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Neoconservatorismo:una ideologia totalitaria smascherata

Di C. Bradley Thompson
In un recente editoriale, il Wall Street Journal ha dichiarato: «Ora siamo tutti neocon». L’affermazione è esagerata, ma non di molto. Il neoconservatorismo è stato, nel bene e nel male, la più influente filosofia politica dell’ultima generazione. Ma di cosa si tratta esattamente? Il mio nuovo libro Neoconservatism: An Obituary for an Idea cerca di rispondere a questa domanda.
Definire il neoconservatorismo non è un compito facile, dato che i suoi esponenti negano che si tratti di una filosofia politica sistematica. I neocon come Irving Kristol preferiscono caratterizzare il neoconservatorismo come «persuasione», un «modo di pensare», o un «umore». Nella migliore delle ipotesi, si dice essere un movimento intellettuale sincretico influenzato da diversi pensatori come Platone, Trotsky, e Hayek.
Daniel Bell ha colto la natura sincretica del neoconservatorismo, quando si è descritto come un «socialista in economia, un liberal in politica, e un conservatore nella cultura». Da un lato, il neoconservatorismo è certamente un sincretico “modo di pensare”, ma qui dimostro che il neoconservatorismo è di fatto una filosofia politica globale basata fondamentalmente sulle idee di Leo Strauss attraverso Irving Kristol.
Prima, però, esaminiamo come i neocon si presentano, in particolare in relazione al più ampio movimento intellettuale conservatore e al Partito Repubblicano. Irving Kristol, una volta si è vantato che il neoconservatorismo è la prima variante del conservatorismo del XX° secolo che abbia «venature americane».
L’implicazione di questa straordinaria affermazione è che il conservatorismo di Goldwater (con il suo proclamato attaccamento ai diritti individuali, al governo limitato e al capitalismo di laissez-faire, e il suo rifiuto per il contemporaneo Welfare State regolatore) in qualche modo è al di fuori dalla venatura americana.
I neoconservatori sono e sono sempre stati, al contrario, i difensori del Welfare State post-New Deal. Non a caso, il supporto dei neocon, secondo le parole di Ben Wattenberg, è per un «ruolo muscolare dello Stato», uno che tassi, regoli, e ridistribuisca e, come vedremo, uno che combatta.
Questo, a quanto pare, è quello che significa avere “venature americane”. Quello che preoccupa veramente i neoconservatori verso i Repubblicani favorevoli al piccolo governo è che mancano di una “filosofia di governo”. I neocon hanno da tempo sollecitato i Repubblicani a reinventarsi dando via i loro principi jeffersoniani per lo sviluppo di una nuova «filosofia di governo».
Ironicamente, però, la concezione di una “filosofia di governo” neocon non è definita da principi morali fissi. Invece, è una tecnica intellettuale definita dal pragmatismo. La “filosofia di governo” dei neocon è una filosofia su come comandare o governare. E’ tutta una questione di «pensare politicamente», il che significa sviluppare strategie per ottenere, mantenere, e utilizzare in un certo modo il potere.
8I neocon, pertanto, esortano il Gop a diventare camaleontico e ad adattarsi al mutare delle circostanze. Lo statista pragmatico dei neocon si fonda su due presupposti di base: in primo luogo, l’identificazione del “pubblico interesse” con una sorta di sezione aurea e, dall’altro, la presunzione che, loro e solo loro, hanno la saggezza pratica con cui conoscere la sezione aurea.
I neoconservatori credono quindi che sia necessario e possibile per dei saggi statisti trovare il giusto equilibrio tra l’altruismo e l’interesse personale, tra doveri e diritti, tra regolamentazione e concorrenza, tra la religione e la scienza, tra il socialismo e il capitalismo.
Norman Podhoretz, ad esempio, ha sostenuto che gli statisti neoconservatori dovrebbero essere in grado di capire il «punto preciso in cui l’incentivo funziona» ovvero «in cui viene indebolito dalla disponibilità di prestazioni sociali, o il punto in cui la redistribuzione del reddito» inizia «ad erodere la crescita economica, o il punto in cui l’egualitarismo» sarebbe venuto «in grave conflitto con la libertà».
