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Perchè proprio adesso la rivolta

Di Tariq Ali

Com’è possibile che gli stessi quartieri esplodano per primi, qualunque sia la causa scatenante dei disordini? Potrebbe avere a che fare con la razza e la classe, la povertà istituzionalizzata o la semplice mestizia della vita quotidiana? I politici della coalizione (compreso il nuovo New Labour, che potrebbe iscriversi per un governo nazionale se la recessione dovesse crescere in fretta), con le loro ideologie pietrificate non possono dirlo, perché i tre partiti sono tutti corresponsabili della crisi. Sono loro che hanno creato il pasticcio. Privilegiano la ricchezza. Dicono che giudici e magistrati dovrebbero dare l’esempio, punendo duramente i manifestanti trovati con una cerbottana in mano. Eppure, questi politici non si sono mai seriamente chiesti perché nessun poliziotto è stato mai perseguito per le oltre mille vittime causate negli ultimi anni.
Da qualunque partito provengano, di qualunque colore sia la pelle dei loro membri del Parlamento, tutti parlano a getto continuo ripetendo gli stessi cliché. Sappiamo che la violenza per le strade di Londra è davvero pesante. Come sappiamo che saccheggiare i negozi è sbagliato. Ma perché l’inferno si scatena solo adesso? Perché non è successo lo scorso anno? Perché le rimostranze e le lamentele si costruiscono con il tempo. Perché quando il sistema vuole la morte di un giovane cittadino nero di una comunità svantaggiata, allo stesso tempo quel sistema, di maniera inconscia, vuole la risposta a quella stessa morte. È stato sempre così.
Ma la situazione potrebbe addirittura peggiorare se i politici, le élite affaristiche, la noiosa televisione di stato e le reti di Murdoch – perché le quattro agiscono spesso in tandem – fallissero nel gestire l’economia, e punissero i poveri e i meno abbienti con le politiche governative che essi stessi hanno promosso per oltre trent’anni. Disumanizzare il “nemico”, a casa o fuori, creare la fobia e detenere senza processo sono strategie che però non funzioneranno per sempre.
Se in questo paese fosse esistito un partito di opposizione serio, ora starebbe discutendo su come smantellare la traballante impalcatura del sistema neoliberale attuale, prima che si sbricioli e faccia male a molte altre persone ancora. Ma in tutta Europa i tratti distintivi che prima separavano il centrosinistra dal centrodestra, o i conservatori dai socialdemocratici, sono scomparsi. La monotonia della politica ufficiale espropria i segmenti meno privilegiati dell’elettorato, che però costituiscono la maggioranza. La proprietà dei servizi – gas, acqua, elettricità, trasporti e presto, senza dubbio, anche l’educazione e la salute – da parte dei pochi è incompatibile con le necessità dei molti. E la nozione per cui la privatizzazione dei servizi aumenti l’efficienza e addirittura faccia scendere i prezzi è stata sempre una fesseria, e sembra che anche oggi la realtà lo dimostri. Quei giovani neri disoccupati – o impiegati a tempo parziale – a Tottenham come a Hackney, a Enfield come a Brixton, sanno benissimo che il sistema è contro di loro. Nulla di ciò che è strombazzato dai politici, che è gonfiato con flatulenza e che suona come il ragliare degli asini ha un impatto reale sulla maggioranza della gente, a parte quelli che hanno acceso i fuochi a Londra questa settimana.
Ma ormai gli incendi sono divampati. Ci sarà qualche altra patetica inchiesta per stabilire i motivi per cui Mark Duggan è stato ucciso, ci saranno le condoglianze e i fiori della polizia ai funerali. I manifestanti arrestati saranno puniti e tutti potranno tirare un sospiro di sollievo, e andare avanti finché non accadrà di nuovo.

Fonte:Il Manifesto 

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