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Lo spauracchio del populismo



Di Salvatore Santoru


Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, parlando a Torino con con il presidente tedesco Joachim Gauck, ha affermato che “bisogna mettere le popolazioni europee in guardia contro le derive del populismo“, e che “all’integrazione europea dobbiamo 70 anni di crescita”.

Per essere chiari, il pericolo di una forte deriva eccessivamente populistica e/o demagogica c’è ed è anche da non sottovalutare, ma non certo nel modo in cui è trattato sinora dalle classi dirigenti politiche, italiane e europee.

Infatti, bisogna riconoscere che l’ondata populista rappresenta una reazione contro uno status quo che per troppo tempo è stato disfunzionale per gli interessi degli stessi popoli europei, che pian piano si stanno rendendo conto che bisogna invertire rotta se non si vuole proseguire verso la strada del baratro, a cui l’attuale “Europa unita” sta portando.

Un’Unione Europea che è sempre meno democratica o attenta agli interessi dei popoli che pretende di rappresentare, e sempre più basata sul potere oligarchico dei burocrati della Commissione Europea e della cosiddetta troika.

Risulta abbastanza chiaro che la problematica del populismo venga utilizzata in questo caso come un perfetto alibi e uno spauracchio, pur di perpetuare un sistema ormai obsoleto, com’è quello dell’UE.

Invece di rimboccarsi le maniche e aprire le porte a un serio rinnovamento politico, le classi dirigenti europee continuano ad aumentare le distanze dai problemi reali, in questo modo dando spazio libero e legittimità al populismo più spinto.

Populismo, che se “cavalcato” nel nome di un costruttivo progetto di miglioramento della stessa Europa, può indicare la via per un’Europa unita migliore e diversa dall’attuale, ed è questo che ovviamente le già nominate classi dirigenti non capiscono o non vogliono capire, dimostrando di non essere all’altezza di quello che dovrebbe essere il loro compito istituzionale.

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