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Privatizzare la Libia, ecco il piano Usa affidato a Jibril

A governare la Libia del post-Gheddafi sarà Mahmoud Jibril, il distinto signore nuovamente ricevuto a Parigi da Sarkozy, dopo una tappa in Italia per incontrare Berlusconi. Questo anonimo tecnocrate sessantenne, finora sconosciuto alle cronache, è stato per anni l’uomo-chiave di Washington e Londra all’interno del regime del Colonnello, scrive “PeaceReporter” mentre le forze Nato e i “ribelli” espugnano l’ultimo bunker del “raiss” nella capitale. In qualità di direttore del Nedb, l’Ufficio nazionale per lo sviluppo economico di Tripoli, Jibril lavorava per facilitare la penetrazione economica e politica angloamericana in Libia promuovendo un radicale processo di privatizzazione e liberalizzazione dell’economia nazionale.

«Dopo aver studiato e insegnato per anni “pianificazione strategica e processi decisionali” nell’università statunitense di Pittsburgh – scrive Mahmoud JibrilEnrico Piovesana sul newsmagazine vicino ad Emergency – Jibril ha trascorso la sua vita a predicare il vangelo neoliberista in tutti i paesi arabi, per poi dedicarsi al suo Paese natale alla guida del Nedb», organizzazione governativa creata nel 2007 su impulso di “aziende di consulenza internazionali, prevalentemente americane e britanniche». Dai cablogrammi inviati a Washington dall’ambasciata Usa a Tripoli, continua Piovesana, emerge il lavoro di lobbying che Jibril ha svolto negli ultimi quattro anni nel tentativo di convincere il regime di Tripoli – in particolare il delfino del colonnello, il figlio Saif al-Islam – ad adottare radicali riforme economiche, a potenziare i rapporti economici con Usa e Gran Bretagna congelati da decenni, e a formare una nuova classe dirigente filo-occidentale.
Un lavoro che all’inizio sembrava promettente, ma che alla fine è stato bloccato da Gheddafi in persona, che forse temeva di perdere il controllo sulla Libia se il paese fosse finito, sostanzialmente, nelle mani dell’economiaoccidentale. Un cablo del novembre 2008, continua “PeaceReporter”, rivela che Jibril avvertiva gli Usa di stare attenti alla «crescente competizione» per le risorse petrolifere libiche da parte di Europa, Russia, Cina e India, osservando che la Libia sarebbe diventata «più preziosa» in ragione delle sue riserve petrolifere ancora non sfruttate. Il capo del Nedb invitò Washington ad approfittare delle future privatizzazioni libiche per investire anche in infrastrutture, sanità e istruzione, e a formare giovani libici nelle università statunitensi. «Non stupisce – conclude Piovesana –che in un successivo cablo di fine 2009, l’ambasciata americana Usa a Tripoli descriva Jibril come “un interlocutore serio che sa cogliere la prospettiva Usa”».

Da Libre

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