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Morale, scienza e evoluzione nel pensiero di Petr Kropotkin



Di Nico Berti *

Il mutuo appoggio, la giustizia e la morale,
afferma infatti Kropotkin, «sono i gradi della serie ascendente degli
stati psichici che ci sono stati fatti conoscere dallo studio del mondo
animale e deH’uomo. Essi sono una necessità organica, portante in sé
lapropriagiustificazione». La rivoluzione diventa in tal modo una
variabile dell’evoluzione secondo la concezione – presente anche in
Elisée Reclus- che vede il salto rivoluzionario come
un’accelerazione rapida, una fase concentrata dell’evoluzione
generale.


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La spiegazione kropotkiniana si fonda sulla constatazione del nesso
oggettivo esistente tra evoluzione determinata – che coinvolge tutta la
vita vegetale, animale ed umana – e le modalità spontanee di questo
stesso procedere. Nella sua originaria verità, la vita degli uomini si
manifesta come fenomeno intrinsecamente socievole, come forma
solidaristica che risulta tanto più forte quanto maggiore è il grado di
sedimentazione evolutiva precedente.

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 La socialità non è una scelta dei
protagonisti, ma una necessità della specie, non discende dalla volontà
dei singoli, ma dalla loro appartenenza alla collettività. E la società, a
sua volta, è il risultato della evoluzione spontanea della natura perché
deriva da un lento ma irreversibile sviluppo delle potenzialità
libertarie ed egualitarie latenti negli esseri viventi.
Soltanto la piena coscienza scientifica di questa valenza naturale
trasformala sua datità deterministica in una possibilità progettualedi
liberazione: gli individui si liberano solo attraverso il pieno riconoscimento
della loro ineliminabile dimensione collettiva. Il rapporto tra
evoluzione e rivoluzione è dunque il rapporto dello sviluppo
scientifico del genere umano perché
a misura che l’evoluzione progressiva si compie, l’associazione di viene più
cosciente. Essa perde il suo carattere semplicemente fisico, cessa di essere
unicamente istintiva, diventa ragionata […] così l’associazione non è imposta
dalla struttura fisiologica degli individui; essa è osservata per i benefici del
mutuo appoggio, o per i piaceri che essa procura. Questo, naturalmente, si
mostra in tutti i gradi possibili e con la maggior varietà dei caratteri individuali
e specifici, e la varietà stessa degli aspetti che assume la vita in società è una
conseguenza, e per noi una prova di più, della sua generalità’.
Ne consegue, dunque, che il sentimento morale non si configura
come una semplice irruzione soggettiva dell’anima, ma come uno
sviluppo imposto dal le leggi naturali. Infatti «il senso morale del
l’uomo, come la socialità e la società stessa [sono] di originepreumana
| …J fortificata, nell’uomo, dalla sua osservazione della natura
e della vita delle società umane»; per cui «l’evoluzione continua
dall’animale all’uomo» crea tale sentimento quale sviluppo «degli
istinti, delle abitudini di mutuo appoggio esistenti in tutte le società
animali, assai prima della comparsa sulla Terra dei primi esseri a
sembianza umana».
In questa relazione fra evoluzione e rivoluzione – la prima intesa
come una necessità determinata e la seconda come la coscienza
scientifica della sua esistenza – Kropotkin non può sfuggire al classico
dilemma circa Vintrinseca natura della morale, vale a dire al problema
del «libero arbitrio»: gli uomini hanno l’autonoma capacità e
responsabilità di fare il bene e il male? E cosa sono, sotto il profilo
ontologico, il bene e il male? Per l’anarchico russo la morale deriva
dall’istinto di conservazione della specie, dal latto che gli esseri umani
agiscono moralmente nella misura in cui cooperano al bene comune.
In questo agire la valenza puramente soggetti vaè data dalla
consapevolezza di mettere il senso solidaristico determinato
dall’evoluzione naturale al servizio di un’intenzione etica.
Del resto tutta la storia umana dimostra questo assunto di fondo: le
istituzioni, le leggi e lo Stato, l’ insieme cioè dell’ apparato
coercitivo della società, scaturiscono dalla stessa fonte di socialità
creativa che alimenta la spontaneità della vita civile, economica e
culturale degli individui. La legge, ad esempio, espressione ufficiale
dell’autorità, presenta sempre due aspetti: da un lato è l’abile fusione
delle consuetudini utili e necessarie alla comunità, dall’altro è
l’accumulo delle sovrapposizioni gerarchiche istituite a solo vantaggio
dei
dominatori. Mentre le prime possono esistere senza imposizione, le
seconde hanno bisogno dell’istituzione coercitiva penale per farsi
rispettare.
T ulte le leggi hanno avuto una doppia origine e per questo si
distinguono dai costumi, stabiliti dall’uso, i quali rappresentano i
princìpi di moralità esistenti in una data società ad un dato periodo. La
legge conferma questi costumi; li cristallizza, ma nello stesso tempo
ne approfitta per introdurre, generalmente dissimulandola, qualche
nuova istituzione nell’interesse della minoranza dei governanti e degli
uomini d’arme. Per esempio, introduce e santifica la schiavitù, o la
divisione in caste, o l’autorità del padre di famiglia, del prete, del
militare, o stabilisce il servaggio e, in ultimò, l’intera dipendenza
dallo Stato.
Ne consegue, per Kropotkin, che il principio di autorità è una
funzione distorta del principio di libertà, e che perciò la perdita
dell’autonomia dei singoli e della collettività non deriva, come
afferma il contrattualismo, da uno scambio tra l’originaria libertà
individuale e l’acquisizione di quella sociale, ma dalla imposizione di
un uso gerarchicamente innaturale sopra una funzione sociale di per sé
non gerarchica.
Alla delineazione contrattualistica, impotente a dar conto del
carattere spontaneamente funzionale della società, l’ anarchico russo
oppone, ancora una volta, la spiegazione naturalistica che salda in un
unico nesso la spontaneità e la socialità degli uomini con la loro
necessità di non fare altrimenti.
Tutte le garanzie necessarie alla vita in società, tutte le forme, di
vita sociale nella tribù, la comunità di villaggio e la città medievale,
tutte le forme di relazione fra le tribù e, più tardi, fra le città
repubblicane, che servirono poi di fondamento al diritto
internazionale, tutte le forme insomma d’appoggio mutuo e di difesa
della pace – compresi i tribunali e i giurì – furono elaborate dal genio
creatore della folla anonima. Mentre tutte le leggi, dalle più antiche
sino a quelle dei nostri giorni, si sono sempre composte di due
elementi: l’uno che affermava (e immobilizzava) certe forme
consuetudinarie della vita, riconosciute utili per tutti; e l’altro che
rappresentava un’addizione – spesso un semplice modo insidioso di
formulare il costume – che aveva per scopo di impiantare o di
consolidare l’autorità nascente del signore, del soldato, del reuncolo e
del prete, di rinforzare questa autorità e santificarla.

* Nico Berti-Un’Idea esagerata di Libertà,capitolo “Petr Kropotkin-Scienza ed etica”, pg 120-122

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