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Migranti, l’accusa di Amnesty International: “abbandonati dall’UE nei Balcani”

Grecia, migranti non identificati detenuti in un centro nei pressi del fiume Evros
Di Emanuele Vena
Migranti e rifugiati letteralmente intrappolati nei Balcani ed abbandonati dall’Unione Europea. L’accusa gravissima arriva da Amnesty International, che nel suo ultimo rapportodenuncia il trattamento ricevuto dai migranti in Serbia e Macedonia – oltre che in Ungheria – bacchettando il sistema di immigrazione e di asilo messo in piedi da Bruxelles.
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Il rapporto evidenzia l’esistenza di quello che viene chiamato come un vero e proprio “limbo giuridico” lungo i Balcani, con migranti preda di violenze ed estorsioni da parte delle autorità locali e di bande di criminali. Lo studio, basato su quattro missioni di ricerca effettuate tra Serbia, Macedonia, Ungheria e Grecia tra il luglio 2014 ed il marzo 2015 e su un centinaio di interviste ai migranti, evidenzia come in particolar modo Serbia e Macedonia siano diventate una “valvola di scarico dell’aumentato flusso di migranti e rifugiati che nessuno in UE è disposto a ricevere”, come sottolineato da Gauri Van Gulik, vice direttrice del programma “Europa e Asia Centrale” messo in piedi da Amnesty.
La cosiddetta “rotta dei Balcani” parte dalla frontiera marittima tra Turchia e Grecia e porta i migranti lungo Macedonia e Serbia e quindi sino all’Ungheria. Una rotta ritenuta meno mortale di quella tra la Libia ed il Mediterraneo ma non meno irta di pericoli ed ostacoli. Secondo le cifre diffuse da Amnesty, le persone fermate lungo il confine tra Serbia ed Ungheria sarebbero 60 mila, con un aumento addirittura del 2500% rispetto alle 2 mila circa del 2010, dipingendo una situazione letteralmente fuori controllo. Sono invece 21 mila quelli che hanno intrapreso la rotta balcanica nel 2014, di cui più della metà provenienti dalla Siria.
Secondo le testimonianze raccolte da Amnesty, molti rifugiati sono stati deliberatamente arrestati e rinchiusi a lungo nei centri di accoglienza macedoni. Molti altri denunciano violenze fisiche – calci, schiaffi, pugni e manganellate – mentre altri ancora parlano di sfruttamento economico da parte di chi organizza i viaggi della speranza. Pochissime le domande di asilo accolte, sempre secondo i dati Amnesty riferiti al 2014: 240 in Ungheria, appena 10 in Macedonia ed addirittura uno solo in Serbia. Dati scoraggiati ulteriormente sia dalla lentezza delle procedure che dalla retorica anti-immigrati portata avanti dai rispettivi governi, come nel caso del premier ungherese Orban, intenzionato addirittura a costruire un muro lungo la frontiera con la Serbia per arginare l’immigrazione clandestina.

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