Alla fine, la strategia dei neocon è quella di accettare i fini morali liberal-socialisti, ma con l’avvertenza che possono svolgere un’opera migliore nel fornire “servizi sociali” o che possono indirizzare i servizi verso le finalità dei conservatori. Il neoconservatorismo è molto di più, però, del solo pensiero politico pragmatico.
Si tratta di una filosofia sistematica con profonde radici filosofiche. Al centro del mio libro vi è l’affermazione che il filosofo politico Leo Strauss è stato la più importante influenza sullo sviluppo intellettuale di Irving Kristol. Neoconservatism nel 1952 rivela per la prima volta l’importanza per Kristol della recensione di Persecution and the Art of Writing di Strauss.
Strauss, secondo Kristol, aveva «realizzato niente di meno che una rivoluzione nella storia intellettuale, e la maggior parte di noi, in senso figurato, almeno, devono tornare a scuola per imparare la saggezza del passato che pensavamo di conoscere». Cosa Kristol ha imparato da Leo Strauss?.
  1. C’è un abisso incolmabile tra la teoria e la pratica, tra la filosofia e la città, tra i pochi saggi e la volgare moltitudine. Cioè, c’è una disgiunzione radicale tra il “regno della verità teorica” ​​(cioè, il regno abitato dai filosofi) e il “regno della pratica guida morale” (vale a dire, il regno abitato dai non filosofi). Ciò che questo significa per Strauss è che l’idealismo platonico è compatibile con il realismo machiavellico.
  2. L’Occidente è in uno stato di declino intellettuale e morale a causa della crescita del nichilismo filosofico. Strauss ha individuato la fonte del nichilismo contemporaneo nell’illuminismo liberale classico di John Locke e di Thomas Jefferson. Strauss fu un feroce critico del razionalismo moderno e della scienza, dei diritti naturali, dell’individualismo e del laissez-faire, ognuno dei quali a suo dire avrebbe condotto l’uomo lontano da una realtà soprannaturale alla natura, dalla fede alla ragione, dalla comunità all’individuo, dai doveri ai diritti, dalla disuguaglianza all’uguaglianza, dall’ordine alla libertà, e dal sacrificio all’interesse personale. Il risultato è che l’uomo e la società sono stati scardinati dall’ordine naturale e dalla fede religiosa necessari per sostenere l’unità morale e politica.
  3. La filosofia politica platonica è un antidoto necessario per le malattie della società moderna. Il diritto naturale classico è stato definito da quattro principi. In primo luogo, la comunità politica è l’unità primaria di valore morale, il che significa che il “bene comune” è il fine del regime e il costringere “all’unità” è il mezzo per tal fine; secondo, un ordine veramente solo politico dovrebbe rispecchiare l’”ordine gerarchico di costituzione naturale dell’uomo”, il che significa che alcuni uomini sono più adatti a governare rispetto ad altri; in terzo luogo, ciò che è naturalmente giusto per ogni data società è che essa è in continua evoluzione a seconda delle necessità e delle circostanze, il che significa che gli statisti filosofici non devono essere ostacolati dalla morale convenzionale o dal rule of law; e quarto, la virtù e l’interesse pubblico rappresentano il fine o lo scopo della città, il che significa che gli statisti devono utilizzare “la coercizione benevola” per i loro cittadini virtuosi.
  4. Gli statisti platonici dovrebbero fondare il regime su alcune devozioni ancestrali e su dei miti politici. La virtù cardinale per molti volgare è il sacrificio di sé.
Il neoconservatorismo straussianizzato è definito da ciò che Irving Kristol ha chiamato«nuova sintesi» di idee, una sintesi da lui definita «classico-realista» nella natura e nel temperamento. Al centro del neoconservatorismo vi è un dualismo fondamentale che unisce ciò che Strauss chiamava «la via di Socrate con il modo di Trasimaco».
8Il diritto naturale platonico (il “regno della verità teorica”) prevede per gli statisti neoconservatori il criterio ultimo della giustizia. Eppure nella realtà disordinata della politica quotidiana significa che la morale convenzionale e la prudenza, talvolta persino machiavellica (il “regno della pratica guida morale”), sono entrambe necessarie e salutari.
Filosoficamente, Strauss pensò possibile sostenere “la furba politica di potenza” di Machiavelli in un quadro platonico più ampio che separa la teoria dalla pratica. Sicché Kristol ha imparato a conciliare l’idealismo platonico (la tesi “classica”), con la prudenza machiavellica (l’antitesi “realista”) per creare la sintesi neoconservatrice.
