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Possiamo tutti essere Robin Hood!

Purtroppo ieri Camilla Bruneri,una ragazza ventiquattrenne di Cremona  ha perso la vita  in un’incidente  stradale.Non ci conoscevamo personalmente,ma avevo avuto modo di apprezzare e pubblicare alcuni  articoli tratti dal suo blog,Finemese, e Road to Liberty,con il quale collaborava .Sentite condoglianze a tutti i famigliari,al fidanzato,agli  amici e conoscenti. R.I.P.

Vi lascio con uno dei suoi migliori articoli.(Salvatore)

Possiamo tutti essere Robin Hood!

Ho trascorso la mattina in una scuola elementare del cremasco, dove avrei dovuto affrontare alcune ore di un tirocinio che si sta rivelando essere l’esperienza più preziosa che la mia università non è stata capace di darmi. Il laboratorio musicale al quale ero stata assegnata era sospeso perchè la scuola ospitava alcuni ragazzoni inglesi che, per lavoro, raccontano fiabe ai bambini, ovviamente in inglese. Hanno raccontato la fiaba di Robin Hood, coinvolgendo i loro piccoli spettatori con coreografie e canzoni.
Ne ricordo una in particolare: “Robin Hood, Robin Hood, he’s fast, he’s strong and he’s good. He takes money to the rich and he gives to the poor. Robin Hood, Robin Hood”, faceva più o meno così.
I bambini (pochi in verità perchè la scuola è molto piccola) cantavano felici seguendo le indicazioni della valchiria bionda che raccontava loro la storia e che li invitava ad inneggiare allo Sceriffo di Notthingam come
ad un “loser”. Nessuno di quei bambini si sarebbe mai sognato di credere il contrario!
Crescendo, la maggior parte di questi bambini si dimenticherà di aver cominciato ad imparare l’inglese sentendosi raccontare la fiaba di Robin Hood,si dimenticherà perchè Robin fosse così forte e furbo e buono, si dimenticherà forse anche perchè per loro fosse IL BUONO, per buttarsi tra le braccia dello
Sceriffo, senza nemmeno saperlo. Robin Hood rimarrà un’affascinante leggenda. O forse no?!
Mentre le giovani maestre si complimentavano dell’efficacia di questo metodo di insegnamento, mi sono inevitabilmente domandata perchè si raccontino fiabe ai bambini? Per insegnare loro qualcosa, ovviamente! Che lo si faccia in inglese o in italiano, queste fiabe sono sempre le stesse e raccontano sempre le stesse storie, con gli stessi personaggi, la cui bontà, il cui coraggio e impegno rappresentano un esempio a cui ispirarsi, perchè quei valori di lealtà e solidarietà rimangano immutati generazione dopo generazione. La cosa importante quindi non è il metodo, o la lingua usata, ma la speranza che questi racconti riescono a suscitare in questi piccoli esseri umani, che oggi hanno provato ad immaginarsi tutti Robin Hood, imbracciando un arco e scoccando una freccia a quel vigliacco perdente dello Sceriffo.

Ora, scomodamente seduta  sull’autobus che mi riporta a casa, penso che Robin Hood sia riuscito a crescere anche me e che oggi me l’ha dimostrato: forse questi bambini dimenticheranno davvero tutto, alcuni forse diventeranno sceriffi e pochi saranno capaci di continuare a scommettere sulla speranza che era capace di regalare Robin Hood mentre la bionda Savanna cantava quella canzoncina così vera. “Robin Hood è solo una fiaba!” si sentiranno dire, magari già questo pomeriggio quando, di ritorno da scuola, racconteranno alle proprie famiglie cosa abbiano imparato a lezione. Sarà anche solo una fiaba, ma oggi tutti quei bambini saprebbero spiegarvi benissimo perchè Robin Hood sia anche il loro eroe, così come lo è stato e lo è ancora per me.
Il fatto è, cari lettori, che Robin Hood non aveva poteri magici, non aveva auto lussuose nè cinque lauree, lo additavano come ladro, eppure per tutti era ed è ancora un eroe, perchè la sua storia non è assolutamente una fiaba: è la realtà in cui ci svegliamo tutti i giorni. Quei bambini amano Robin perchè sanno di poter essere come lui, se lo vogliono, ne hanno il potere e mi sento di dire che io quel potere non l’ho perso, che
nessuno di noi l’ha perso, perchè possiamo tutti essere Robin Hood!

Di Camilla Bruneri

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