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Michele Serra: la crisi finirà solo con una guerra mondiale?

«Vicende come quella dell’Ilva alimentano un sospetto radicale. Che questa crisi non finirà mai: nel senso che questo sistema produttivo, questa organizzazione del lavoro, questi modelli di consumo hanno concluso la loro parabola ascendente, imboccando la china declinante. Se questo è vero – se, cioè, la crisi è davvero “strutturale” o “di sistema” come dicono in parecchi – chiunque annunci la fine della crisi mente; o si sbaglia; o si sente in dovere di dare conforto». Parola di Michele Serra, che si esprime così, il 28 novembre, su “L’Amaca”, la piccola rubrica quotidiana che tiene su “Repubblica”. Parole chiare, e tanto lontane – per fortuna – dall’ipocrisia che domina la narrazione generalista, le finte analisi della politica, i surreali salotti televisivi.<

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«L’agonia di un sistema – o di una civiltà – fa comunque parte della fisiologia della storia umana», ammette Serra. «La cosa davvero interessante da sapere e da capire, oggi, è dove sono, nel mondo e Italia, i semi della società futura e di una nuova economia; dove e perché nascono nuovi lavori e dunque nuovi posti di lavoro (quelli vecchi sono destinati ad assottigliarsi sempre di più); quali sono le persone e i luoghi che continuano a pensare il futuro e soprattutto ad architettarlo. Se fossi un leader politico – aggiunge lo scrittore – cercherei in tutti i modi di scovare queste energie, organizzarle, metterle in rete». Perché siamo davvero al capolinea, ed è ora di calare il ripario sulle manfrine che lo spettacolo quotidiano dell’informazione tende a proporci, senza mai spiegare veramente niente, perlomeno in prima pagina.

Decrescita, clima impazzito, sovrappopolazione, imperialismi, guerre fredde, manipolazioni e verità di comodo. Trenta o quarant’anni fa, le prime cassandre furono derise, bollate con l’etichetta di catastrofismo. L’emergenza ecologica, le risorse del pianeta in esaurimento, la fine annunciata – per manifesta mancanza di mezzi – di un intero modello di sviluppo. Da Pasolini a Ceronetti, in Italia non ha mai avuto molto ascolto chi ha saputo allungare lo sguardo. Oggi, non c’è organizzazione scientifica mondiale che non parli di un drammatico conto alla rovescia, ormai innescato. Solo la politica è ancora cieca, o riparata dietro un velo di menzogne decrepite. E il media del grande mainstream non fanno che assecondarla, emarginando – ancora e sempre – chi canta fuori dal coro. Raro, su “Repubblica”, un lampo come quello di Serra: «La grande utopia, per la politica di oggi – conclude – è provare a evitare che sia una guerra mondiale a segnare, come è quasi sempre accaduto, il passaggio d’epoca».

Fonte:http://www.libreidee.org/2012/12/michele-serra-la-crisi-finira-solo-con-una-guerra-mondiale/

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