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Omicidio Beppe Alfano e le rivelazioni di D’Amico: “Ad ucciderlo non è stato Merlino, ma Stefano Genovese”

Secondo le ultime dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmelo D’Amico alla DIA, l’omicidio di Beppe Alfano avvenuto la sera dell’8 gennaio 1993 non sarebbe da accreditare ad Antonino Merlino, bensì a Stefano Genovese.
Il quarantunenne, detto “Stefanino”, è attualmente in carcere per scontare la pena definitiva per l’omicidio di Carmelo Martino Rizzo assassinato nei pressi di Lauria nel maggio del 1999.


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D’Amico avrebbe iniziato a parlare dell’omicidio Alfano nel carcere di Bicocca a Catania lo scorso luglio 2014, continuando a settembre, ottobre e novembre 2014 ai magistrati di Messina, Vito Di Giorgio ed Angelo Cavallo, raccontando con dovizia di particolari il delitto Alfano e, di tanto in tanto, arricchendo il racconto di ogni interrogatorio con ulteriori precisazioni.
Quella sera tra le 22.30 e le 23.00, D’Amico avrebbe incontrato il Genovese da solo sul ponte di Barcellona, mentre lui in macchina andava a prendere un caffè in un bar del centro cittadino. “Mi disse che stava travagghiannu” e lo invitò ad andarsene, D’Amico allora avrebbe subito pensato che si trattasse di un omicidio perchè “conosceva la sua abitudine di compiere omicidi in solitaria”.

Beppe Alfano

L’ex boss ne avrebbe avuto la conferma, quando al ritorno, compiendo lo stesso percorso, avrebbe visto l’auto di Alfano circondata da Carabinieri e Polizia. D’Amico avrebbe rivelato, inoltre, che il Genovese possedeva all’epoca anche una pistola calibro 22, lo stesso calibro utilizzato per l’omicidio Alfano.

Secondo D’Amico, Genovese avrebbe avuto un complice, ma di quest’ultimo non ha rivelato l’identità.

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