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Moneta per il popolo, non per le banche. Il programma di Corbyn e la moneta fiscale in Italia




Di Enrico Grazzini

Jeremy Corbin, il nuovo leader di sinistra dei laburisti britannici, ha lanciato ilQuantitative Easing for people instead of banks: ovvero propone nel suo programma politico l’emissione di moneta per il popolo invece che a favore delle banche e della finanza. Il suo progetto controcorrente è stato accolto con favore da molti economisti progressisti, anche se va contro il pensiero accademico ufficiale ed è ferocemente contrastato dalle forze conservatrici. In Italia la proposta di “moneta fiscale” avanzata su questo sito web[1] è del tutto analogo a quello del “QE del popolo” previsto dal programma politico dei laburisti inglesi guidati da Corbyn. Le forze politiche progressiste dovrebbero impadronirsi di questo progetto. <

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La moneta deve essere considerata un bene comune e non dovrebbe essere creata solo dal sistema bancario e distribuita ai settori privilegiati della società. L’obiettivo invece è di creare e distribuire la moneta come bene pubblico, e di indirizzare la moneta al bene comune distribuendola direttamente ai cittadini, al lavoro, alle attività produttive che creano lavoro. Questo è il Quantitative Easing per il popolo. 

Ma innanzitutto va chiarito come invece funziona attualmente il QE per le banche. La Banca Centrale Europea guidata da Mario Draghi ha, come noto, inaugurato una politica di “allentamento monetario”: in pratica la banca centrale crea moneta dal nulla e immette nuova moneta nell’economia comprando dalle banche titoli di stato e altri titoli privati con l’obiettivo ufficiale di combattere la deflazione (prezzi e occupazione stagnanti) e di raggiungere il target del 2% di inflazione per rilanciare l’economia europea. 

L’acquisto di titoli statali da parte della BCE aiuta le banche e alimenta il circuito finanziario[2], ma sta facendo lievitare i prezzi di tutti gli asset finanziari, dall’azionario all’immobiliare, e non tocca l’economia reale. I consumi e gli investimenti produttivi calano o ristagnano, e i redditi da lavoro sono fermi, mentre quelli legati alla speculazione salgono. 

La droga monetaria della BCE genera tre effetti collaterali: una distribuzione della ricchezza squilibrata a favore di pochi privilegiati, una minor produttività, e soprattutto bolle finanziarie sempre più difficili da gestire Comunque finora il QE della BCE ha fallito: l’economia dell’eurozona stenta a ripartire e l’inflazione non raggiunge il 2%. Tanto che Draghi ha già annunciato nuove possibili dosi di QE oltre il programma previsto che si dovrebbe concludere nel settembre 2016. 

Ma perché l’economia non riparte nonostante lo shock monetario della BCE? Perché i soldi non arrivano nelle tasche dei consumatori e alle imprese. I soldi previsti dal QE sono pari a 1.100 miliardi distribuiti in 19 mesi. Se fossero assegnati direttamente ai cittadini e alle famiglie potrebbero essere utilizzati per dare a a tutti i 330 milioni di cittadini dell’eurozona 175 euro al mese per i 19 mesi. In Italia sono previsti acquisti di bond per circa 150 miliardi di euro: considerando che i cittadini italiani adulti sono circa 51 milioni, ognuno potrebbe ricevere circa 155 euro in più al mese per più di un anno e mezzo. La domanda riprenderebbe, i consumi finalmente recupererebbero fiato, e con essi gli investimenti industriali e l’occupazione. 

La moneta creata dalla BCE potrebbe finire non alle banche e al sistema finanziario ma direttamente nelle tasche della gente. Anche considerando che gran parte della famiglie non arrivano alla fine del mese. Si tratterebbe di un progetto simile a quello del “denaro da prendere nelle buche” proposto da J. M. Keynes per superare la trappola della liquidità, e a quello noto agli economisti come “helicopter money”, cioè come “denaro gettato dall’elicottero” direttamente a tutti i cittadini, senza l’intermediazione creditizia. 

Corbyn per la verità non intende offrire soldi direttamente alla gente. Vuole invece che la Banca d’Inghilterra, seguendo le direttive del governo (e quindi rinunciando alla sua falsa indipendenza, che in realtà è dipendenza pro-sistema bancario), emetta moneta per una nuova banca pubblica e per finanziare il welfare, le nuove fonti di energia e i progetti digitali, e in generale l’economia della conoscenza. 

È ovvio che in Italia non si può procedere allo stesso modo dei laburisti inglesi, perché la BCE sarebbe contraria a una operazione di questa natura; e non potrebbe creare moneta per sostenere la spesa pubblica, a causa del suo statuto fissato a Maastricht, che la obbliga a essere completamente indipendente dai governi e a non finanziare gli stati. Inoltre in Italia l’unico strumento rimasto per fare politica industriale è la Cassa Depositi e Prestiti, che però non è una banca pubblica, e che deve maneggiare con estrema prudenza il risparmio postale, ovvero il risparmio della povera gente. 

Differenza a parte, la manovra della “moneta fiscale” – basata sull’emissione di speciali titoli pubblici, ovvero su Certificati di Credito Fiscale – avrebbe effetti molto simili a quella proposta da Corbyn. I CCF potrebbero essere distribuiti gratuitamente ai cittadini e alle imprese e sarebbero utilizzati dallo stato per il welfare, il reddito minimo garantito e i lavori pubblici. Questi titoli fiscali non resterebbero confinati nei recinti dell’economia finanziaria e della speculazione (come avviene nel QE britannico e dell’Eurozona) ma ridarebbero ossigeno all’economia reale. 

Sul piano puramente tecnico i titoli/moneta che proponiamo potrebbero essere emessi nel giro di una sola settimana, proprio come i BOT e i BTP. In effetti non si propone la creazione di una nuova moneta parallela e sostitutiva dell’euro (come sarebbe stata per esempio la moneta parallela prevista da Yanis Varoufakis in Grecia): ma un titolo di stato pienamente convertibile in euro, e quindi funzionante come una vera e propria moneta. 

Il progetto di “moneta fiscale” – elaborato da diversi economisti e intellettuali[3] – prevede di rilanciare l’economia nazionale grazie a una “moneta complementare all’euro”. In questo modo si potrebbe avviare una manovra fiscale espansiva decisa autonomamente dal Parlamento e dal governo italiano, senza dovere chiedere il permesso alle istituzioni europee e a Berlino, e tuttavia senza contravvenire e contrastare i trattati e i regolamenti vigenti nell’eurozona. 

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://temi.repubblica.it/micromega-online/moneta-per-il-popolo-non-per-le-banche-il-programma-di-corbyn-e-la-moneta-fiscale-in-italia/

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