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Obama cita Papa Francesco “Dire no all’odio e alle paure”



Di Orlando Sacchelli

Barack Obama riparte dall’inizio, da dove era partito: change e hope (cambiamento e speranza). Sono questi i concetti chiave al centro del suo intervento, l’ultimo, sullo stato dell’Unione.

Obama parla ai deputati e ai senatori, ma si rivolge a tutta l’America, che invita a non avere paura in tempi di “cambiamenti straordinari”. A differenza delle altre volte Obama non indica le cose da fare, ma un discorso sul futuro, “sui prossimi dieci anni”. E cita anche Papa Francesco, che parlando proprio al Congresso, lo scorso settembre, sottolineò che “imitare l’odio e la violenza dei tiranni e degli assassini è il modo migliore per prendere il loro posto”. In un passaggio che farà discutere (perché entra nella campagna elettorale in corso), Obama, senza citarlo, fa riferimento a Trump: “Quando i politici insultano i musulmani questo non ci rende più sicuri. E’ solo sbagliato, ci sminuisce agli occhi del mondo e rende più difficile raggiungere i nostri obiettivi. E tradisce quello che siamo come Paese”. E in un altro passaggio concede il bis: “Con l’aumentare delle frustrazioni, si leveranno voci che esorteranno a tornare alle tribù, ad usare come capri espiatori cittadini dall’aspetto diverso dal nostro, o che non pregano come noi, o che non votano come noi o che non hanno lo stesso nostro background. Ma non possiamo permetterci di andare su questa strada, non ci farà avere il tipo di economia che vogliamo, la sicurezza che desideriamo e soprattutto contraddice ciò che ci rende l’invidia del mondo”.
Obama ricorda alcune battaglie che ha promosso, dalla lotta ai cambiamenti climatici alla stretta sulle armi, dalla riforma sull’immigrazione alla lotta alle ineguaglianze sociali e e sul fronte del reddito. Le rivendica con un certo orgoglio, ammettendo, però, che è difficile completarle e raggiungere i progressi sperati.
Come ogni anno a seguire il discorso sullo stato dell’Unione ci sono degli ospiti, persone che sono state invitate perché ritenute “simbolo” di alcune tematiche care alla Casa Bianca: un rifugiato siriano, un ex immigrato clandestino messicano, un attivista per i diritti gay, una veterana del Vietnam che era rimasta senza casa. C’è anche una sedia vuota, per ricordare le vittime delle armi da fuoco. Obama prtomette di continuare a battersi per esercitare i suoi poteri, ma al contempo tende una mano al Congresso a maggioranza repubblicana, ricordando che ci sono alcuni temi bipartisan su cui si può trovare un accordo, nell’interesse di tutto il Paese: ad esempio sulla riforma della giustizia penale e nella lotta contro la droga. Ha chiesto al Congresso di chiudere la prigione di Guantanamo, una delle sue promesse elettorali non ancora mantenute: “E’ costosa, non necessaria e serve solo come brochure di reclutamento per i nostri nemici”. Tra gli appelli lanciati dal presidente, anche quello di approvare l’accordo per la partnership Trans-Pacifica: “Mostrerà la forza americana in questo secolo”.
Obama nega che gli Stati Uniti siano un Paese in declino dal punto di vista economico, e senza una leadership forte in politica estera. “Tutti coloro che parlano di declino economico dell’America vendono fiction” così come “sono chiacchiere le retoriche sui nostri nemici che diventano più forti mentre gli Usa si indeboliscono: gli Stati Uniti d’America sono la nazione più potente della terra. Punto e basta”. Con orgoglio rivendica i risultati raggiunti, dopo la grande crisi del 2008, sul piano della crescita e dell’occupazione, a partire dalla creazione di 14 milioni di posti di lavoro e e l’approvazione dell’Obamacare.
Nonostante le difficoltà e la complessità della lotta all’Isis e al terrorismo, per il presidente non vi è alcuna minaccia all’esistenza dell’America: “Non siamo di fronte a una terza guerra mondiale”. E torna a difendere con forza lo storico accordo sul programma nucleare dell’Iran che, a suo dire, “ha evitato un nuovo conflitto”. Neanche una parola all’incidente nel Golfo Persico, dove due navi Usa sono state catturate dagli iraniani. Obama riceve gli applausi dei democratici ma anche di alcuni repubblicani, come ad esempio il senatore John McCain. Conclude cercando di diffondere ottimismo e speranza per il futuro: due ingredienti di cui gli Stati Uniti, e non solo loro, hanno bisogno.

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