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Riflessioni sulla libertà d’espressione dopo la strage di Charlie Hebdo



Di Salvatore Santoru

Dopo la strage di Charlie Hebdo si è parlato molto dell’importanza del valore della libertà d’espressione e di parola in una società libera.
Eppure la società europea moderna e sopratutto la stessa Francia non si possono considerare del tutto vere e proprie paladine di essa, mentre su questo punto perlomeno gli USA sono avanti, grazie al primo emendamento della Costituzione.



Nell’Unione Europea e particolarmente in Francia spesso la libertà d’espressione è ostacolata per via di un’interpretazione ideologica e strumentale del politicamente coretto, che già aveva colpito lo stesso giornale satirico prima dell’attentato terrorista.

Inoltre bisogna ricordare che in Francia sono presenti reati d’opinione, per cui si viene puniti con il carcere per aver espresso un’idea, che nonostante la sua discutibilità è pur sempre un’idea.

Tra le “vittime” di questi reati ciò si può citare, tra gli altri Robert Faurisson, arrestato e aggredito ben due volte per delle opinioni, senza mai ricevere solidarietà alcuna.

Per inciso, le opinioni di Faurisson(noto revisionista(negazionista dell’Olocausto) e di altri ricercatori storici controversi come lui sono fortemente discutibili e magari poco condivisibili ma non per questo meritorie di semplice censura e repressione, e questo tra gli altri Noam Chomsky lo capì, scrivendo addirittura la prefazione di un libro dello stesso Faurisson nel 1980 in cui affermava di difendere la libertà d’espressione senza condividere le idee di Faurisson.


Essere a favore della libertà d’espressione implica anche il difendere le controverse tesi di Faurisson e compagnia e ciò non significa certamente condividere certe tesi, come di certo Chomsky, ebreo e di sinistra, non le ha condiviso, così come essere a favore della libertà d’espressione per quotidiani come Charlie Hebdo non significa condividere in tutto ciò che essi facevano, visto che una buona parte della loro satira poteva essere vista un’insulto per i credenti, islamici e non.

Detto questo, bisogna ricordare che ovviamente anche la libertà ha un limite (perché l’insulto gratuito non è libertà), ed è quello del rispetto dello spazio altrui, a prescindere da cosa si pensa o si diffonde, e che nessuna diffusione di idee, per quanto  che siano, meriti reazioni violente, come successo per Charlie Hebdo o censure religiose o politiche.
Come disse Evelyn Beatrice Hall “disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto”, perché la libertà d’espressione va tutelata in ogni caso, a prescindere dagli orientamenti politici,religiosi o di altro tipo.

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