati a procedere per un’intervento militare contro Assad, intervento che avrebbe portato la Siria a diventare una colonia del fondamentalismo e del terrorismo islamista.

Situazione, che grazie al veto della stessa Russia e della Cina, è stata scongiurata.

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