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San Raffaele, la sanità malata

 Di Luca Galassi
Bancarotta, milioni di euro in fondi neri: indagato don Verzé, arrestato Piero Daccò, faccendiere vicino a Cl e a Formigoni
L’angelo in vetroresina e acciaio è costato due milioni di euro. Il cupolone e i laboratori di medicina molecolare cinquanta milioni di euro. Il passivo dell’istituto è di oltre un miliardo e mezzo di euro. Ma il San Raffaele, oltre agli sperperi visibili, ha ingoiato milioni di euro in fondi neri, sui quali la Procura di Milano sta facendo faticosamente luce. Ieri si sono aggiunti altri nomi alla lista degli indagati, nell’ambito dell’inchiesta sulla bancarotta dell’ospedale milanese. A seguito delle perquisizioni della Finanza nell’ufficio di presidenza, un tempo fulcro della gestione contabile dell’ex-vicepresidente Mario Cal, suicidatosi a luglio, i pm hanno iscritto nel registro degli indagati don Luigi Verzè, ex presidente dell’istituto, e Piero Daccò, mediatore d’affari, arrestato per pericolo di fuga. Secondo gli investigatori, il faccendiere avrebbe sottratto dalle casse del San Raffaele tre milioni di euro. Indiscrezioni vogliono la presenza dei costruttori Zammarchi, anche loro indagati, negli uffici dei pm milanesi fino a tarda notte. Gli inquirenti ritengono che siano tre gli episodi di concorso in bancarotta, e in uno di essi risulti indagato anche il fondatore don Verzè. Oltre all’ispezione negli uffici dell’ospedale, i militari hanno controllato due yacht di Daccò, Amerika-London e Ad Maiora, ormeggiati rispettivamente ad Ancona e a Lavagna. L’Ad Maiora ha ospitato, a Porto Cervo nel 2009, il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. I finanzieri stanno inoltre perquisendo gli uffici della società di revisione Argos, depositaria delle società estere di Daccò.<

br />Le operazioni relative al decreto di perquisizione riguardano: l’acquisto di una società di viaggi con annesso aereo per voli transoceanici, l’anticipo per un immobile in Cile e spese per 510mila euro “senza alcun interesse per l’ente erogante”. La vicenda è estremamente aggrovigliata, ma in sintesi, secondo la procura, due milioni di euro sarebbero stati consegnati all’intermediario Pierangelo Daccò e a una società, la Euroworldwide Llc, attraverso una serie di altre società e giustificati, “fittiziamente e maliziosamente”, come commissione per la ricerca sul mercato di un aereo, un Bombardier modello Global Express, “senza alcun interesse per la Fondazione” visto che “aveva già acquisito un altro e costoso aereo modello Challenger 604“. Daccò, secondo l’accusa, avrebbe distratto la somma in concorso con Don Verzé, Mario Cal e Mario Valsecchi. Insieme a Cal e agli imprenditori Gianluca Zammarchi e Andrea Bezzicheri della Metodo srl, Daccò, “quale beneficiario economico della Mtb” avrebbe distratto la somma di un milione di euro che la Fondazione ha erogato nel dicembre 2008, unitamente a un maggior importo, a Metodo srl e che questa ha girato alla Mtb con la “fittizia e apparente causale di anticipo sull’acquisto di un immobile in Cile”. Infine, Cal, Daccò, Valsecchi e “terzi in fase di identificazione” avrebbero distratto 510mila euro in un’operazione “apparentemente senza alcun interesse per l’ente erogante”.
Di Pierangelo Daccò si sa poco. E’ faccendiere, consulente, businessman. Agisce in una terra di mezzo difficile da decifrare. Forse trait-d’union tra politica e sanità, forse uomo esclusivamente dedito alla cura dei propri interessi. Del suo passato, scrivono le maggiori testate nazionali, si sa che ruota da tempo intorno a Comunione e liberazione, un movimento che in Lombardia catalizza voti e posti di potere, grazie all’appoggio che da sempre fornisce al presidente della Regione, Roberto Formigoni. Ma il suo ruolo per la Fondazione San Raffaele, o quello di eventuali protagonisti politici, è ancora tutto da scoprire.

Da Peace Reporter

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