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Profughi a Roma nord, la denuncia dei residenti: Così vengono “abbandonati in campagna senza luce e acqua”, i cittadini chiedono la fine del business sulla pelle dei profughi

 <p>Comitato Casale San Nicola - Roma (Adnkronos)</p>

Mille domande, mille perché e “come in altre occasioni nessuna risposta”. A porle è il comitato dei residenti dell’area del Casale di San Nicola, a Roma Nord, che protesta per la destinazione di una ex scuola privata, il ‘Socrate’, a centro di accoglienza per richiedenti asilo: in cento dovrebbero arrivare a breve in un’area che, spiegano i cittadini, “è prettamente rurale, dove non c’è illuminazione in strada, il primo esercizio commerciale è a oltre cinque chilometri e la fermata del primo mezzo di trasporto è a quattro chilometri circa”.
“Dicono che qua ci siano i vip e i villoni dei ricchi, e che per questo ci opponiamo all’arrivo dei migranti. Ma sbagliano. Qua ci sono pastori e contadini, e in tanti si sono costruiti una casa da soli, con il sudore della fronte”.
E in effetti, tra pecore, boschi e strade malmesse, a Casal San Nicola si intravede appena qualche villetta: nell’area di campagna a cavallo tra il XIV e il XV municipio risiedono poco più di 250 persone. Vicino alla ex scuola è sorto un presidio per una raccolta firme, con cartelloni e scritte: ‘No al centro di accoglienza profughi a ‘Casale San Nicola’, ‘Legalità, trasparenza, sicurezza? No al business dei profughi’. Nei giorni scorsi i residenti hanno anche incontrato il prefetto Franco Gabrielli, in visita nel XV municipio. Ma per il momento non sembra esistere la possibilità di una struttura alternativa.
“Perché hanno scelto un edificio che non è in idoneo ad ospitare chiunque, non solo i profughi?”, si chiedono i cittadini di San Nicola, secondo cui si tratta di una struttura “non in regola con le norme, non provvista di fogne e, dove, l’acqua corrente, anche se vi fosse portata, comunque non sarebbe sufficiente per l’impianto antincendio, in un edificio, peraltro, in cui il tetto è di legno”.

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I residenti temono non solo per la loro sicurezza ma anche per l’integrazione di questi richiedenti asilo: “Cosa faranno in un’area così fuori mano, così lontana da qualsiasi servizio – dicono alcuni di coloro che animano il presidio permanente – La notte non c’è nemmeno l’illuminazione sulle strade. E d’altra parte qui ci sono strade private, che ci siamo fatti da soli. Come faranno a muoversi?”.
“Non era meglio una struttura più vicina ad un vero centro urbano?”, si chiede un altro cittadino. “Come richiedenti asilo rischiano di rimanere in quella struttura per oltre due anni. A fare che, essendo la struttura così isolata? Non si tratta di fare ostruzionismo a persone che soffrono, che fuggono da guerre e sofferenze. Anzi – assicurano – si tratta di farli vivere nel miglior modo possibile e in una struttura adeguata, nel rispetto di tutte le norme igienico sanitarie: quell’edificio non ha nemmeno le fogne ma solo una fossa settica”.
“Non si tratta affatto di razzismo o di non volere stranieri, si tratta di legalità, di sicurezza e trasparenza – continua un componente del Comitato – possibile che non si possa sapere se e chi c’è dietro a tutto questo? Noi, qui, abbiamo saputo dell’arrivo di questi profughi quando ormai era tutto deciso: ci è piovuta sulla testa come una doccia ghiacciata”.

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