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NON LI VOTIAMO PERCHÈ CI RICORDEREMO DELLA VAL DI SUSA!

Tra qualche mese, la primavera prossima o al massimo quella del 2013 se il governo Berlusconi-Bossi-Scilipoti dovesse tenere, saremo chiamati a votare. Immaginiamo fin d’ora gli appelli e le riflessioni sulla necessità di una santa alleanza che vada dal terzo polo fino alla sinistra “radicale” per “liberare” l’Italia dalla cricca del bunga bunga. Immaginiamo pure gli inviti alla “ragionevolezza” che arriveranno un po’ da tutte le parti nei confronti di chi magari proverà a sollevare qualche dubbio. Ogni perplessità andrà accantonata in nome dell’obbiettivo principale: cacciare il nano. Non è certo difficile prevedere quale sarà lo scenario in cui ci troveremo a dibattere, anzi, riteniamo che questo sia un esercizio piuttosto banale… visto che tutto questo è già accaduto. Più e più volte. Da vent’anni a questa parte il refrain che ci sentiamo ripetere alla vigilia di ogni appuntamento elettorale è sempre lo stesso: “ma come, non volete cacciare Berlusconi?” oppure “è il nostro popolo che ce lo chiede” o ancora “se ci presentassimo da soli i nostri elettori non capirebbero” fino al sempre verde “dobbiamo unirci altrimenti vincono le destre“. Un piano inclinato di cui non si vede la fine, anche perchè ci sarà sempre un “meno peggio” a cui appigliarsi. E così, inseguendo questa logica perversa, il Paese si è di fatto ritrovato ad assomigliare sempre di più al cavaliere. Come collettivo non siamo degli astensionisti per principio, riteniamo che con i dovuti anticorpi il movimento di classe possa utilizzare anche lo strumento elettorale qualora le condizioni lo rendano utile. Per intenderci, se ci fosse un Partito Comunista degno di tale nome molto probabilmente lo voteremmo. E la stessa cosa faremmo di fronte ad una lista anticapitalista in grado di andare oltre percentuali omeopatiche. Ma visto che la situazione è tutt’altra e che la sinistra radicale è quiello che è, crediamo sia necessario che i lavoratori comincino a riaffermare la propria autonomia anche attraverso la scelta politica del non voto, fuori da ogni compromesso a perdere e dalla camicia di forza imposta dal bipolarismo. Per questo motivo abbiamo deciso di inaugurare una rubrica aperiodica, aperta anche ai suggerimenti dei lettori del blog, in cui proveremo ad infilare tutte le ragioni per cui non andremo mai a votare per il PD o per chi si allea, in forma più o meno organica, con il PD. Lo abbiamo fatto anche perchè, come scrivono gli esperti di media, viviamo immersi in un flusso talmente vorticoso di informazioni che spesso non riusciamo “memorizzare” le cose essenziali. Il rischio, insomma, è che il nostro hard disk non sia in grado di contenere tutto e che per far spazio a nuovi dati sia portato a cancellare quelli più vecchi facendoci dimenticare alcune “fattarelli” che sono tutt’altro che dettagli e che invece  dovrebbero orientare le noste scelte. Iniziamo con quello che è accaduto in questi giorni (ma potremmo dire in questi anni) in Val di Susa. Grazie al clima bipartisan che si è creato sulla necessità di aprire il cantiere della TAV e partecipare al banchetto dei fondi europei abbiamo assistito prima alla militarizzazione della valle e allo sgombero violento del presidio, e poi alla repressione poliziesca della manifestazione del 3 luglio. Siamo convinti che senza il placet del PD tutto questo non sarebbe potuto accadere nelle forme e con la virulenza con cui è accaduto. I lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo, le cariche indiscriminate, i rastrellamenti nei paesini e le violenze sui fermati sono perciò da addebitare anche al cosiddetta maggiore forza d’opposizione. Del resto quale sia stato il ruolo del partito di Bersani, Fassino e Chiamparino in questa vicenda lo ha chiarito (anche se non ce n’era bisogno) la campagna di criminalizzazione del movimento NO TAV partita immediatamente dopo la manifestazione. Un concerto di idiozie degno di un partito reazionario, ma del resto che cos’è oggi il PD? E quindi se adesso Maroni può straparlare di imputazioni di terrorismo e di tentato omicidio a carico dei manifestanti  è anche grazie alle dichiarazioni di solidarietà “incondizionata” alle forze dell’ordine e di “ferma condanna” della violenza arrivate dal PD. Per due sassi rotolati una volta tanto dalla parte giusta il redivivo Napolitano ha parlato addirittura di “violenza eversiva” e di “inaccettabile attacco alle istituzioni”. Verrebbe da chiedersi come possa parlare di “violenza” proprio lui che è il principale artefice della partecipazione dell’Italia ai bombardamenti NATO sulla Libia, ma si sa che il doppio standard in politica è l’abitudine. Così coma la faccia da culo. Altrettanto bizantine sono state però le dichiarazioni di certa “sinistra” sempre pronta a separare i “buoni dai “cattivi” e a distribuire, non si sa bene in nome di chi e di cosa, patenti di legittimità. Ci riferiamo all’imbarazzatissimo Vendola, al resuscitato Bonelli e al massone Diliberto che è arrivato addirittura a invocare la carcerazione preventiva per i famigerati black blok. Insomma, quando sarà, non venite a chiederci di andare a votare turandoci il naso, perchè per non respirare i vostri lacrimogeni lo abbiamo dovuto già fare il 3 luglio.


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