Quali sono, dunque, i principi fondamentali del neoconservatorismo?
  1. Metafisica neoconservatrice: i neocon considerano la “comunità politica”, o quella che Irving Kristol ha chiamato il “sé collettivo”, come unità primaria di valore morale, sociale e politico. Accettano la premessa di Platone che la polis o la nazione è l’unica comunità adeguata per l’adempimento del fine naturale o telos dell’uomo, che associano con quello che variamente chiamano «l’interesse pubblico» o il «bene comune». Il contenuto effettivo “dell’interesse pubblico” è tutto ciò che gli uomini saggi e benevoli dicono che esso sia, che è precisamente il motivo per cui non dovrebbe mai essere definito. Il compito più alto dello statista neoconservatore è sovrapporre l’unità ideologica sul “sé collettivo” in nome di un sempre mutevole “interesse pubblico”.
  2. Epistemologia neoconservatrice: I neoconservatori iniziano con il presupposto platonico che la gente comune è irrazionale e deve essere guidata da coloro che sono razionali. Secondo Irving Kristol, ci sono «diversi tipi di verità per i diversi tipi di persone. Ci sono verità appropriate per i bambini; verità appropriate per gli studenti; verità che sono appropriate per adulti istruiti, e l’idea che ci dovrebbe essere un insieme di verità alla portata di tutti è una moderna fallacia democratica». La verità più alta per Strauss e Kristol è limitata al filosofo, mentre l’uomo comune è e deve essere limitato alla “conoscenza” di tipo diverso: al mito, alla rivelazione, alla personalizzazione, e al pregiudizio. I neoconservatori credono che i giudizi della nazione devono quindi essere sagomati da coloro che governano. Controllare le idee è controllare l’opinione pubblica, che a sua volta controlla il regime nel suo complesso. In definitiva, il volgo deve essere governato dalla fede e dall’alleato necessario della fede, la forza.
  3. Etica neoconservatrice: Se credete, come i neocon straussianizzati fanno, che ci sono «diversi tipi di verità per i diversi tipi di persone», allora dovete credere che ci sono e devono essere pure diversi codici morali. La gente comune ha bisogno di qualche forma di moralità convenzionale che possa essere facilmente appresa, seguita, e trasmessa da una generazione all’altra. La volgare moltitudine ha bisogno della pietà e del patriottismo come miti d’ordine per cui vivere. Per i neocon, la morale è convenzionale e pragmatica. Poiché essi considerano la nazione come unità primaria di valore politico e poiché identificano il “pubblico interesse” con lo scopo di governo, considerano il bene morale e la virtù di ciò che funziona non per l’individuo ma per la nazione. La moralità è quindi definita come il superamento del proprio meschino interesse quale modo di sacrificarsi per il bene comune.
  4. Politica neoconservatrice. Al centro della filosofia di governo dei neoconservatori è la presunzione che sia possibile, nelle parole di Kristol, per una piccola élite «avere una idea conoscitiva a priori di ciò che costituisce la felicità per gli altri». Poiché la gente comune non può eventualmente sapere quello che vuole veramente o ciò che costituisce la loro vera felicità, è del tutto appropriato per una élite politica, filosoficamente addestrata per guidarlo alla sua vera felicità, impedire che il popolo prenda decisioni sbagliate. Lo scopo più elevato dello statista neoconservatore è quindi quello di formare le preferenze, formare le abitudini, coltivare le virtù, e creare la “buona” società, una società che è nota a priori a quelli con saggezza filosofica superiore. I neocon pertanto sostengono con forza che il governo compia “buone” scelte per gli americani non filosofi al fine di spingerli in certe direzioni, cioè verso la scelta di una vita di virtù e di doveri. Come Strauss ha chiarito nella sua opera più influente Natural Right and History, i saggi statisti devono imparare a usare la «coercizione limitante» e «la coercizione benevola», al fine di affossare i desideri egoistici e di base degli uomini ordinari.
9Il culmine della filosofia politica dei neoconservatori è il loro appello per una «grandezza nazional-conservatrice». A seguito di Irving Kristol e Leo Strauss, David Brooks e William Kristol, una nuova generazione di neoconservatori hanno proclamato la «nazione» come unità fondamentale della politica e della realtà, il «nazionalismo» come il grido di battaglia per una nuova moralità pubblica, e «l’interesse nazionale» come lo standard morale della decisione politica.
