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Refusenik: i pacifisti israeliani obiettori di coscienza



Di Salvatore Santoru

Vengono chiamati “Refusenik“, letteralmente “rifiutati”.
Sono i disertori israeliani, gli obiettori di coscienza che decidono di non prestare servizio nelle guerre dello stato ebraico, nel nome della pace e dei diritti umani.


Difatti in Israele il servizio di leva e la chiamata alle armi sono obbligatori, e sono esclusi da esso solo gli arabi israeliani, gli ebrei ultraortodossi che devono studiare teologia e gli individui con disagi psichici e fisici.

Chi degli aventi diritto si rifiuta, rischia il carcere e l’interdizione dai pubblici uffici e viene accusato di essere un “traditore”.

Come riporta un articolo di “Eticamente: “Molti dei refusenik sono pacifisti. In questo caso dovranno presentarsi davanti ad una commissione che deciderà se hanno o non hanno il diritto di evitare il servizio militare. Altri scelgono di dire chiaramente che sono contro l’occupazione dei territori palestinesiLa punizione per queste persone è il carcere militare con una pena che può variare da 2 mesi a 2 anni.”

Lo stesso articolo riporta le parole di Alon Gorman,che si rifiutò di prestare servizio nell’esercito nel 2012.

❝Non ci si interroga se sia giusto o sbagliato farlo, lo si fa. La “preparazione” la si fa attraverso un lavoro sistematico di rimozione della storia dell’ “altro”. Ecco che si parla di “Guerra di liberazione”, si cancella la Nakba, si organizzano tour guidati al di là della Linea Verde. Per cui il ragazzo non capisce il contesto, non sa sa cosa sia la Palestina, semplicemente non sa cosa succede. I soldati vengono a parlare nelle scuole e raccontano di quando i ragazzi dovranno entrare nell’esercito. Si può dire che la scuola è la prima base di reclutamento. Tutto è vissuto con naturalezza, lo si percepisce come “apolitico” non come “indottrinamento”. Inoltre rivestono un’importanza particolare i viaggi che vengono organizzati dalle scuole all’estero per esempio nei campi di sterminio. Io ho notato quanto questo abbia aumentato in molti ragazzi della mia età il desiderio di entrare nei gruppi combattenti.❞ – da BoccheScucite


Ultimamente il 19enne Udi Segal ha deciso che è meglio scontare sei mesi nella prigione militare di “Prison Six“, piuttosto che “bombardare la Striscia”.
Inoltre, ha dichiarato al Fatto Quotidiano.it che :”Israele può continuare questa occupazione, ma non nel mio nome”.



Stando a un sondaggio del Jerusalem Post  più dell’86% dei cittadini israeliani si dichiara favorevole all’operazione Protective Edge, ma d’altro canto, almeno 50 soldati dell’Israel Defense Force hanno annunciato il loro rifiuto di contribuire all’operazione.

Le loro coraggiose posizioni vanno ad aggiungersi a quelle di diversi esponenti pacifisti del paese come Uri Avnery, del movimento Gush Shalom da lui fondato,di B’Tselem,Peace Now e altri gruppi o di storici dissidenti come i Neturei Karta, gruppo di ebrei ortodossi avverso alle politiche dello stato israeliano e all’ideologia sionista.

Demotix 26/01/2014

Indubbiamente le posizioni citate rappresentano delle interessanti eccezioni che si spera vengano maggiormente conosciute e diffuse, e che servano per la costruzione di un futuro migliore e pacifico per  Israele e la Palestina.

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