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Perché l’IMU è un’imposta nefanda. Colpisce il sacrificio degli italiani ed è incostituzionale

IMU

Di Martino
La Costituzione ha una sua funzione ed è chiara: difendere il cittadino dai vari tentativi di prevaricazione del pubblico potere nei suoi confronti. Dare al cittadino dei punti di riferimento fondamentali nella sua condotta e nelle sue relazioni sociali. Assicurare la certezza del diritto e stabilire i paletti entro i quali il legislatore, il governo e i giudici possono muoversi liberamente nell’interesse del popolo e non nell’interesse di questa o quella casta o potere oligarchico.
Niente di meno vero. La Costituzione è troppo spesso calpestata e disattesa proprio negli aspetti più marginali e meno evidenti, e proprio per favorire caste e poteri. E non parlo certo di un qualsiasi “Lodo Alfano”, ma di tutte quelle norme che giornalmente vediamo applicate nei tribunali e negli uffici pubblici in nome e per conto del popolo italiano, ma di fatto applicate in nome e per conto di questo o quel potere forte.
Prendiamo per esempio l’IMU sulla prima casa. Ma sapete che questa imposta è palesemente incostituzionale? E non mi riferisco a contorte (e spesso fumose) interpretazioni giurisprudenziali dalle quali risulterebbe tale, ma da una semplice lettura del principio costituzionale sancito all’art. 53 Cost., che afferma che tutti i cittadini sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva, e cioè in base alla capacità di produrre reddito, che può derivare da attività lavorativa (retribuzione), da investimenti (interessi) o anche da un patrimonio (rendita da locazione, utili o simili).
L’IMU, sotto questo profilo, è un’imposta palesemente contraria alla Costituzione, perché la prima casa non produce alcun reddito. Non produce reddito da lavoro, non produce interessi e non produce utile o rendita da locazione, ovvero altra rendita equiparata. Mentre produce indubbiamente spese e oneri (manutenzioni, mutuo, riparazioni). La prima casa è soprattutto una fonte di oneri. E imporre al cittadino un’imposta sugli oneri è non solo incostituzionale, ma è persino aberrante e immorale. E nessuna giustificazione politica e/o economica è accettabile al fine di cambiarne l’identità!
Ma questo è paradossalmente il dettaglio meno importante. L’aspetto più rilevante è che la prima casa è il frutto dei sacrifici non solo dell’individuo per se stesso, ma di una famiglia per la famiglia. È il tetto sotto il quale un genitore mette al riparo i propri figli. È un elemento costitutivo del nucleo famigliare, senza il quale la famiglia non esisterebbe (alla faccia di tutte le belle norme costituzionali che la riconoscono e la tutelano come “società naturale”). La casa è un bene primario. È soprattutto un diritto. Tassare un bene primario, è svilire i principi fondamentali della Costituzione, tra i quali spicca il principio di uguaglianza e di realizzazione della persona umana.
Questi sono solo gli aspetti più superficiali per denunciare l’IMU come la più nefanda e immorale imposta che mai un governo italiano abbia emanato. Se poi pensiamo che una parte del gettito fiscale verrà utilizzato per pagare (l’altrettanto) nefando meccanismo sovranazionale, altrimenti noto come “Meccanismo di Stabilità Europea” (ESM), allora possiamo dire che stiamo raschiando il fondo del barile dell’immoralità fiscale, perché quel denaro passerà dall’ESM alle banche in crisi; quelle stesse banche che poi fanno pagare fior di interessi ai poveri cittadini per ottenere il mutuo per l’acquisto della casa tassata dall’IMU.
Un meccanismo perverso che fa peraltro il paio con uno dei tanti aspetti contraddittori della nostra “bella” Costituzione. Se è vero, infatti, che esiste il principio della capacità contributiva (e del meccanismo progressivo, art. 54 Cost.), e se è vero che esiste il divieto di proporre referendum in tema di legislazione fiscale, è anche vero che non esiste nella nostra “bellissima” e “democraticissima” Carta una norma di civiltà che sancisca un limite – anche generale o comunque etico – al prelievo fiscale. Di fatto il Governo e il legislatore non hanno un confine per operare i prelievi fiscali, e a maggior ragione non ce l’hanno oggi che l’Italia ha aderito all’Unione Europea e ai rigorosi vincoli di bilancio che deve rispettare per restare associata al club.
L’IMU è un’imposta nefanda e aberrante. Ma è ancora più aberrante sapere di avere una certa classe politica – che per giunta si candida a governare il paese – che tale non la ritiene e che anzi, intende non solo mantenerla, ma pure affiancarla a un’imposta patrimoniale. All’orrido e al peggio – mi vien da dire – non c’è proprio fine. Mai!

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3 comments

barbara Dicembre 24, 2012 at 2:36 pm

scusate ma per ogni casa vi è sempre stata in la rendita catastale dichiara in comune, al catasto, ciò fa dedurre che da sempre è stata considerata un reddito!

Anonimo Dicembre 24, 2012 at 3:11 pm

Ma neppure per un momento avete considerato il fatto che oggi anche la prima casa di proprietà si può considerare un lusso?Quanti possono permettersi, oggi, di stipulare un mutuo?Se la tua situazione era tanto solida che le banche ti hanno considerato solvibile e se a fine mese riesci a raggranellare i soldi del mutuo dopo aver sfamato la tua famiglia, averla vestita, aver comprato i libri ai figli, ecc. allora stai tranquillo che economicamente tanto male non stai.Anche se è la prima casa resta pur sempre un patrimonio. Anzi, proprio il fatto che non produca reddito può essere visto in senso negativo, perchè è un valore immobilizzato che non partecipa all'economia del paese.Purtroppo le cose sono molto cambiate rispetto a 30 anni fa e oggi anche tenere la famiglia al riparo in una tua proprietà sta diventando un privilegio di una minoranza.In un paese in cui il primo diritto ad essere violato è quello al lavoro, onestamente, trovo giusto che chi ha una casa, anche se è quella dove vive, ci paghi le tasse.

Antonio Maria Vigliotti Dicembre 27, 2012 at 8:49 am

Condivido pienamente. La legeg sull'IMU stupra violenetemente la costituzione se si pensa che le fondazioni bancarie e la Chiesa sono esenti: quindi la prima casa è fonte di capacita contributiva mentre la Chiesa che riceve l'8 per mille dallo stato italiano (e quidni da noi tutti) e le fondaizoni bancarie, notoriamente povere hanno una "palese" minor capacità contributiva …Personalmente voglio presentare una richiesta di incostituzionalità ma in Italia i cittadini non possono farlo, devono passere attraverso un magistrato, Chi vuole appoggiare questo passagio può contattarmi qui: http://www.facebook.com/groups/120045524826219/

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