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Paesaggi interiori e geograia dell’invisibile



Di Sandro Pravisani

L’atto di mettersi in movimento per andare a trovare qualcuno o visitare un luogo equivale a prendere una direzione, a focalizzare la propria attenzione su una meta. google_ad_client = “ca-pub-1420052409712884”; google_ad_slot = “1767390444”; google_ad_width = 300; google_ad_height = 250; Breve o lungo che sia, il viaggio implica una complessa organizzazione della propria vita, e la gestione di risorse e tempo necessari per raggiungere un luogo che contemporaneamente sta fuori e dentro di noi. Infatti, quando si intraprende un percorso, lo spostamento avviene sempre su più livelli, paralleli e interconnessi e che comprendono differenti tipi di paesaggi: fisici, mentali ed emotivi.
  

Nella vita quotidiana, la maggior parte delle volte, non siamo in grado di percepire entrambi i movimenti, convincendoci di esistere e spostarci esclusivamente attraverso un paesaggio esterno a noi. La società moderna è incentrata su velocità, efficienza e produzione e lo stile di vita che conduciamo tende a concentrare l’attenzione su esteriorità e apparenza, non avendo il tempo di approfondire la conoscenza se non con un approccio nozionistico e quindi mentale.

Modelli di società incentrati su efficienza e produzione e un sempre più massiccio utilizzo di “social-media”, “messaggeria istantanea”, “condivisione di immagini/video”, tendono a spostare l’attenzione su ciò che appare e comunica velocemente. Un movimento verso esteriorità, apparenza e aspetto che toglie inevitabilmente tempo e spazio a interiorità, essenza, sostanza, contenuto creando un solco tra noi e il mondo che ci circonda.

Questa dualità, con il tempo, si trasforma in un senso di separazione tra ciò che riguarda la cosiddetta realtà fisica e l’universo di emozioni che normalmente proviamo e che vengono sempre più relegate nelle profondità oscure del nostro essere.

In questo modo, tendiamo a dimenticare parti importanti di noi stessi, essenziali per condurre una vita sana ed equilibrata e imprescindibili per una crescita armonica nei suoi aspetti fisici, mentali, emotivi e spirituali.
 

Il viaggio è uno strumento utilissimo per sanare questo senso di separazione. 

Quante volte, difronte a una persona appena tornata da un lungo viaggio, abbiamo detto “hai ancora gli occhi che ti brillano”? Probabilmente vediamo (o percepiamo..) in lei una condizione particolare, un livello di vitalità più alto rispetto a chi è immerso nella quotidianità. Un particolare e inconfondibile stato di eccitazione, di chi ha vissuto un’esperienza che è riuscita a entrare nelle profondità dell’essere, portando freschezza, rinnovamento e nutrimento. 

Il vero viaggio di scoperta consiste nel cercare nuove terre ma nell'avere nuovi occhi


Il viaggio ha la caratteristica di portarci fuori dalla routine, dove gli schemi (o meglio gli schermi) che manteniamo attivi nella vita di tutti i giorni si dissolvono, rendendoci “vulnerabili” alla naturale imprevedibilità dell’esistenza. Ed è proprio in questa situazione “fuori controllo” che ritroviamo il contatto con l’universo interiore dove abbiamo nascosto tutti i nostri migliori strumenti creativi, di adattamento e rigenerazione.

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