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Perché la Francia è sulla strada per diventare la nuova Grecia

Di Thomas Pascoe

L’euro oggi è diretto verso sud rispetto a tutti gli avversari tranne che alla Corona Britannica (come riporta FT Alphaville), la quale è impegnata in una picchiata tutta sua. La ragione? Il debito Spagnolo a 10 anni sta rendendo il 7.5%, la metà di quello che dovrebbe rendere ma abbastanza da spaventare i mercati non ancora pronti ad affrontare una deflazione inevitabile di ciò che è stato a lungo una super-bolla dei bond.

Questa bolla è particolarmente evidente in Francia. I livelli di debito che ha il paese sono tanto insostenibili quanto quelli della Gran Bretagna, eppure le sue politiche sono più irresponsabili ed i suoi rimedi più limitati. Anche se è considerata un paese chiave nella zona euro, il profilo economico della Francia ha ora più somiglianza con quello della Grecia.

Il debito pubblico in Francia è al 86.1% del PIL (146% se vengono incluse le passività della BCE e le garanzie bancarie). Il deficit di bilancio previsto quest’anno è del 4.5%, con la Francia che si è esentata dalle istruzioni dell’UE di portare il deficit al 3% entro la fine dell’anno.

Questi numeri non sono inusuali nel contesto delle economie della zona euro in generale. Ciò che distingue la Francia è la mancanza della volontà politica di affrontarli e, di conseguenza, un debito previsto in rapporto al PIL che la posizionerà saldamente tra il gruppo dei PIIGS.

Un documento del 2010 della Banca dei Regolamenti Internazionali – citato dall’economista John Mauldin nel suo brillante dispaccio sui “leoni nascosti” – ha cercato di proiettare i probabili effetti di tre percorsi politici separati da parte dei governi Europei. Questi variano in gravità rispetto ai governi che essenzialmente vengono presi in considerazione; gli autori ritengono politicamente possibile un’austerità più pronunciata, ovvero, un graduale abbassamento della spesa pubblica mentre i diritti legati all’età vengono congelati.

I risultati vengono catturati nei seguenti grafici che mostrano le proiezioni del debito pubblico/PIL:

A prima vista sareste perdonati se avevate pensato che gli autori avevano semplicemente copiato e incollato il grafico Francese nella colonna Greca:

Anche sotto il più selvaggio di questi modelli di austerità, il debito pubblico Francese ha raggiunto il 200% del PIL in 30 anni. Utilizzando lo scenario di base, il debito raggiunge il 400% del PIL nello stesso arco di tempo a causa dell’invecchiamento della popolazione, dell’elevata disoccupazione strutturale e della perpetua ed eccessiva spesa del governo.

Lo scenario peggiore non è un’esclusiva della Francia. Tra i paesi della zona euro, sia gli Olandesi  che la Grecia andrebbero così male come la Francia se la tesi di base si rivelasse corretta. A differenza della Francia, gli Olandesi sono in grado di esercitare un controllo significativo sul loro destino attraverso misure di austerità. Lo scenario migliore vede il debito Olandese sotto il 100% del PIL.

Le cifre delineano l’entità del problema Britannico. Non solo la spesa corrente e gli schemi demografici lasciano la Gran Bretagna di fronte ad un debito in rapporto al PIL simile a quello dei Francesi tra 30 anni, ma i pagamenti degli interessi raggiungerebbero da soli il 26% del PIL.

Detto questo, gli Americani ed i Britannici hanno entrambi due opzioni non disponibili per la Francia. In primo luogo, possono continuare a stampare carta per onorare i loro debiti, e quindi sostenere il pagamento del debito altrimenti impraticabile. Ho il sospetto che lo faranno entrambi, anche se ciò svaluterà i risparmi ed i salari dei rispettivi cittadini.

In secondo luogo, entrambi hanno la possibilità di annullare le emissioni obbligazionarie acquistate dalle loro banche centrali con il Quantitative Easing. In un colpo, questo potrebbe ridurre il debito pubblico a meno del 50% del PIL. Questo è politicamente impossibile per la zona euro, dato che i costi ed i benefici sarebbero avvertiti in modo molto diverso tra i diversi bond sovrani.

Il Giappone, l’altro debitore di vitale importanza nell’economia globale, ha una via d’uscita anch’essa preclusa alla Francia. Mentre i suoi livelli di debito sono fuori controllo, i suoi oneri finanziari sono contenuti grazie alla pratica dei pensionati Giapponesi di investire i loro risparmi di una vita in titoli di stato. Indipendentemente dalla domanda mondiale, l’appetito interno per il debito nazionale terrà i tassi bassi.

La Francia non ha accesso ad alcuno di questi rimedi – deve pertanto fare affidamento sui tagli nazionali. Per questo motivo l’organizzazione dell’uro è così difficile per molti paesi della zona euro – la Germania non consentirà loro di “barare” nel modo in cui la Gran Bretagna e gli Stati Uniti stanno facendo attraverso la svalutazione delle loro valute.

Infine entra in scena Monsieur François Hollande. In un momento in cui la Francia ha un disperato bisogno di un piano per rinvigorire l’industria privata, ridurre la spesa e favorire il ritorno del capitale, i Francesi hanno eletto un uomo impegnato a guidare i capitali dal paese e ad aumentare la spesa pubblica.

I tentativi di Mr Hollande di risolvere il problema Francese hanno finora comportato:

  • Introduzione di una tassa su chiunque possieda asset in Francia, ma vive all’estero, che vedrà il 15.5% delle plusvalenze sui beni trasferiti allo stato.

Queste riforme forse avrebbero potuto funzionare nel 1960 quando c’erano sufficienti tassi di cambio e controlli sull’immigrazione in Europa per evitare l’esodo di massa di persone e di capitali all’estero. Ora non hanno la minima prospettiva di funzionare.

La Gran Bretagna ha scoperto, quando ha aumentato le tasse su quelli che chiamava i “super ricchi,” che queste non sortiscono alcun reddito aggiuntivo. I ricchissimi sono ora troppo liberi per sottoporsi a qualsiasi regime di tassazione che reputano iniqua. Coloro che vengono martellati tendono ad essere gli operatori di medio livello quasi alla fine della loro carriera. La vera caccia grossa spesso sfugge.

Così come sono, le politiche di Hollande si basano sul punto di vista politico che Orwell credeva di scorgere in Dickens, l’idea che i ricchi dovrebbero essere più suscettibili all’imposizione fiscale e che se così fosse tutto andrebbe per il meglio.

Non è probabile che questo accada presto. L’andamento economico della Francia andrà probabilmente in bancarotta sotto l’attuale sistema, la sua linea politica la rende inevitabile. E’ troppo grande per essere salvata, ma alla fine avrà bisogno delle stampa di denaro per onorare i suoi debiti. Per fare ciò dovrà lasciare l’euro.

L’economia Francese può e sopravviverà ancora per qualche tempo nella sua forma attuale. Gli squali stanno girando intorno ad altri corpi nell’acqua, e fino a quando i mercati obbligazionari rendono i costi di finanziamento un problema di oggi e non di domani, il problema può essere rimandato. Verrà il tempo, tuttavia, in cui l’inerzia interna della Francia si tradurrà in un crack della valuta nel suo complesso. L’ora non è ancora nota, ma il corso sembra segnato.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli

Fonte:http://blogs.telegraph.co.uk/finance/thomaspascoe/100018992/why-france-is-on-the-road-to-becoming-the-new-greece/

 http://johnnycloaca.blogspot.it/2012/07/perche-la-francia-e-sulla-strada-per.html

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