Questo nuovo nazionalismo, secondo Brooks, «sposa la buona comunità con la grandezza nazionale». Lo scopo morale del conservatorismo per una grandezza nazionale, secondo David Brooks, è quello di stimolare lo spirito americano; di accenderne l’immaginazione con qualcosa di maestoso; di promuovere un «unificante credo americano»; e di ispirare gli americani a guardare oltre il loro mero interesse in una qualche grande missione nazionale, ad un hegeliano mistico «destino nazionale».
Il nuovo cittadino americano deve essere animato dalle «virtù nazionaliste» come «dovere, lealtà, onestà, discrezione, e spirito di sacrificio», il principio morale-politico di base dei neocon è chiaro e semplice: la subordinazione e il sacrificio dell’individuo allo Stato-nazione. Politicamente, il nuovo nazionalismo di Brooks avrebbe usato il governo federale per perseguire i grandi «progetti pubblici nazionalisti», costruendo grandi monumenti al fine di unificare la nazione spiritualmente e per prevenire «lo scivolamento» dell’America in quella che lui chiama «la mediocrità nichilista».
E’ importante che il popolo americano si conformi, giuri fedeltà, e rispetti un qualche grande scopo centrale definito per loro dal governo federale. L’uomo americano ideale, egli sostiene, dovrebbe negare e rinunciare ai suoi valori e interessi individuali per fondere il suo “sé” in qualche unione mistica con l’anima collettiva. Questo è precisamente il motivo per cui Brooks ha lodato le virtù del collettivismo cinese rispetto allo stile americano individualista.
Alla fine, i neoconservatori vogliono «rimoralizzare» l’America con la creazione di una nuova religione civile patriottica intorno all’idea «dell’americanismo», l’americanismo è un’architettura che essenzialmente ridefinirà la “venatura americana”.
La visione neoconservatrice di una buona America è quella in cui la gente comune lavora duramente, legge la Bibbia, va in chiesa, recita il Giuramento di Fedeltà, pratica le virtù del focolare, si sacrifica per il “bene comune”, obbedisce agli ordini del governo, combatte le guerre, e muore per lo Stato.
La filosofia della grandezza nazionale dei neocon è anche la forza che anima la loro politica estera. In effetti, la politica estera neoconservatrice è un ramo della loro politica interna. Il grande obiettivo della politica estera è che la grandezza nazionale ispiri il popolo americano a superare i volgari infantili interessi egoistici per progetti nazionali edificanti.
Una benevola politica di egemonia per i neoconservatori William Kristol e Robert Kagan, «farà apprezzare l’opportunità per l’impegno nazionale, farà abbracciare la possibilità di una grandezza nazionale, e ripristinerà un senso di eroico». In altre parole, gli Stati Uniti dovrebbero condurre guerre per combattere lo strisciante nichilismo.
Nelle parole rivelatrici di Kristol e Kagan, «la rimoralizzazione dell’America sul piano domestico richiede in ultima analisi, la rimoralizzazione della politica estera americana». Andare in guerra, sacrificando sia la ricchezza e il sangue al fine di portare la “democrazia” ai foresti, questa è una missione degna di una grande nazione.
9I neocon ritengono, pertanto, che una politica estera muscolare includa l’intervento militare all’estero, la guerra, i cambi di regime, e una governance imperiale che manterrà il popolo americano politicizzato e quindi virtuoso.
Salvando il mondo dalla tirannia, l’America salverà sé stessa dalla sua corruzione interna. Ma c’è di più. Mantenendo l’America perennemente coinvolta nel nation building in tutto il mondo, i governanti neoconservatori avranno la possibilità di esercitare le loro virtù da statisti.
Non ci può essere statista senza politica e non ci può essere statista veramente magnanimo senza guerra, sicché i neocon hanno paura e detestano i principi morali che potrebbero negare a loro questo sbocco. Una condizione di guerra permanente, una politica di egemonia benevola, e la creazione di un impero repubblicano, significa che ci sarà sempre bisogno di politica e di statisti.
Il neoconservatorismo è una filosofia politica sistematica. I neocon parlano di moderazione e prudenza ma il solo vero loro scopo è di disarmare intellettualmente i loro concorrenti nel movimento conservatore-libertario che vogliono difendere i principi dei Padri Fondatori, dei diritti individuali e di governo limitato.
