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Questione dei profughi e punto di vista religioso:Papa Francesco vs Dalai Lama


Di Salvatore Santoru

L’immigrazione e l’accoglienza dei rifugiati politici è un tema che sta facendo molto discutere in questo periodo, sia in Italia che nel mondo.

La questione tocca diversi aspetti, oltre che economici principalmente morali e etici, nonché religiosi, perlomeno in Italia, dove il Vaticano e le associazioni legate ad esso (Caritas e così via ) sono in prima linea, sia in teoria che in pratica, nel sostenere le migrazioni e l’accoglienza dei profughi.

Per la questione, Papa Francesco ha affermato che accogliere i migranti è prima di tutto un dovere, dichiarando che “anche Gesù fu un profugo”, e bisogna tenere presente che ciò rientra nella mentalità cristiana/cattolica, dove le questioni morali e/o umanitarie perlomeno in teoria sono considerate più importanti di quelle economiche e/o materiali.


C’è anche da ricordare che per tradizione il cristianesimo (specie quello cattolico) è “universalista” ed è stata la prima religione che ha “trasceso” le differenze etniche e culturali,  e non a caso San Paolo affermò che “non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù”, un’affermazione che oggi sembrerebbe scontata ma che al tempo era scandalosa.


Difatti, la novità del cristianesimo fu che sostituì i tradizionali valori pagani, legati al culto della Natura e delle sue differenze (comprese quelle etniche, ma anche culturali, tra gli umani) e delle proprie tradizioni, con quelli dello Spirito, e alla classica divisione greco/romana ma in generale pagana tra cittadini e “barbari” (intesi come non appartenenti alla propria comunità, tribù e/o razza ) sostituì quella tra seguaci del Cristo e “infedeli”, fratelli e eguali in quanto anch’essi figli di Dio ma inconsapevoli di esserlo e per questo da “convertire”, superando in ciò anche l’ebraismo, che divideva le persone tra gli appartenenti al “popolo eletto” e i “gentili” che però non potevano essere “convertiti” e rimanevano dei “diversi”.


Questa visione “universalista” è, nel bene e nel male, alla base della civiltà moderna occidentale e una versione figlia di questa, più laica e modernizzata, è l’ideale dell’umanitarismo.

http://it.wikipedia.org/wiki/Umanitarismo

Finito questo excursus storico, c’è da segnalare un’altra interessante opinione sull’emergenza profughi, da parte di un’altro grande leader religioso, il Dalai Lama.

Durante una visita in Italia, egli ha fatto affermazioni, peraltro assai strumentalizzate politicamente, non del tutto simili da quelle di Papa Francesco, ma non per questo prive di interesse.

La guida spirituale tibetana ha affermato che :”se si chiamano rifugiati vuol dire che stanno male e sono in pericolo di vita, e fuggono da qualcosa ma il buon cuore per accoglierli non basta e bisogna avere il coraggio di dire quando sono troppi e di intervenire nei loro Paesi per costruire lì una società migliore. Non è possibile pensare che sia sufficiente l’accoglienza a risolvere il problema. Gli italiani, e i siciliani soprattutto, stanno dimostrando un gran cuore ma per risolvere il problema dei profughi è necessario intervenire in quei Paesi, impegnarsi per superare le guerre, spesso a sfondo religioso”.


In poche parole, il discorso del Dalai Lama è che l’accoglienza va bene, ma ci vuole anche una certa responsabilità e buon senso nel gestire la situazione, e ciò ovviamente non ha nulla a che vedere con un discorso “xenofobo” o “razzista” ma semplicemente è una modesta e moderata critica al “buonismo” italiano e europeo, che considera l’aprire le frontiere come un’obbligo politico e morale, senza fare niente per risolvere globalmente la situazione e pensare alle conseguenze.

Per capire meglio il pensiero del Dalai Lama, bisogna tenere presente che il buddhismo di per sé è tendenzialmente pragmatico e poco idealista, e che non bisogna dimenticare che al di là del discorso fatto in Italia, per la cultura orientale in generale ( e anche per lo stesso Dalai Lama, si pensi ai suoi proclami per il popolo tibetano) l’identità ha comunque un suo valore, e si ricerca l’armonia tra i popoli non solamente con una “via universalista”, ma anche attraverso una armoniosa valorizzazione delle loro diversità.

Tali due posizioni, per certi versi distanti ma non per questo opposte, sono indubbiamente interessanti e da prendere in considerazione per una visione più ampia del problema, visto che l’accoglienza verso i rifugiati è un dovere morale in quanto si tratta di esseri umani come noi che hanno bisogno ( e qui sta la sostanza del discorso di Papa Francesco ) ma bisogna fare anche in modo che le cause che provocano “esodi di massa” vengano meno, agendo anche nei paesi interessati, non attraverso “guerre imperialiste” fatte per interessi di gruppi di potere(si pensi a cosa è stato fatto in Libia nel 2011) che peggiorano la situazione, ma attraverso programmi di aiuto e contrasto a guerre, tribalismi,sottosviluppo,mafie e avanzate di gruppi terroristici che sono tra le cause degli esodi e in tal modo evitare anche i pesanti disagi sociali che si creano nei paesi ospitanti, e qui sta la sostanza del discorso del Dalai Lama.

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