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Perchè l’austerity uccide l’economia

austerity

Di Mario Grigoletti

L’austerity è più pericolosa del male che dovrebbe curare e rischia di uccidere l’economia. Chi ha detto questa frase? Krugman? Stiglitz? Occupy Wall Street? Il Movimento 5 Stelle? No, quella che nello spirito del tempo attuale sembrerebbe una bestemmia in chiesa è il risultato di un report pubblicato da due dei maggiori analisti del Fondo Monetario Internazionale.

Il riquadro al centro che si trova a pagina 2 del paper: “Questo documento di lavoro non deve essere riportato come rappresentante il punto di vista del FMI.” è abbastanza esplicativo. Si, perché il report, presentato all’American Economic Association dal titolo chiarificatore: “Previsioni di crescita errate e moltiplicatori fiscali” è abbastanza rivoluzionario; soprattutto se si considera che il FMI è uno dei vertici, insieme a BCE e alla Commissione Europea, di quell’Idra a tre teste che è la Troika, che ha dissanguato con le sue misure di austerità la Grecia prima e la Spagna poi e che noi italiani stiamo cercando di evitare.<

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I due autori, Olivier Blanchard e Daniel Leigh, sono, come detto, tra i massimi analisti del FMI, Blanchard è nientemeno l’economista capo del FMI, e il loro studio, supportato da un analisi comparativa dei risultati del modello teorico dell’austerity in Portogallo, Spagna e Grecia porta alla conclusione che l’austerity è una medicina peggiore della malattia perché ammazza l’economia invece di guarirla. Niente di nuovo per molti di noi che l’austerity la vivono sulla propria pelle e non c’è nemmeno bisogno di scomodare Keynes, la cosa che sorprende all’interno del paper è che il modello di austerity è sbagliato perché parte da una previsione il cui moltiplicatore è semplicemente errato.

Il modello di austerity calcolava che dopo la politica “lacrime e sangue” si sia prodotta una contrazione nei consumi, nell’occupazione e negli investimenti che però nella realtà risulta tre volte più grande della teoria, quindi, secondo il modello se voi avete un impresa e decidete di tagliare i fondi della pubblicità per risparmiare, calcolando una futura perdita di 10 clienti, alla fine del mese ne avete persi 30, perdendo non solo i soldi risparmiati della pubblicità, ma anche qualcosina in più, un errore macroscopico in economia, difficilmente aggiustabile. All’interno del report si legge: “Nel complesso, troviamo che, per il campione di riferimento, le previsioni abbiano significativamente sottovalutato l’aumento della disoccupazione e il calo della domanda interna associata con il consolidamento fiscale.”, inoltre, per quanto riguarda la crescita, il report è lapidario: “I risultati sopra riportati suggeriscono che le economie con i più grandi consolidamenti fiscali previsti tendevano ad avere una crescita successiva più deludente”.

Un esempio evidente della fallacità del modello di austerity è quello spagnolo. La Spagna ha chiuso il 2011 con un deficit di bilancio pari al 9,4% rispetto all’8,8% che ci si aspettava; di fronte a questi risultati Bruxelles ha imposto al governo di Rajoy una riduzione fino al 6,3%, il governo ha obbedito dando il via ad una serie di tagli che ha riversato la popolazione per le strade con una serie di scioperi generali e manifestazioni. Secondo i due economisti il risultato finale è che il deficit spagnolo del 2012 è del 10%.

Blanchard non è nuovo a queste analisi che scardinano il pensiero economico ad oggi imperante in Europa, è del dicembre del 2011 un post sul suo blog dove, tracciando ciò che è andato storto in quell’anno sottolinea: “Terzo, gli investitori finanziari sono schizofrenici a riguardo del consolidamento fiscale e la crescita. Reagiscono positivamente alle notizie sul consolidamento fiscale, ma reagiscono negativamente dopo, quando il consolidamento porta ad una crescita più bassa – cosa che capita spesso. Alcune stime preliminari su cui sta lavorando il FMI suggeriscono che non ci vogliono moltiplicatori di grandi dimensioni per gli effetti congiunti di risanamento dei conti pubblici e l’implicita crescita inferiore conduce, alla fine, ad un aumento, non una riduzione, degli spread di rischio sui titoli di Stato. Nella misura in cui i governi sentono di dover rispondere ai mercati, possono essere indotti a consolidare troppo in fretta, anche dal punto di vista ristretto della sostenibilità del debito.”

Infine in questo quadro appena tracciato, i due economisti sottolineano come i loro risultati non implichino che il consolidamento fiscale sia indesiderabile e che anzi tutte le economie avanzate si ritroveranno a far fronte ad un aggiustamento fiscale di fronte all’aumentare del debito pubblico, a questo proposito è inoltre utile ricordare che dal primo gennaio è in vigore il patto fiscale nei paesi dell’UE, che impegna ogni Paese membro a mantenere il deficit fiscale sotto lo 0,5.  Forse queste non sono le teorie che compiacciono Monti, i vari professori, la cancelliera Merkel o chi trae vantaggio dall’indebolimento della popolazione e delle economie nazionali, ma sono questi i documenti fondamentali per un rilancio dell’economia italiana ed europea.

Fonte:http://www.capiredavverolacrisi.com/?p=72

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