I neocon predicano la moderazione come una virtù in modo che la gente comune accetti il compromesso come inevitabile. Ma una tale filosofia politica che sostiene di volere la “moderazione” e la “prudenza” come suoi principi, e che in modo disonesto nasconde i suoi veri principi, o rappresenta una fase di transizione sulla strada verso un regime autoritario, o entrambe le cose.
La mia paura più profonda è che i neoconservatori stanno filosoficamente e morbidamente preparando questa nazione per uno stile americano fascista, un fascismo purgato delle sue caratteristiche più brutte e insostenibili per un pubblico americano.
Si tratta di un’accusa grave e non la faccio alla leggera. I neocon non sono fascisti, ma io reputo che condividano alcune caratteristiche comuni con il fascismo. Si consideri l’evidenza:
  1. Come i fascisti, Strauss e i neoconservatori rifiutano i valori e i principi associati all’illuminismo liberale, cioè, la ragione, l’egoismo, i diritti individuali, l’acquisizione materiale, il governo limitato, la libertà, il capitalismo, la scienza e la tecnologia. Respingono l’ethos morale associato con il liberalismo classico e il capitalismo, lodando la nobiltà delle virtù dei “barbari” come la disciplina, il coraggio, l’audacia, la resistenza, la lealtà, la rinuncia, l’obbedienza e il sacrificio.
  2. Come i fascisti, i neocon straussianizzati sono dei collettivisti metafisici: considerano la nazione come unità primaria di valore politico; vedono il corpo politico come un tutto organico; promuovono doveri sociali sui diritti individuali; sostengono e usano il potere coercitivo dello Stato per promuovere l’ordine e l’unità; esigono che gli individui siano subordinati “all’interesse pubblico” e che servano una qualche nozione confusa di “grandezza nazionale”.
  3. Come i fascisti, Strauss e i neocon sono degli statalisti che si oppongono fortemente alla depoliticizzazione, cioè, a un guardiano notturno governativo, in favore di uno Stato onnipotente, paternalista, corporativo. Essi sostengono e usano il potere coercitivo dello Stato per regolare la vita economica dell’uomo e la sua vita spirituale.
  4. Come i fascisti, i neocon straussianizzati minimizzano l’importanza delle norme costituzionali e dei confini, e elogiano le virtù dei grandi statisti.
  5. Come i fascisti, Strauss e i neocon credono che la vita è o dovrebbe essere definita dai conflitti e che uno stato di pace e di prosperità sia moralmente degradante; essi sostengono di mantenere il popolo americano in uno stato di agitazione permanente di paura e disgusto contro le minacce interne ed esterne; vogliono militarizzare la cultura americana; essi idealizzano le virtù della guerra e dell’impero come rigenerative; e sostengono una politica estera di guerra perpetua al fine di ripristinare il destino nazionale americano e il senso di grandezza.
9Insomma, mi preoccupo che i neocon stiano spianando la strada per una sorta di dispotismo morbido che potrebbe anche portare un giorno a un tipo di fascismo. Ci fanno sentire a nostro agio con alcuni principi fascisti da loro americanizzati, da loro drappeggiati nei modi e nei costumi tradizionali americani e nella retorica di Abraham Lincoln.
I neoconservatori sono i fautori di un nuovo Stato gestionale, uno Stato controllato e regolato da una classe di mandarini conservatori virtucrati che pensano che gli americani sono incapaci di governare se stessi senza l’aiuto speciale della saggezza a priori dei neocon.
Sono la versione conservatrice del brain trust di FDR: essi desiderano disciplinare quasi tutti i settori del pensiero e dell’azione umana. Supportano il controllo del governo sull’economia così come la regolamentazione del governo sulla vita morale e spirituale delle persone. I neoconservatori vogliono regolamentare la camera da letto così come i consigli di amministrazione.
I neoconservatori sono dei falsi profeti dell’americanismo. Coloro che desiderano difendere i valori illuministi dell’America e i diritti individuali della Repubblica creata dai suoi rivoluzionari Padri Fondatori devono quindi riconquistare ai neocon il terreno intellettuale e morale che un tempo definiva la promessa di vita americana.
Traduzione di Luca Fusari

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