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Propaganda Internazionale – giornalisti francesi pagati da Ben-Ali

Di Giulio D’Eramo
Direttori editoriali di molti giornali francesi, tra cui le Figaro, le parisien et paris-match hanno usufruito per anni di piccoli favori, sponsorizzati dal regime di Ben Ali, come vacanze pagate e/o macchina con autista per brevi, piacevoli soggiorni in tunisia. Favori dal valore di qualche migliaio di euro ciascuno, un compenso che sembra assai modesto per la linea editoriale e gli articoli pubblicati dai giornalisti coinvolti.
Colpisce per esempio il commento del direttore dell’organo francese di vigilanza sull’indipendenza dei media (Consiglio Superiore dell’Autovisuale), frequente turista spesato, in un articolo apparso nel 2010:<

br />“Sono stupefatto dall’incredibile livello di sviluppo raggiunto dalla Tunisia…….sosteniamo gli sforzi di coloro che, come la Tunisia di Ben-Ali, sono determinati a lottare contro tutte quelle forme di passivita’ o oscurantismo che potrebbero portare ad una regressione sociale o culturale”.
Ma se guardiamo meglio, vediamo anche che sua moglie, Marie-Luce Skrabursky, altra non e’ che l’incaricata del settore affari tunisini per la societa’ Image 7 da quando questa stipulo’, nel lontano 1997, un contratto  commerciale con L’agenzia tunisina per la comunicazione con l’estero (ATCE)  per la promozione dell’immagine della Tunisia e per “definire la strategia della sua politica di comunicazione”. In una lettera del 2008, la Skrabursky si vanta dei risultati ottenuti con un budget di qualche centinaia di migliaia di euro l’anno:
“Abbiamo organizzato molti viaggi per giornalisti e dirigenti di Media francesi. Quelli che hanno partecipato hanno spontaneamente riconosciuto di aver cambiato opinione sulla Tunisia”.
Al contrario di Gheddafi, Ben-Ali aveva instaurato una finta societa civile, composta di una fittissima rete di false associazioni umanitarie, per I diritti delle donne etc. Una sorta di scenografia teatrale tirata su ad uso e consumo  delle organizzazioni (e dei media) internazionali, e accompagnata a quanto pare da regalini. Una politica che e’ valsa al clan di Ben Ali numerosissimi premi internazionali, tra cui riconoscimenti da organizzazioni europee (European Human Rights League, Premio D’Urso per la liberta’ di stampa), viatico per l’accesso a imponenti fondi umanitari.
Chi pensa che I regali dovrebbero insospettire il giornalista piu’ che convincerlo, puo’ forse consolarsi leggendo le lamentele che la Skrabursky riserva a quei ”giornalisti di politica internazionale, generalmente di cultura marxista o accesi sostenitori dei diritti umani, che cercano ancora di rappresentare il regime tunisino come un paese non democratico (notare l’implicita contraddizione), poco attento ai diritti dell’individuo”
In un mondo in cui multinazionali e stati parlano di profitti e/o debiti da miliardi di euro, viene quasi tenerezza osservando i risultati che si ottengono con poche migliaia di euro, distruibuiti in maniera strategica.

Come molti scandali francesi, anche questo e’ stato scoperto dal Canard Enchaine’, da cui ho tratto le citazioni.


Da Articolo 21

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