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Poteri forti: nomi e cognomi dei signori della globalizzazione

Di Pier Luca Santoro – Il Giornalaio


“The Network of Global Corporate Control”, uno studio che permette di “vedere” l’influenza delle grandi corporation

In occasione della tempesta finanziaria che sta attraversando le borse delle principali nazioni del Mondo, si è sentito parlare spesso di poteri forti. I riferimenti restano sempre indefiniti, vaghi, fornendo, tra l’altro, argomento per facili ironie pour cause al riguardo.
Arriva ora uno studio che aiuta a qualificare ed a comprenderne meglio la natura e, soprattutto, identifica gli attori principaliche vengono raccolti in tale definizione.
Un gruppo di economisti svizzeri ha pubblicato “The Network of Global Corporate Control” identificando la struttura ed il “network” di influenza di grandi imprese ed istituzioni finanziarie. La desk research ha individuato quali organizzazioni sono collegate ad altre organizzazioni e le relazioni tra la proprietà delle stesse.
Emerge un nocciolo duro costituito da 787 grandi corporation che controllano l’80 per cento delle più importanti imprese del mondo e al suo interno un gruppo ancora più ristretto composto da 147 gruppi che controlla il 40 per cento delle più importanti multinazionali del pianeta.
Si evidenzia dunque una forte concentrazione nella struttura di controllo caratterizzata da unaelevatissima presenza di banche ed istituzioni finanziarie, come illustrano il grafico e la tabella sottostante con le indicazioni sul ranking e il peso percentuale sul totale delle prime 50 organizzazioni.
Sotto il profilo strettamente economico – finanziario, gli autori dello studio spiegano chetale concentrazione durante le fasi si crescita dell’economia risulta vantaggiosa per la stabilità del sistema mentrein tempi di crisi si contagia rapidissimamente amplificando velocità ed effetti per la concomitanza tra fattori scatenanti ed interessi. Si tratta di quello che viene volgarmente definito “effetto domino” di cui siamo testimoni [e vittime] dagli inizi di agosto.
Per quanto riguarda direttamente la realtà del nostro Paese, oltre alla citazione di Unicredito Italiano Spa tra i primi 50 gruppi di controllo, viene effettuata un’analisi specificatamente dedicata alla struttura del gruppo Benetton che esemplifica ottimamente le diramazioni del controllo della capogruppo alle subsidiaries, alle consociate a livello internazionale.
Risulta evidente che un tale trama, letteralmente internazionale, eserciti direttamente ed indirettamente, attraverso azioni più o meno lecite di lobbying, pressioni a proprio favore, come testimoniato in maniera lampante dalla corsa di aiuto al salvataggio delle banche a livello internazionale al quale abbiamo assistito nell’ultimo triennio.
Più che un intreccio un intrigo internazionale i cui contorni sono ora meglio definiti grazie all’ottimo lavoro del gruppo di ricercatori finalmente reso possibile, facilitato, come dichiarano loro stessi, dai mezzi e dalla disponibilità di informazioni maggiormente accessibili grazie al Web.
Non resta che augurarsi che la Rete, e le persone che la popolano, continui ad essere di ausilio come strumento di verifica dell’informazione, di verità e di contrasto a ben altre reti che, per restare nella metafora, spesso pescano in acque torbide.


Da Peace Reporter

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