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Russia:le mani della cricca sui mondiali di calcio del 2018


Di Augusto Parboni Andrea Ossino

 Gli indagati avevano ambizioni internazionali. Dagli appalti in Libia per l’emergenza migranti, fino alle commesse da accaparrarsi in Russia, per la realizzazione degli stadi in occasione dei campionati mondiali di calcio del 2018. La vicenda emerge dagli atti a disposizione della procura di Firenze sugli appalti delle grandi opere, gli stessi che hanno portato all’iscrizione di 51 persone nel registro degli indagati.
 
IL BUSINESS IN RUSSIA È la mattina del 30 novembre 2013 quando Stefano Perotti chiama il figlio Philippe, entrambi indagati. Stefano: «Venerdì dovremmo rincontrare Saglia, che è questo nuovo consulente che abbiamo..te lo volevo fare conoscere perché vorrei che tu seguissi queste opportunità commerciali che poi facciamo con lui perché mi sembrano molto vicine alle tue attitudini…sulla Russia potremmo puntare a entrare nel programma di Putin sulla realizzazione di questi nuovi stadi (…) vogliono anche fare un grosso sviluppo di infrastrutture probabilmente con il sistema delle concessioni». Il giovane Perotti ha grandi ambizioni. Philippe: «Gli stadi in Russia, cioè li fanno fare tutti a noi o c’è ne fanno fare uno?». S: «Magari ce li vogliono far fare tutti, io direi che se ce ne fanno fare uno dobbiamo essere molto contenti». P: «Appunto si parla sempre di lavori di…intorno ai 300 per uno stadio». I due continuano pensando al futuro. S: «Noi prendiamo l’incarico di fare tutto il progetto, individuiamo con noi un architetto..per dire potremmo farlo con Giorgio Mor». P: «Poi Corinne (Perotti ndr) ci si infila dentro come architetto». Dopo qualche battuta Stefano Perotti continua: «Poi li vuole fare ovviamente che colpiscano no quindi…a livello tecnologico e anche grandi architetti adesso (…) siccome questo qua che ho conosciuto questo William Bower con cui lavoreremo su Ostia…un olandese che vive in Italia potrebbe essere un buon riferimento molto conosciuto a San Pietroburgo, quindi già potremmo buttarci subito addosso a sta cosa». P: «Ora comunque vanno molto di moda questi stadi intercambiabili (…) per fare Olimpiadi e calcio». S: «Energicamente autosufficienti e poi…con il sistema intorno commerciale residenziale». P: «Poi là bisogna pensare anche al freddo che farà quindi a cose antineve…protezione per l’erba».
 
CONTROLLO DELL’IMMIGRAZIONE Non c’era solo la Russia nella mente degli imprenditori indagati. Stando agli atti a disposizione dei pm toscani, coordinati dal procuratore capo Giuseppe Creazzo, la cricca avrebbe desiderato mettere le mani anche sulle infrastrutture da costruire in Libia. Nel 2014 Davide Vaggi, indicato dai carabinieri del Ros come consulente di Impregilo e delle cosiddette Coop Rosse, informa Perotti sull’esistenza di un «grosso appalto in Libia dell’importo di 350 milioni di euro per la predisposizione da parte della Selex (gruppo Finmeccanica) di una rete di controllo per l’immigrazione (…) Dovrebbe essere un sistema di controlli – spiega Vaggi – nel sud della Libia… tra il Niger la Libia e il Ciad eccetera… che si chiama Southern Border Controlling Illegal Immigration System… dove metà di questi 350 milioni… dovrebbe essere opere civili (…) soprattutto adesso che sta venendo fuori tutto questo casino…gli immigrati che arrivano…».
«REGALI» DALLA SVIZZERA Gli «interessi» della cricca erano anche mirati «al risparmio». Tanto che avrebbero acquistato 13 computer attraverso diverse società passando per la Svizzera. Pc da regalare anche a «Sforza, il manager di Ferrovie, il quale lo ha esplicitamente richiesto». «Sto procedendo all’acquisto di un computer da lasciare nei compartimenti, è il primo di 13 – afferma Perotti – vado su a Ginevra…faccio una nota spese…e viene rimborsato…direttamente a me…».

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