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Luoghi santi e Stati più o meno islamici: un’analisi comparata

Di  Manlio Triggiani
E’ un dato incontrovertibile: la religione ha il suo ruolo nell’ambito della geopolitica, dal punto di vista della mobilitazione delle coscienze, dell’appartenenza e quindi anche come fattore di identità. Il dossario dell’ultimo numero della rivista Eurasia (n. 4, pagg. 223, euro 18; www.eurasia-rivista.org) è dedicato al tema “Luoghi santi e ‘Stato islamico’” ed è composto da due parti: una in cui sono descritti alcuni luoghi santi e l’altra che analizza il concetto di “Stato islamico”.
Nell’editoriale il direttore Claudio Mutti sottolinea, partendo dalle analisi del giurista Carl Schmitt, che “tutti i concetti più pregnanti della moderna dottrina dello Stato sono concetti teologici secolarizzati” (cfr. Teologia politica). Da ciò discende che la geopolitica potrebbe rappresentare la derivazione secolarizzata di concetti teologici legati a una sorta di “geografia sacra”. Mutti si richiama a Guénon per esplicare come, separando da principii superiori le scienze moderne, non si fa altro che privarle del loro senso profondo. Per questo Mutti pone al centro di questo interessante fascicolo di geopolitica il tema dei luoghi sacri, dei centri religiosi, tradizionali, di città sante, insomma di “centri di forze”, per dirla con Evola e Guénon. Non a caso proprio questi luoghi di culto e i monumenti religiosi sono considerati obiettivi da distruggere da parte dei miliziani di Abu Bakr al-Baghdadi che hanno devastato città, moschee sunnite e sciite, pregiate testimonianze dell’arte mesopotamica, chiese cristiane antiche, case di profeti ecc., tutti da loro considerati luoghi di politeismo e apostasia.
Luoghi santi e “Stato Islamico”
Quindi vengono passati in rassegna luoghi sacri come Eleusi a Varanasi (più nota nella dizione inglese Benares), i vari centri spirituali della Russia ortodossa, i luoghi sacri degli Sciti, Urfa, Mecca, Santiago de Compostela. Nell’analisi del concetto di Stato islamico interviene Spartaco Puttini, mentre J.-M. Vernochet e Gilles Munier, docenti universitari ed esperti di geopolitica, affrontano le radici ideologiche e i “misteri” dello Stato islamico dimostrando che si tratta di una realtà estranea, dal punto di vista teologico, all’Islam richiamandosi in realtà all’eterodossia wahabita che da tempo intacca l’Islam sunnita. Sono anche descritti i principali capi dello Stato islamico. Il redattore Enrico Galoppini analizza un problema cruciale: quello della necessità di cambio di mentalità delle forze armate e, soprattutto, di una preparazione in grado di portare la fanteria dei Paesi occidentali a combattere sul campo lo Stato islamico.

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