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Scandalo emissioni “truccate” negli Stati Uniti, Volkswagen sospende le vendite e crolla in Borsa


Terremoto Volkswagen per il caso delle emissioni «truccate» negli Stati Uniti. L’amministrazione Obama accusa la casa automobilistica tedesca di aver ingannato le autorità americane violando le norme antismog in vigore. Il gruppo ammette le violazioni e paga subito un prezzo salatissimo: il titolo in Borsa crolla del 17% (dopo che in giornata aveva toccato -22%). 


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STANGATA IN ARRIVO  
Per il gruppo tedesco è in arrivo una maxi-multa. Il Wall Street Journal la quantifica in 18 miliardi di dollari (in realtà, grazie alla «collaborazione» sulla vicenda, è probabile che saranno molti meno). Oltre all’onere di ritirare dal mercato americano circa mezzo milione di auto vendute dal 2008 ad oggi, tra modelli Volkswagen ed Audi. Un ritiro che è stato ordinato dall’Epa (Eviromental Protection Agency), l’agenzia federale per la protezione ambientale. 
IL SOFTWARE E LA PRESUNTA TRUFFA  
L’Epa, nel dettaglio, accusa Volkswagen di aver intenzionalmente utilizzato un sofisticatissimo software progettato per aggirare i controlli sulle emissioni inquinanti dei propri veicoli. Software installato sulle centraline dei motori 4 cilindri diesel in grado di attivarsi automaticamente solo quando l’auto sta effettuando un test anti-smog, e in grado di abbattere drasticamente le emissioni. 
L’accusa dell’Epa è quindi quella di aver violato le norme del Clean Air Act. Wolfsburg ha ammesso di aver utilizzato il software.  
“BRUCIATI” 13 MILIARDI DI EURO  
Sarà il prosieguo delle indagini a rivelare l’entità delle violazioni del gruppo di Wolfsburg. In particolare i modelli nel mirino sono tutti diesel: dalla Volkswagen Jetta, alla Beetle, alla Golf, passando per la Passat. Ma anche l’Audi 3. Volkswagen ha inoltre annunciato la sospensione delle vendite dei modelli dei motori quattro cilindri diesel Vw e Audi negli Stati Uniti. In attesa della multa, il crollo dei titoli Volkswagen alla borsa di Francoforte costa 12,9 miliardi di euro ai soci della casa automobilistica tedesca. Le azioni ordinarie hanno perso il 17,14%, a 133,7 euro, mentre le privilegiate il 18,6%, a 132,2 euro. Dai 76,24 miliardi di venerdì la capitalizzazione di borsa è scesa a 63,33 miliardi di euro. 
TRADITA LA FIDUCIA  
La drammatica giornata sul mercato azionario riflette bene anche il “trauma” nazionale. Sono tanti i tedeschi esterrefatti, nell’apprendere di questo eclatante aggiramento delle norme. A nulla sono valse infatti le scuse dell’amministratore delegato Martin Winterkorn, che ancora una volta – dopo esser sopravvissuto alla guerra di potere con il patron Ferdinand Piech – rischia di perdere il posto: «Io personalmente sono profondamente dispiaciuto che abbiamo spezzato la fiducia dei nostri clienti e del pubblico. Coopereremo pienamente con le agenzie responsabili, con la trasparenza e l’urgenza, necessarie, per stabilire tutti i dettagli del caso». Il gruppo ha ordinato una indagine esterna sull’accaduto. «La fiducia dei nostri clienti e del pubblico – ha aggiunto Winterkorn – è e continua ad essere la nostra risorsa più importante. Noi di Volkswagen faremo tutto ciò che deve essere fatto in modo da ristabilirla». 
SI MUOVE ANCHE BERLINO  
L’indignazione è generale: la Casa Bianca si dice «abbastanza preoccupata» per le azioni del gruppo. Il Governo tedesco ha chiesto ai costruttori automobilistici di fornire informazioni per verificare che non ci siano state anche in Germania manipolazioni dei dati anti-inquinamento, simili a quelle ammesse da Volkswagen negli Stati Uniti. «Ci attendiamo dai costruttori automobilistici informazioni affidabili, affinché la Kba, l’autorità competente, possa verificare se manipolazioni comparabili abbiano avuto luogo anche in Germania o in Europa», ha detto Andreas Kubler, portavoce del ministero dell’Ambiente. In Italia Rete Consumatori ha già annunciato una class action ed il Codacons si è detto pronta ad azioni collettive e richieste di danni miliardarie, se si riscontreranno anomalie anche sul mercato italiano. 
LA MULTA  
Un calcolo teorico – in base alla cifre disponibili – porta poi Spiegel on line a concludere che Vw potrebbe essere chiamata a pagare fino a 18 miliardi di dollari di sanzioni (se si seguisse il criterio di dover versare 37.500 dollari per ogni auto venduta). La collaborazione mostrata da Winterkorn dovrebbe però ridurre di molto l’importo: secondo alcuni analisti Vw potrebbe essere chiamata a pagare 1 miliardo di dollari. È chiaro che l’emersione di queste violazioni mette nuovamente a rischio le sorti di Winterkorn, che secondo alcuni osservatori tedeschi dovrebbe presentare le sue dimissioni: sia che fosse a conoscenza di quanto avveniva o no; in entrambi i casi si tratta di buone ragioni per fare un passo indietro. C’è però chi ritiene che l’opera di Winterkorn sia stata talmente importante per la casa tedesca che gli si darà la chance di chiarire ogni responsabilità.  

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