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Sulle rivolte di Londra

Di Salvatore Santoru

Ormai è il quinto giorno dall’inizio delle rivolte di Londra.Gli insorti stanno saccheggiando e mettendo a fuoco la città,colpendo  negozi di multinazionali e centri commerciali,ma anche palazzine,case e piccoli negozi di gente vicina alle loro condizioni .Questi “insorgenti” si possono definire come “nichilisti” alienati e dipendenti dal sistema odierno,assuefatti dal turbocapitalismo e dal consumismo globalizzato,schiavi del desiderio consumista,che tentano in qualche modo  di “esorcizzare” in modo irrazionale e inconsapevole quella che considerano l’origine dei loro mali attraverso una violenza cieca,incosciente e decisamente inutile.C’è da dire che una tale violenza,vuota di ogni significato politico,non fa altro che portare acqua al mulino dello stesso sistema che questi “insorgenti” credono di combattere,di cui i rappresentanti  non aspettavano altro che una situazione del genere per poi ribattere con più durezza non solo contro i “nemici”,ma anche contro la stessa popolazione.C’è da dire che la polizia per ora sta dando campo libero allo sfogo della rabbia degli insorti,in modo tale che quando la situazione peggiori sempre più  gente chiederà maggiore “protezione” alle autorità e andando così le cose,il gioco sarà fatto.Per ora sono stati inviati 16000 poliziotti ,andando avanti potrebbero essere molto di più,e  si potrebbe decidere anche di mandare l’esercito:e allora sì che per la popolazione residente in Inghilterra sarà veramente molto dura.

Di seguito un’estratto dell’analisi a cura di “Nonostante Milano” sul rapporto della   della NATO Urban Operation 2020

Elementi d’optometria: che cosa illumina gli occhi
Nel quadro delle cosiddette “nuove guerre” o “asimmetriche” o “di quarta generazione” o “a bassa intensità”
ecc.[93] (cambia la terminologia, a seconda delle correnti di pensiero, ma non la sostanza) risaltano:
– la fine della tradizionale distinzione tra il combattente e il civile, già sostanzialmente scomparsa con la “mobilitazione
totale” nella Grande Guerra[94] e con il terrorismo contro le popolazioni civili praticato da tutti gli Stati, sia del
campo “fascista” sia di quello “democratico”, nella Seconda Guerra mondiale[95];
– l’apparizione di nuove figure del “militariato”[96], che vanno dalle ONG “umanitarie” ai contractors[97];
– una minore importanza dell’aspetto propriamente militare nelle operazioni;
– la frantumazione del campo di battaglia e l’assenza di un fronte;
– il ridimensionamento del ruolo degli armamenti ad alta tecnologia rispetto al controllo del territorio, affidato alla
fanteria (per quanto dotata d’armi d’ultima generazione e supportata da strumentazioni sofisticate)[98].
Il nemico è sempre meno un esercito convenzionale e sempre più un’entità informale, in una radicale indistinzione
tra guerra interna e guerra esterna: guerriglieri urbani, formazioni “terroristiche”, ma anche raggruppamenti meno
organizzati come quelli che emergono in situazioni insurrezionali.
Il controllo preventivo e la repressione di eventuali sommosse o insurrezioni diventeranno viepiù prerogative dell’esercito,
che dovrà esercitare, pertanto, vere e proprie funzioni di polizia territoriale, nel mentre quest’ultima si
“paramilitarizza”[99]. Oltre a controllare il territorio, l’esercito sarà tenuto a svolgere attività di gestione della popolazione
civile: gestione fisica (rifugiati, sfollati ecc.) e gestione psicologica (controllo e monopolio delle informazioni,
rapporti con le autorità locali, ma anche con tutte le realtà associative disposte a collaborare).
In questa prospettiva sarà necessario dotare le forze armate di un’adeguata preparazione al conflitto urbano, per
scongiurare la storica “incoercibilità” delle “forze ribelli” nella guerra asimmetrica. Al contempo, bisognerà abituare
la gente a vedere i militari pattugliare le città, affinché nessuno, assuefatto e/o terrorizzato che sia, si azzardi più a
muovere un dito (foss’anche il medio).
Stiamo andando verso uno “Stato militarizzato”. Le truppe stanziate a Pianura come in via Padova (Milano) ci ricordano
che il 2020 non è poi così distante[100].
Il rapporto Urban Operations in the Year 2020 modula l’utilizzo dello strumento militare. Armi letali o “non letali”
verranno quindi impiegate per prevenire, contenere e reprimere quelle sommosse e rivolte che nessuno ormai s’illude
di poter evitare nel prossimo futuro. Le operazioni militari nelle aree urbane irachene e afghane, poi libanesi e
infine nella striscia di Gaza hanno dimostrato la compatibilità dell’uso di armi pesanti, chimiche e incendiare su civili
e grandi agglomerati, nonché come si possa fare strage di donne, vecchi e bambini senza incontrare l’opposizione
di opinioni pubbliche e governi. Fucile antisommossa, pepper gun[101] e proiettili al fosforo bianco: a ciascuno il
suo, a seconda dei livelli di crisi e d’insorgenza.
Comunque, tutto sarà permesso contro “terroristi”[102], sobillatori e rivoltosi.
“Una delle armi del Capitale consiste nel fatto che la popolazione, proletariato compreso, non immagina fin dove
lo Stato si spingerà con la guerra civile”, scriveva Jean Barrot nell’ormai lontano 1972. La consapevolezza del livello
al quale lo Stato è disposto a spingersi con la guerra civile, consapevolezza che illumina e fa profondi gli occhi
dei ragazzini palestinesi che affrontano a colpi di pietra i tank israeliani, continua tristemente a far difetto nelle nostre
contrade, sprofondate nel sonno catodico e imbolsite dalla morale dell’“io speriamo che me la cavo”.
Quando questa nefasta malìa svanirà, risuoneranno ancora le belle note delle canzoni di rivolta (1830-32, 1848,
1871, 1917-20, 1968-70, 1977, Genova 2001, Atene 2008…) e crollerà anche il mito dell’invincibilità delle forze repressive.”

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