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Common Sense Feminist femminismo femminismo radicale Louise Burfitt-Dons

LA SCRITTRICE FEMMINISTA LOUISE BURFITT-DONS CRITICA UN CERTO “FEMMINISMO TERZOMONDISTA” CHE DEMONIZZA L’OCCIDENTE MA TOLLERA L’ISLAMISMO RADICALE

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Di Salvatore Santoru

 In un articolo pubblicato sul suo blog “Common Sense Feminist“(1) la scrittrice e attivista Louise Burfitt-Dons(2) ha fatto cenno al fenomeno di un certo “femminismo estremo” e terzomondista abituato a demonizzare l’Occidente ma alquanto ‘tollerante’ verso fenomeni come l’islamismo radicale.
Nell’articolo la Dons, già impegnata da anni nella lotta contro il bullismo e la violenza sulle donne, ha fatto anche riferimento alla scelta(3) dell’ex modella inglese Kimberley Miners che ha scelto di diventare miliziana dell’ISIS(4), costituendo una delle ormai (relativamente) sempre di più donne occidentali che scelgono di unirsi al Califfato o all’islamismo radicale, si pensi anche alla vicenda dell’ex chitarrista inglese Sally Jones(5). 
Contestualizzando la vicenda, la Dons ha sostenuto che tali casi possano essere anche dovuti al fallimento di un certo “femminismo radicale” e,bisognerebbe dire, autoproclamato “terzomondista” e/o “mondialista” tutt’ora alquanto egemone, “femminismo radicalista” che ha abbandonato lo “spirito femminista autentico” per concentrarsi sulla demonizzazione dell’uomo occidentale e della cultura occidentale in sé.
Difatti, non sono per nulla rare le minimizzazioni dei crimini dell’islamismo radicale e dei maschilismi non occidentali da parte di tali fronti ideologici, che sulla lotta a quello che loro chiamano come il sistema “dominante”,vero o presunto, del “maschio bianco” sembra abbiano fatto la propria unica ragione di lotta ideologica.
D’altronde, non si può non segnalare il forte “doppio standard” che accompagna tali visioni ideologiche, dove il “maschio bianco” e la “civiltà occidentale” e/o europea risulta la causa di tutti i mali del mondo, mentre gli altri maschilismi o sono negati o si tende, com successo per i fatti di Colonia(6), a spostare il focus sull’intero genere maschile per paura di apparire non del tutto politically correct, mentre allo stesso tempo è considerato ideologicamente doveroso demonizzare tutti i bianchi per ogni ingiustizia, cosa che d’altronde ha fatto recentemente anche l’attivista sudafricana Gillian Schutte(egli stessa bianca  e il cui discorso, comunque, andrebbe contestualizzato tenendo conto dei parametri ideologici cui si ispira il suo pensiero politico) secondo cui “tutti i bianchi sono razzisti”(7).
NOTE:

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